L’istinto all’autodistruzione si annida in me con la stessa disarmante evidenza con la quale il mare si palesa umido. Già altre volte ho proposto post dai toni tutt’altro che gioviali e simpatici e devo solo alla vostra benevolenza se non abbia ricevuto dei solenni VAFFA. Ora mi accingo a scrivere un pezzo velatamente misogino per un pubblico che è quasi esclusivamente femminile. Sarò scemo? Sì, uno scemo che però crede nel vostro senso dell’umorismo…
I danni che riesce a procurare una donna all’autostima e all’amor proprio del cosiddetto sesso forte sono pressoché incalcolabili. Non voglio fare la vittima, né tanto meno spalancare un universo di banalità, ma è ben evidente a tutti che se il mondo ci palesa ogni giorno indiscutibili incongruenze e bestialità, la principale causa vada ritrovata in quello che è il primo motore dell’agire umano. Certo, non penserete mica che quello che ha mosso l’uomo fin dalle origine del mondo sia il denaro, il progresso, la sfida, la filosofia, la fede e cose di questo tipo, vero?! E’ ovvio che l’uomo non si alzerebbe mai dal giaciglio in cui è disteso ed ha passato una poco riposante nottata se il suo primo pensiero non fosse quello di ammirare la bellezza femminile e, possibilmente, “conquistare i favori” di qualche dolce donzella…Di questo argomento hanno discusso e scritto personalità autorevoli di ogni origine ed epoca ed il ritratto della donna che ne è derivato non sempre è così soave come si immagina! E ciò è chiaro fin dall’origine dell’umanità: la frattura e asportazione di una costola senza anestesia deve essere di per sé un evento piuttosto doloroso ma, se da questa sofferenza ne viene fuori un essere che ti fa incriminare per furto aggravato di materiale ortofrutticolo, con conseguente perdita dei vantaggi dell’esclusivo Parco Eden, allora oltre al danno si unisce la beffa!
E se Giove ha infuso nell’uomo passione e ragione, la Morìa erasmiana ci ricorda che “poiché l’uomo, nato per far fronte agli affari, doveva ricevere in dote un po’ più di ragione” fu necessario “affiancare all’uomo la donna, animale stolto e sciocco”, anche se “deliziosamente spassoso”. E il diletto che ne trae l’uomo “da nient’altro viene se non dalla loro follia”, basti pensare “a tutte le sciocchezze che un uomo dice quando parla con una donna, a tutte le stupidaggini che fa ogni volta che si mette in testa di ottenerne i favori”. E io non costituisco certo l’eccezione, anzi...
Anche quando sono state descritte come angeli venuti in terra “a miracol mostrare”, hanno rappresentato comunque una fonte inesauribile di dolore. Come portava ai più alti termini della beatitudine un semplice e pudico loro saluto e come faceva ripiombare nella più grigia e acuta disperazione ogni cenno di indifferenza! E questo io lo rivivo ogni giorno, perché basta così poco per farmi sognare e altrettanto poco a trafiggermi con la lama gelida dello sconforto… Diceva l’ingiustamente snobbato Mennenio Rufolo, contemporaneo di Cicerone: “Sono belle le parole che mi dici ma importante resta solo quello che fai”, a smascherare la doppia personalità femminile. Anche Lucio Simplicio, intimo di Catullo, ci rammenta come la donna “sia l’essere più incomprensibile e complicato dell’intero globo terracqueo” e “quanta ingratitudine si nasconda dietro il velo garbato di quelle lacrime”. Alfurio maledice la bellezza che le porta a “tiranneggiare sugli stessi tiranni” ed Eriberto da Brigola, nel tardo medioevo, le dipinge della stessa natura dell’Amanita Muscaria, fungo assai attraente ma velenosissimo.

Comunque, al termine di queste troppo lunghe e sconclusionate argomentazioni, a mente fredda mi pare abbastanza ragionevole sintetizzare il mio pensiero, “scimmiottando” un’affermazione che Winston Churchill riservava alla democrazia e che io così adatto: la donna è un’enorme disgrazia per l’umanità…ma è pur sempre la cosa migliore che abbiamo.
a tutte...
venerdì, 21 aprile 2006

Un paradosso che mi ha particolarmente incuriosito negli ultimi anni di università, e che vorrei mi aiutaste a comprendere intimamente, ha a che fare con il gatto di Schrödinger. Per chi è digiuno come me di meccanica quantistica, vorrei precisare che egli (Schrödinger, non il gatto) era un tipo strano che si divertiva a scrivere equazioni illeggibili che hanno stimolato la fantasia e l’istinto omicida di diverse generazioni di studenti. Egli aveva posto dentro uno scatolone il suo gatto Belzebù, insieme ad una fiala di cianuro e ad un dispositivo in grado di emettere un fotone. Se il fotone avesse attraversato uno specchio semitrasparente posto sul percorso, non sarebbe succede niente, mentre se fosse stato riflesso da questo avrebbe azionato un processo di amplificazione che avrebbe portato alla rottura della fiala. Dopo l’emissione del fotone che ne è dunque del povero Belzebù? Ebbene, secondo la meccanica quantistica il gatto non è né vivo né morto. Secondo altre teorie più ragionevoli, il gatto comunque o è vivo o è morto. Secondo la meccanica albolica ad un primo livello il gatto è sicuramente morto, in quanto la prima cosa che farebbe il felino è distruggere specchio semitrasparente ed emettitore di fotoni e ingoiare la fialetta di cianuro in un sol boccone. Ad un secondo livello resta da considerare in che vita si trovi l’animale; essendo notoriamente dotato di 7 vite, le possibilità di salvezza del gatto sono in rapporto di 6 a 1.
Comunque, se fosse vera la teoria quantistica, risulterebbe legittimata completamente l’esistenza di gatti-zombie, morti viventi, affamati ed incazzosi, pronti alla sottomissione della razza umana. Ma questo fa parte del già accennato problema dell’avvento del mondo felino ed aliena completamente da questo contesto. Per cui, l’unico vero paradosso che adesso riesco a focalizzare è l’avere compreso che la cosa che più mi rattrista della mancanza della mia anima gemella è che non so a chi regalare biancheria intima.
martedì, 15 novembre 2005
Oggi era in programma un post formato depression, ma la mia perenne instabilità d’umore mi costringe a optare per un genere demenziale.
Tutto è legato al ricordo di una scoperta che feci alcuni anni or sono e che mi ha cambiato la vita. In un’epoca che crede, mal interpretando la teoria einsteiniana, che tutto sia relativo, io modestamente e senza scomodare lo spazio-tempo ho trovato un punto fermo nell’universo, una verità su cui poggiare tutto il senso dell’esistenza: ho svelato l’annosa questione della nascita dell’uovo e della gallina…
E’ nato prima l’uovo o la gallina?
Le ipotesi scientifiche più recenti, è cosa risaputa, sostengono che la vita nasca da un "brodo primordiale", tramite reazioni chimiche più o meno complesse. Ma da cosa ha origine questo brodo? Partendo dal presupposto che Dio non creò il brodo direttamente, in quanto idea indefinita, vaga e abbastanza pesante, che trova un suo fondamento logico e una completa dignità solo se messa in relazione con i tortellini, rimane un’unica possibilità: il brodo deve essere stato prodotto da una gallina, come vuole la tradizione. E’ nata, dunque, prima la gallina primordiale, da cui è derivato il brodo primordiale, da cui sono nati esseri distributori di uova che di primordiale avevano ben poco.
Per essere il brodo primordiale al punto giusto c’è bisogno che la gallina primordiale non sia nata da un uovo ancor più primordiale, perché sennò si andrebbe a meno infinito, perdendo la primordialità. A ben vedere questa metodologia interpretativa porta alla confutazione di due proverbi: "gallina vecchia fa buon brodo" e "tutto fa brodo". Il primo implicherebbe che la gallina sia stata mantenuta in vita per molto tempo prima del grande sacrificio, oppure che sia nata già vecchia, espressioni entrambe di una scarsa primordialità e di una certa crudeltà da parte del Creatore, che noi non ci sentiamo di avallare (l’unica soluzione per salvare il proverbio potrebbe essere quella di ritenere che il brodo primordiale non fosse buono, in quanto in effetti un brodo da cui nascono animali un po’ di senso lo fa). Il secondo proverbio, si pensa introdotto dalla Knorr, produttrice di dadi, in periodo di carestia, è ontologicamente errato in quanto è appurato che solo la gallina fa il vero brodo! Ma è un privilegio di cui farebbe volentieri a meno…
Partendo da questi presupposti potrei continuare dissertando sull’impossibilità dell’esistenza di altre forme di vita nell’universo ma, avendo a che fare purtroppo con persone intelligenti e colte, penso che rimanderò ad altra occasione e ad altro pubblico…Buona giornata
Post inutile