la vita è una questione di naso (oltreché di culo).
E' vita respirare l'odore della terra bagnata mentre comincia a piovere,
affondare il viso tra le foglie di basilico, inspirare forte forte tra i filari di pomodori.
E' vita sentirsi dentro i polmoni lo scricchiolio della neve, l'erba tagliata di fresco,
la brezza leggera di una notte di maggio.
E assaporare il profumo della pelle di una donna.
Qualcuno obietterà che la vita è "fare". Può darsi.
Ma io preferisco restare qui, come un botolo sonnacchioso,
ad annusare la vita che viaggia nel vento.
(e poi fanculo, eh...)

Una giornata più orribile di quella di ieri non si ricordava perlomeno dal lontano 6 agosto 1945. Sarà stata la pioggia fitta fitta, caduta incessantemente dal mattino fino a sera inoltrata, o gli inutili ingombri della mente, o quelle lasagne in versione dietetica che ti illudono e deludono paurosamente…E il ticchettio della pioggia sui vetri che mi scorre addosso come il tempo che piove sempre più in fondo…
Non è mostrandosi sensibili e innamorati che si conquista il cuore di una fanciulla. Ne prendo atto con disappunto, appuntandomi (appunto) alcune note sugli errori da non ripetere in futuro:
- Se una donna cambia il proprio atteggiamento nei tuoi confronti, anche nel solo giro di due ore, NON insistere nel chiedere la causa dei suoi malumori; potresti innescare strane reazioni di indisposizione mestruale che la potrebbero condurre nel trinceramento più totale, sempreché non decida di azzannarti
- Se una donna reagisce con freddezza ai tuoi impacciati complimenti…NON è modestia o timidezza
- Se una donna non risponde più ai tuoi messaggi è un VAFFANCULO e “un vaffanculo è per sempre”, come il diamante e, come il diamante, dannatamente duro
- Non perdere tempo a torturarti in intricatissime capriole della mente per cercare di capire cosa hai sbagliato nei suoi confronti; non hai sbagliato niente. Sei tu che sei sbagliato per lei
Così mi accingo come cane che si lecca le ferite ad affrontare il mondo col mio solito sorriso da pagliaccio stampato sul viso, per succhiare qualche residua goccia di buonumore dagli occhi altrui.
E rimango qui, a bagnarmi ancora un po’ e il tram di mezzanotte se ne va…

Non è vero che non esistono le donne ideali. Esistono eccome. Ce ne sono almeno tante quante sono le volte nelle quali crediamo di essere innamorati. Poi iniziamo a scontrarci con la realtà e la donna ideale piano piano si dissolve. Non necessariamente anche l’amore. Quello magari si trasforma ma non è detto che svanisca, altrimenti non ci sarebbe speranza alcuna.
Ricordo un simpatico siparietto. Io e la mia ex, pochi mesi prima del definitivo rompete le righe.
Lei mi dice, delusa: “E’ proprio vero che l’uomo ideale non esiste; tu ne sei l’esempio!”
Al ché io rispondo: “Invece la donna ideale esiste. E tu NON ne sei l’esempio…”
Dato che ella sapeva bene a chi io mi riferissi, non mandò giù in modo indolore quella risposta e, da lì a poco, ebbe modo di dimostrarlo. Ma non era colpa mia che, non sarò certo stato il miglior compagno che si potesse desiderare (ma che comunque sono sempre stato fedele e quasi sincero)…se l’altra mi pareva incarnasse così bene quell’ideale di dolcezza che (insieme al senso dell’umorismo) ho sempre sognato quale caratteristica peculiare in una donzella che tanto gentile e tanto onesta paresse (oltre naturalmente all’essere bassina e pienotta).
E’ che le donne sono così: non ti perdonano niente! Si ricordano ogni dettaglio, segnano ogni parola sul libro nero, in attesa del momento propizio per farti pagare ogni cosa con gli interessi! Tutte uguali sono: calcolatrici e vendicative! Tutte tranne, naturalmente, la donna ideale. Ella non farebbe mai una cosa simile. Ella è capace di perdonare persino una tua risposta un po’ sgarbata o una domenica trascorsa allo stadio!
Se esista o non esista la donna ideale non è, in fin dei conti, un problema che ci interessi realmente. Quello che ci interessa è avere abbastanza fantasia per crearcela ogni volta ne abbiamo bisogno. Quindi non vi stupirete se anche questa volta sono quasi sicuro di averla individuata...

Ha un nome e un cognome la più bella sorpresa del 2008. La più luminosa; e tale rimarrà, anche se ci sono tutti i presupposti affinché si concretizzi come la più grande delusione del 2009. Non importa; del 2008 è stata veramente la più bella sorpresa, anche se esplosa sul finire, quasi acchiappata per i capelli. Ha un nome e un cognome, come tutti, e non ha importanza che voi vi chiediate quale esso sia, perché per me è un’immagine, una pennellata di colore, uno sbuffo di giallo in un riquadro microscopico, una mano fredda fredda, più della mia, sotto lo sguardo cieco di un sole pallido.
Credevo non ne fosse più capace e invece vive ancora. Dico sul serio; non lo sentivo più parlare, non lo sentivo correre da chissà quanto tempo, se non negli sforzi inopportuni o negli incubi più strani. E, invece, sentiste come galoppa in queste sere, nelle estenuanti rincorse al dio del sonno, nei mille rigiri tormentosi del corpo, ostinato ad inseguire i miei pensieri!
Come se tutto quello che è il passato non fosse ad un tratto più esistito, come se la scorza dura dell’esperienza si fosse all’improvviso lacerata.
Delle cose che mi ripropongo di fare in quest’anno che ha appena aperto gli occhi, una è sopravvivere, un’altra è continuare a sorriderti, le restanti hanno ben poco senso.
Solo otto giorni fa, a quest’ora, ero sdraiato su una spiaggia (ligure, non tropicale) e stavo per immergermi tranquillamente in un mare finalmente limpido. E ieri ho visto automobili cariche di neve…
Solo poco più di un mese fa giocherellavo svogliatamente all’interno della mia fabbrichetta di plastica (di plastica non l’edificio; quello era di purissimo eternit). Ora passo il tempo su internet…
Quando ho iniziato le elementari, usava essere invitati alla “Festa del Remigino”, manifestazione ludico-teatrale dedicata a tutti i bambini del primo anno. Tra l’altro l’organizzatore era un mio parente, per cui non potevo esimermi dal parteciparvi. E ovviamente fui intervistato dalla TV locale di turno, con mio grande dispiacere. Vi propongo uno stralcio di quell’intervista, perché ritengo possa essere in qualche modo edificante.
Questa intervista andò comunque in onda su Tele Liguria Sud, in prima serata. All’epoca l’alternativa era una schermata a strisce multicolore con la scritta “Le trasmissioni riprenderanno domani alle ore 12”. In effetti che la schermata fosse multicolore era una mia ipotesi, dato che la TV era in bianco e nero.
Avevo risposto così perché ero burbero e timido, non cattivo. Avrei potuto rispondere che ero stato rapito dai miei nonni e coercizzato in quel luogo tenebroso (sempre che il verbo “coercizzare” esista) ma, d’altra parte, perché ferirli? Loro ci tenevano così tanto…
Adesso i miei nonni, poveretti, non ci sono più, pace all’anima loro. Proprio ora che avrei tante cose da chiederegli... Io invece ci sono ancora e non riesco a stare dietro al cambiamento delle cose. Cosicchè mi riscopro spesso lo stesso identico bambino di allora, in un'anima pelata.
Qui, poco sopra il 44° parallelo, oggi piove.
Cade la pioggia e non lava questi cornicioni neri, merlati di piccioni,
non lava la mia auto inespressiva, sporca di troppo datato sporco,
Abbiamo provato, è vero, a mettere detersivi nelle nuvole e un po’ di acidità dentro ogni goccia.
Ne abbiamo ricavato solamente malumori ittici e di Illustri monumentati dalla Storia.
Dovrei essere in grado, lo so bene, di fingermi al di sopra del mantello che (forse) un Papa antecedente sta sciando.
Ma piove e non si lava la mia auto rassegnata, i cornicioni dorici e cinerei, la gente scura e un’anima che resta refrattaria.
Non capisco la ritrosia di certi uomini nell’ammettere di fare uso di Viagra. Io non ho nessun problema a dirlo: assumo una pastiglia blu tutti i santi giorni, a colazione, subito dopo la crostata alle prugne. Non ho rapporti sessuali con esseri umani più o meno dagli anni dell'asilo ma, quando la mattina entro in ufficio, faccio un figurone!
Questo dovrebbe bastare a rendermi felice e invece no, non mi accontento mai, voglio sempre di più. Questa ingordigia, questa scontentezza di fondo che mi permea e non mi permette di godermi serenamente i piccoli piaceri della vita mi ha portato alla soglia dell’analisi. Dico “alla soglia” perché, non appena ho visto il tariffario nello studio dello psicoterapeuta, ho girato i tacchi (a spillo) e me ne sono andato, contento di tornare a crogiolarmi nella mia scontentezza. Sono fatto così io: mi lancio con decisione nelle cose, salvo tirarmi indietro quando le devo iniziare davvero. Forse è paura. O forse sono semplicemente un po’ troppo ligure.
Ieri mi sono fermato per quasi un’ora a guardare la pioggia che cadeva tra castagni ricciuti e spinose acacie. Tra le tante cose inutili che mi piace fare, una è guardare la pioggia. Un’altra, ad esempio, è vivere. Mi piace vivere anche se a volte non l’ho pensato, anche se a volte ho detto il contrario. Mi piace vivere soprattutto quando scrivo e sento che con le parole riesco a mimare e rendermi conto del senso della vita, che è logico, è lineare , è chiarissimo.
Sabrina ha messo porte giallo canarino, nella sua nuova casa, quella vicino a piazza dei culi. Io mica glielo ho detto che fanno cagare, mi sono limitato a sorridere come un ebete, anche perché spesso è preferibile una piccola bugia di una grande verità, limpida ed inutile. Le porte gialle le avrei viste bene per gli uffici della mia azienda; anzi, non gialle, meglio arancioni. L’arancione è antidepressivo. La mia azienda no. Noi, come azienda intendo, siamo tutti un po’ tra il depresso e l’incredulo. Ma tanto, per fortuna, domani falliamo.
Buonanotte



