Ognuno ha una missione particolare nel mondo. Alcuni si sentono investiti della missione di fare grande un Paese, altri di salvare milioni di vite umane da qualche strana, feroce malattia, altri ancora si battono per salvare l’ambiente dalle follie suicide tipicamente umane. Altri ancora si buttano a capofitto in qualche semi-impossibile e audacissima impresa. Questi sono i grandi uomini. Io, che sono una persona mediocre e di basso profilo (oltre che statura) mi sento investito esclusivamente della missione di divulgare lo spezzino affinché, in un futuro più o meno remoto, esso possa diventare l’idioma con cui si esprimerà il mondo intiero. A ben vedere non è un’utopia ma neanche un gioco da ragazzi, considerando il fatto che io lo spezzino non lo so. Però mi sto impegnando seriamente a recuperare le radici che mi legano a questa terra maltrattata dai suoi stessi figli. E propongo qui la mia prima lezione a vostro uso e consumo. Chi sarà il primo a tradurre correttamente la seguente frase?
Come in ogni concorso serio è fatto assoluto divieto di:
- copiare dai commenti precedenti
- cercare aiuti in internet
- chiedere sostegno al vostro prozio ligure che non sentite da anni (e che comunque, essendo ligure, vi riattaccherà il telefono in faccia)
- introdurre cellulari con fotocamera nelle cabine elettorali.
Il premio consiste in una settimana di villeggiatura tutto incluso in una dei più noti angoli della riviera. Partecipate numerosi.
http://www.giovaneholden.it/premio-letterario.html
Qui potrete trovare qualche racconto da stampare e leggere sotto l'ombrellone (o sopra, se vi piace di più...)

Buon eritema solare a tutti!
Aprirò questa mia nuova rubrica a puntate con una necessaria premessa. Molti di voi certamente si chiederanno perché io indaghi con tanto entusiasmo il mondo delle commesse e quasi altrettanti senz’altro non riusciranno a spiegarsi perché non venga ricambiato da esso mondo con pari entusiasmo. La seconda delle due questioni trova spiegazione nel fatto che io, per amor di scienza, sperimento per gli altri tutte le situazioni che una giovin signora che gestisce un esercizio commerciale troverebbe sgradevoli o comunque fuori luogo; ed è proprio questo l’argomento della presente rubrica didascalica. La prima domanda è invece più complessa ed ha a che fare con il particolare fascino che acquistano ai miei occhi tutte le commessine, cassiere, bariste, insomma tutte coloro che hanno a che fare col mondo del commercio. Voglio escludere dalla categoria soltanto coloro che fanno commercio dei propri corpi ma non giammai perché escluda a priori di poter provare sentimenti positivi per coloro che esercitano quella professione che, a detta di tutti, si può reputare come il mestiere più antico del mondo, ma soltanto perché non ho mai avuto occasione di parlare con alcun rappresentante di questa categoria. So bene che tale affermazione, se seguo il ragionamento di un mio collega, non esclude affatto la possibilità di aver usufruito delle di loro prestazioni (fuor di metafora: costui sostiene che non v’è bisogno di un consistente dialogo per consumare l’amore a pagamento) ma sono certo che il mio lettore lo vorrà escludere in nome della completa fiducia che oramai ci lega.
Comunque proverei ad azzardare che il fascino della commessa è legato a quell’aurea dorata di buone maniere, di dolcezza e di sorrisi (anche simulati) che le avvolge per dovere professionale (almeno al di fuori del territorio spezzino). Ed inoltre ritengo abbia a che fare con la pretesa (vera o falsa che sia) che una negoziante, al contrario della donna in carriera o laureata, non sfoderi ambizioni tese a stravolgere il destino del mondo o quantomeno ad innalzare la superbia e l’amor proprio al di sopra della specie umana ed, in particolar modo, del partner…ma resti legata a quella semplicità che la faccia vivere in pace con se stessa e con gli altri, con quel poco che la vita le regala.

Ed ecco che per una siffatta donna il maschietto medio (e mediocre) non avrebbe problemi a spendere un po’ di più, magari in articoli completamente inutili. Già, perché la vendita non è limitata esclusivamente all’oggetto in quanto tale ma anche ad un servizio. E tale servizio è far godere al cliente quel po’ di gentilezza, garbo e bella presenza che la vita al di fuori di questo mondo familiare gli nega. La commessa rappresenta la plusvalenza dell’oggetto che vende. Nelle prossime puntate prenderò in esame, ad una ad una, le varie categorie commerciali e, per ognuna di esse, vi dirò cosa fare per ottenere un sicuro insuccesso. Ricordo che ogni situazione è stata personalmente testata: la figuraccia non è probabile, è GARANTITA!
P.S. Il file audio ("Il giorno del mio compleanno", Marta sui Tubi), da ascoltare saltando i primi 40 sec, non ha niente a che fare con il post, serve solo a ricordare che oggi è il 13 febbraio...

