sono un bambino povero, tanto povero che non ho neanche la Credit Card; posseggo solo la Fidaty Card dell’ESSELUNGA e la Social Card di Tremonti. Confesso che da te, che cavalchi l’alba di questo 2009 (annus fortunatissimus per noi acquario), oggi, al mio risveglio, mi sarei aspettato qualche gradita sorpresa. Invece niente. Come al solito. Eppure il governo aveva promesso aiuti alle fasce più deboli. E io sono debole e tanto povero e, se non lo sono proprio finanziariamente, lo sono sicuramente di parole e di idee e di coccole. Mi aspettavo che questo inizio anno, attraverso te, mi portasse un po’ di dolci o dolcezze, invece niente, stamattina la calza appesa al camino era tristissimamente vuota e moscia e non credo che sia colpa del buco sul pollicione e tanto meno di quello nell’ozono. Avessi almeno lasciato un po’ di carbone avrei potuto accendermi un fuocherello per arrostire un micino randagio o per scaldarmi un poco le mani fredde ed il cuore; invece, la più totale indifferenza e mancanza di considerazione. E’ questo che più fa più male.
Sai, cara vecchina, io non ce l’ho con te; ce l’ho con chi ti aspetta con ansia e si alza la mattina dell’Epifania con le calze traboccanti di cioccolatini nutellosi e caramelle appiccicosicce e cariose. Perché se non fosse per loro, per questa miriade di infanti viziati che piagnucolano per ogni nonnulla, se non fosse per questa doppia miriade di braccia rubate all’agricoltura e alla manovalanza e, in genere, al sano ed educativo sfruttamento minorile, tu semplicemente non esisteresti e io non starei qui a piangere su di una calza bucata che non hai riempito.
Poi c’è l’altro discorso di chi soffre per davvero di problemi seri. Ma io non mi vergogno mica di soffrire per le piccole delusioni della vita; eccheccazzo sono di carne ed ossa anch’io, anzi, attualmente più di carne che di ossa!
E se tu non hai letto la mia lettera d’aiuto che ti ho spedito l’altra sera via poste telepatiche, i casi sono tre: o non sai leggere, o non ci vedi più, o non esisti. Nei primi due casi suggerirei di abdicare in favore di una befana più sana, giovane, aggiornata, in linea con i tempi. Nell’altro caso sarebbe l’ora di smettere di illuderci che su questa terra esista la riconoscenza, la felicità, l’amore che fa sentire le campane o che ci fa vedere “tutti i termini della beatitudine”. Nonono nonono.
Il più grande proposito per il nuovo anno, dunque, sarà quello di essere più cattivo, cinico ed egoista perché, comunque, così non vado bene.
Ritengo che l’abolizione della pena di morte, come sostenuto dalla recente "moratoria" (che, per la mia indole dislessica, diventa spesso "mora-troia", ovviamente senza offesa per le more di tutt’Italia), costituisca un intollerabile passo indietro nella storia sociale dell’umanità. Mi spiego: non voglio sostenere che la pena di morte sia uno strumento di "educazione" generalmente idoneo a risolvere tutti i problemi della sicurezza pubblica; però bisogna prevedere delle eccezioni. Mi riferisco in particolar modo ai dirigenti Trenitalia.
Giuro, mai in tutta la mia vita ho assistito a tali prove di incompetenza, mancanza di professionalità e di senso della logica. Io mi sono fatto un’idea di come possano essere costituiti i concorsi per i posti di dirigente movimento. Si sottopongono fior fior di ingegneroni ad un banale test di intelligenza (tipo quelli con disegnati 3 o 4 ingranaggi, dove si deve dire se alla fine il secchio legato alla fune scende o sale); i raccomandati e coloro che rispondono bene ai quesiti entrano in graduatoria, gli altri vengono assunti a tempo indeterminato, previo corso con trenini LIMA (ma senza scambi).
E i "capo-treno" dove li vogliamo mettere? Il loro ruolo, di fatto ridimensionato dalle moderne tecnologie di automazione, si è ridotto al controllo biglietti e a quello di parafulmine. Il primo dei due non viene quasi più svolto, probabilmente in conseguenza della dilagante criminalità; il secondo non viene ancora accettato con la professionalità del Malaussene di Pennac". E’ l’unica cosa che devono fare eppure qualcuno, invece di abbassare il capo di fronte alle giuste rimostranze dei passeggeri inferociti, si prende a cuore la causa aziendale e, nel migliore dei casi, dice di rivolgersi all’ufficio reclami! Ahahahah! E dove mai esiste un "ufficio reclami" in Trenitalia? E’ vero, in alcune stazioni ci sono ancora le indicazioni che dovrebbero condurre ad un fantomatico "ufficio reclami" ma, seguendole, generalmente ci si ritrova nel parcheggio Taxi o davanti alla porta dei gabinetti (qualora previsti).
L’unica cosa fattibile è farsi consegnare dalla biglietteria un modulo da compilare e imbucare in improbabili cassette ubicate nelle stazioni principali. Inutile dire che non verranno mai letti, se mai venissero raccolti! Ma la cosa più divertente è che in tali moduli non si fa riferimento ad un "reclamo" ma a "consigli per migliorare il servizio". Cioè - fatemi capire – io, che dopo una giornata di lavoro vengo abbandonato per due ore su una carrozza sporca nel bel mezzo della campagna toscana, senza che nessuno si prenda la briga di darmi informazioni sulle cause e le tempistiche del problema, incazzato come un facocero con le emorroidi, dovrei scervellarmi a compilare dettagliatamente un modulo inutile solo per darvi dei "consigli"? Ma sapete cosa vi consiglio? Vi consiglio di andarvene a fare in c*** e anche alla svelta, prima che riesca a trovarvi e a fracassarvi una traversina su quella testa paludosa che vi ritrovate!!!
Se c’è una cosa su cui mi sono sempre trovato a dover combattere, è la curiosissima assurdità di venire sistematicamente e incomprensibilmente sopravvalutato.
Questo già dai tempi delle elementari, con la maestra che ripeteva sempre a mia mamma: “è un bambino intelligente, se si impegnasse di più…” La realtà era che il bambino fingeva di essere intelligente e, se non si impegnava di più, era semplicemente perché non era in grado di farlo!
Così sono passati tra risate e rimpianti gli anni delle medie, delle superiori e dell’università, con quegli esami provati e riprovati e imparati tanto bene che due giorni dopo non ricordavo neanche il concetto più banale! E di tanto studio che mi è restato? La sensazione tragicomica che quello che faccio lo avrei potuto fare tranquillamente senza tanti anni e soldi buttati per una causa persa!
Ma – vi chiederete – chi ti sopravvaluta adesso? Tutti. Faccio qualche esempio: i colleghi di lavoro che credono capisca la chimica, alcuni amici che mi incitano a scrivere attribuendomi chissà quali capacità, la Fede che mi ha definito “intelligente e profondo”, i familiari che credono che abbia le “mani d’oro” e così via, dagli ex compagni di scuola ai parenti più disparati. So che potrebbe sembrare che io scriva questo post per ottenere commenti di elogio ed incoraggiamento: non è così. Anzi, commenti del genere non ne voglio proprio, riservateli a qualcun’altro!
Già perché sono triste e amareggiato: pensate sia facile portare in giro una fama poggiata sul nulla? Credete sia bello fingere di avere una sensibilità sopraffina, solo per non deludere le persone che ti stanno vicino e così ti hanno catalogato? E fingere di sapere ciò che non si sa? E recitare il ruolo del colto o del brillante? E assecondare tutti nella convinzione che non sia soltanto un piccolo uomo, di statura e capacità?
Ma, come per chiunque abbia fondato le proprie glorie su basi fallaci, prima o poi tutti i nodi vengono al pettine e in tale prospettiva temo che a nulla varrà il mio patetico tentativo di rinunciare ai capelli.........(e qui si tornerebbe al post precedente....)
Le amiche (delle tizie) devono farsi i benemeriti 'azzi loro e non andare a intralciare i programmi delle persone per bene!!!
Tanto si sa che l'amica del cuore è un'invenzione da liceali e che "l'amicizia tra due donne è solo la congiura contro una terza"...
Per cui dannato affare vestito di ocra (e, per giunta, alticcio), vedi di metterti tu sai dove quel rottame di scooter che ti ritrovi e evita di offrire passaggi a sproposito! Anzi, crepa!
Cavolo, mi si scusi il turpiloquio ma sono davvero a dir poco a dir-ato. Sono andato pure a farmi footing per divorare il nervoso e ho corso alla velocità dell'alluce fino a quando la fatica ha avuto la meglio sull'odio primitivo. Ma adesso esso sta crescendo di nuovo e mi accorgo che sono ancora 'zzato come unabbbbestia!
Il post che di oggi era un altro, ma ora sarebbe stato fuori luogo; lo tengo in serbo per i prossimi giorni.
La canzoncina del precedente post non è stata inserita perché ritenuta significativa, ma soltanto perché mi faceva tenerezza pensare che, quando ero giovane, ero ancora in grado di provare sentimenti così forti e assoluti. Poi la vita mi ha aspramente forgiato (eheh, che parolone!) ed oggi mi sono quasi convinto che:
L’amore non esiste
Se esiste, è inutile
Se è utile, io non lo so riconoscere, non lo so capire e non lo so manifestare
Non voglio fare mie le considerazioni di un collega secondo il quale l’amore va riportato esclusivamente ad una questione ormonale, chimica (il famoso concetto cartesiano “ COITO ERGO SUM”), giacché la cosa mi pare priva di poesia e tipica di un certo meccanicismo materialistico nel quale non mi rivedo e che, in fondo, non so neanche cosa sia e perché l’abbia tirato in ballo. Purtuttavia nel rapporto uomo-donna ho amaramente constatato che:
non esistono donne single (o almeno quando mi si presentano non lo sono mai…)
generalmente la donna si lamenta che gli uomini sono tutti bastardi, ma poi non trova interessanti i cosiddetti “bravi ragazzi” (di cui, immodestamente, sono il rappresentante più autorevole)
l’amore per la donna è troppo spesso un tentativo di costruirsi una persona a propria immagine e somiglianza
per innamorarsi basta uno sguardo, per continuare ad amare bisogna avere molto…“talento”
A seguito di tali feroci constatazioni qui manifesto la salda e irrevocabile intenzione di NON innamorarmi più.
L’effimero ma convinto ottimismo nel prossimo mio da amare come me stesso, strabordato dalle mie parole di qualche post fa, trova regolare smentita dopo soli 7 giorni e mi ricaccia bruscamente nella più cupa e improduttiva inedia. Ma a ben vedere il problema non sta fuori ma dentro di me. Probabilmente, infatti, mi aspetto troppo dalle persone, pretendendo di essere comunque al centro della loro considerazione quotidiana. Ma chi credo di essere? Perché in fondo siamo fatti così: a volte ci scambiamo parole dolcissime, ma poi ognuno affonda nei propri pensieri quotidiani ed è difficile che qualcuno ti venga a cercare anche se non ha niente di particolare da dire, solo perché gli fa piacere ricordarsi di te... "Ma sei sempre a lagnarti!", direte voi e si sa che lagnarsi è poco virile e non più di moda, soprattutto in periodo di campagna elettorale! E allora, per ripicca, subentra lui, Super Io, il supereroe negativo del mio ego! Super Io è un tipo incredibile ma scontrosissimo, non ha bisogno di nessuno anche perché lui è esistente mentre il resto del mondo potrebbe non esserlo. Non cede il posto alle vecchiette in autobus, non aiuta le ragazze a trasportare pesanti bagagli, non da la precedenza negli incroci. Super Io si fa beffe delle opinioni della gente, si diverte a fare scherzi idioti, è totalmente antidemocratico e non ama parlare. Super Io ha deciso ad esempio, contro la mia volontà, che adesso ho bisogno di una cura disintossicante da blog, valutabile in interi giorni 5 di astinenza da tutte le attività di blogger, ivi compresi i commenti negli altrui post. Non me ne vogliate, non c’è nulla di personale in questo.
Comunque per qualsiasi emergenza potete sempre scrivermi al seguente indirizzo:
Via della Pustola Virulenta, 8
19020 Albolandia (Italia)
o contattarmi al numero 32804636XX, ore pasti (cioè approssimativamente dalle 06 alle 23)
A presto
P.S. Non ironizzate sull’indirizzo di cui sopra; via della Pustola Virulenta è una delle vie più "in" di tutta Albolandia
Oggi non ho niente da scrivere, niente da aggiungere a quanto già detto da me e da altri. Penso che oggi il mondo possa permettersi di andare avanti anche senza il mio parere. D’altronde di pareri, ben più autorevoli del mio, se ne sentono anche troppi. C’è chi ci dice cosa è bene fare, cosa è bene non fare. Qualcuno ha deciso dove sta il male della storia, chi sono i giusti e chi i dannati, i non degni della considerazione umana.
Io no. Io non capisco appieno dove sta il bene, dove il male; non vedo una netta linea di confine, concedo forse troppe attenuanti. Signori affetti da manicheismo acuto perdonatemi ma io sto nella zona grigia. Senza disturbare nessuno, senza accampare pretese. Senza impegno, né considerazione. D’altra parte a uno che si chiama Albolo che credito vorreste dare? A uno che pretende di spiegare che è nata prima la gallina dell’uovo, a uno che non è ancora convinto che la terra non sia piatta, a uno che sogna di inventare sulla carta un mondo strambo in cui fuggire…
Mi inchino, cedo il passo, andate con la vostra sicurezza a giudicare e redimere questo mondo così sbagliato. Io resterò qui, su questa piccola poltrona traballante, ad ammirare i suoi denti così dolcemente imperfetti, mentre sorride, e a inventarmi il mio mondo strambo del quale è la regina.
Se avessi saputo inserire un sottofondo musicale a questo post, avrei messo "L'eterna lotta tra bene e male" di Elio e le Storie Tese. Dato che non lo so fare e non ho voglia di perderci troppo tempo, immaginatevelo!!!
Oggi la mia dose quotidiana di dolore è gentilmente offerta dal mio prossimo, includendo in tale categoria anche voi che mi leggete. Mi sono accorto che è troppo tempo che qualcuno non mi dice “ti voglio bene”, non intendendo con questo un sentimento da innamorati. Ma d’altra parte perché dovrei sentirmelo dire? Da quanto tempo non lo faccio io? Quante sono le persone a cui voglio bene e non lo dico? Quante di queste, pur intuendolo, vorrebbero sentirselo dire esplicitamente? E quante ancora non se lo immaginano nemmeno? Parlo di persone che scarsamente hanno a che fare con la mia vita, che forse sanno a malapena che esisto; può essere una commessa di un negozio, una compagna di viaggio, una ragazza che mi regala un sorriso gratuito, qualcuno conosciuto sul web e mai incontrato realmente…Qualcuno che è transitato solo per un istante nel mio “intorno” ma che io vorrei ringraziare per averlo fatto, perché mi ha donato un sorriso, un’emozione, una piccola gioia insensata ma intensa. O perché è diventato simbolo di qualcosa a cui aspiro. E continuerà a non saperlo, perché in fondo il mio problema è la comunicazione, come mi ha fatto notare giusto ieri il mio capo. Il piccolo albolino che voleva fare Scienza della Comunicazione (e che vi ha rinunciato solo perché non aveva voglia di sostenere l’esame di ammissione, al termine della maturità scientifica) non sa comunicare, questo è il fatto; è un muro (non tanto alto ma duro). Questa è la conclusione. E allora non si può aspettare dagli altri quello che lui non riesce a dare. Non può sentirsi dire “ti voglio bene”. Anche se gli farebbe tanto bene. Anche se lo farebbe sentire un po’ meno inutile, un po’ meno solo. Dottore, è tanto grave?
P.S. Siete ufficialmente esentati da scrivermi nei commenti: " ti voglio bene". Chissà perchè...ma suonerebbe vagamente poco spontaneo. Baci.
Ieri mattina ho pensato seriamente di rassegnare le mie dimissioni. Troppe pressioni psicologiche, troppi NONSIAMOPIÙBUONINEMMENO-AFARELECOSEPIÙSEMPLICI e poi il caffè della macchinetta aziendale fa proprio schifo! Stavamo dunque discutendo "de albolica inutilitate" io, la mia coscienza e Geppo, l’amico immaginario (in vero Geppo è reale, solo che si ostina a ritenersi inanimato), quand’ecco la rivelazione! Non posso rassegnare formali dimissioni, ne’ loro possono licenziarmi per giusta o ingiusta causa. Tutte queste azioni richiedono come presupposto l’essere stati precedentemente assunti (diceva un tale: bisogna credersi amati per considerarsi infedeli…). Eh già, è strana la vita di noi Man In Black! Ma ora vi chiederete che razza di lavoro faccia o, meglio, non ve lo chiederete ma ve lo dico lo stesso. Per chi fosse digiuno di materiali polimerici, garantisco che la plastica che si scioglie in acqua esiste. Ricordate lo spot di alcuni anni fa, dove un obeso boy scout distruggeva il film che conteneva la carta igienica, facendoci sopra pipì? Ebbene, la faccio anch’io (non la pipì, nemmeno la carta igienica, intendevo la confezione). Tale materiale, basato sull’alcol polivinilico ha un mercato di nicchia ma le applicazioni sono svariate. Tuttavia restano pur sempre applicazioni comuni e scontate e questa mancanza di fantasia contribuisce a deprimere il mio animo e a far crescere la mia irritazione cosmica e forse anche il buco nell’ozono, da cui discendono poi tutti i mali dell’universo compreso Silvio e il Mortadella. Io pensavo di inventarmi nuove applicazioni e possibilmente brevettarle a puro scopo di lucro. Per ora me ne è venuta una soltanto: i profilattici idrosolubili. Tale applicazione, specificamente rivolta al pubblico femminile, consentirebbe alle signorine di "imprigionare" per tutta la vita il restio ometto, mettendolo innanzi ad un obbligo paterno e consentirebbe alle di cui sopra di non dover ricorrere a squallidi artifici come manomettere tutti i distributori automatici di profilattici del quartiere (gli uomini non vanno volentieri in farmacia, soprattutto se cercano il modello ritardante per lui, stimolante per lei).
Che ve ne pare? Sono ben accette altre proposte da brevettare.
Dopo il mio ultimo post sono stato accusato di avere un blog eccessivamente depresso. Io ne prendo atto ma mi appello alla fraterna comprensione dell’eventuale lettore, adducendo a mia discolpa due argomenti: la natura del blogger medio e il mio perenne stato confusionale.
Per il primo argomento va detto che il blogger medio possiede alcune caratteristiche fra le quali essere un logorroico e produttivo grafomane, essere tendenzialmente comunistoide, utilizzare almeno 5 volte per post il sostantivo “depressione” e aggettivi ad esso associati. Non potendomi del tutto rivedere nelle prime due caratteristiche, considerandomi un ermetico servo del potere dotato di totale incapacità e volontà di azzardare giudizi e considerazioni, per rientrare nella categoria devo forzatamente entrare in relazione con l’abusata parola in questione.
E qui entra in gioco il secondo argomento: il mio umore totalmente altalenante e discontinuo. Io nel giro di pochi minuti posso trasformarmi da persona gioiosa e di compagnia a mesto e solitario visitatore degli abissi più sconfinati della mia mente, con totale estraniazione dal contesto in cui mi trovo. Lo so bene: è un principio di follia.
Ricordo che già a 15 anni, nel mio primo ed ultimo romanzo breve “Il ritorno di Heidi” (versione vietata ai minori di anni 14) si poteva notare un continuo alternarsi di situazioni erotico-demenzial-grottesche e lacrimevolmente tragiche, nella stessa pagina…
Quella che mi è stata rinfacciata come incoerenza, dunque, altro non è che la mia natura (meschina, invero) ed è giusto che il blog la rispecchi. Perché d’altra parte tutte le cose che vedo attorno a me hanno contemporaneamente il sapore dolce del buono e amaro dell’inesorabile, gioia dell’essere e manifestazione della propria fine. Divoro con gusto un gelato pistacchio-rosticciana e già piango per la di lui fine. E per il prezzo (sono pur sempre ligure!).