venerdì, 02 febbraio 2007

QUORUM

La sesta prova del blog-game Quorum la potete trovare QUI

Baciotti a tutti quanti!

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categoria: quorum
giovedì, 11 gennaio 2007

 
PIO II
Tragedia domestica in tre atti tratta da un episodio di vita reale
(La rappresentazione si svolge su un palco rotante, nel quale sono montate le scenografie di due stanze di una modesta abitazione)
 
ATTO PRIMO
Albolo, Sabronide, Coro
(Salotto di una dimora piccolo borghese. Un paio di brutti quadri alle pareti, una libreria, un divano, un piccolo tavolo al centro della stanza. Sulla parete destra la porta che conduce alla sala da pranzo. Dalla parte opposta si ode un vociare di bambini in avvicinamento. Silenzio, si inizia!)
 
 
ALBOLO
Vieni, o fida sorella: fugge ora appena il rilucente Elios e tempo non è di prolungare più oltre i garruli giuochi. Vieni meco, ti condurrò nel loco ove potrai nettare i tuoi fanciulli sudori e abbeverarti con salvifica acqua cristallina e scaricare le eventuali e naturali deiezioni, figlie di ciò di cui ti nutri. Non temere: nessuno aprirà la sacra porta se accortezza avrai di saggiamente rigirare la provvida chiavetta!
 
SABRONIDE
Teco vengo, nobile fratello ch’ignora ch’io sappia a cosa serva un cesso! Ma pria accondiscendi a questo mio desio: oramai è già trascorso un quarto di una luna da quando donammo ospitalità al piccolo nostro amico, in occasione della festa del santissimo patrono. Egli ancor non è stato nomato sicché io temo possa andare incontro a folli crisi di identità! Aiutami, ti prego, ad egli un nome attribuire, sicché possa essere idoneamente appellato!
 
ALBOLO
O notte di tregenda che porta a scomodare gli stanchi miei neuroni per un sì gravoso onere! Non posso, credimi, assolvere a questo compito, ch’è troppo vasto per le mie esili forze!
 
SABRONIDE
Ti supplico fratello, compagno di mille avventure, che un tuo diniego farebbe me morire! Considera poscia il fatto che il tuo amato Geppo l’orsacchiotto trovasi attualmente nascosto in loco solo a me noto…
 
ALBOLO
Amata sorella, frutto di un malaugurato errore genitore, aiuterotti…cogitiamo insieme…Ma ecco! O sommo gaudio! Ho trovato! Dunque, come si nomava il primo nostro amico pennuto, perito di mal oscuro pochi dì or sono? PIO, mi pare. Orbene, codesto pennuto sarà PIO II!
 
SABRONIDE
O geniale fratello, che sempre sia lodata la papale e sconfinata tua fantasia! Or mi recherò alla toeletta più sollevata e gaia!
 
CORO
Tranquilla e placida pare la fanciulla,
Siccome infante che riposa in una culla,
Ma la vita osserva, come per dileggio,
che non v’è mai vera fine al peggio!
 
 
ATTO SECONDO
Albolo, Madre Premurosa, Pio II, Coro
(Il palco girevole porta la scena nella sala da pranzo. Un tavolo massiccio, apparecchiato per la cena. Un antiquato televisore che trasmette immagini in bianco e nero. Sullo sfondo si intravedono le cucine. Sulla parete di sinistra la porta che conduce all’ingresso. Da essa entra Albolo.)
 
ALBOLO
Madre, madre!
 
MADRE PREMUROSA
Cosa diavolo hai combinato Albolo, che ne è di tua sorella?
 
ALBOLO
Madre, foste Voi a concepire una sorella sofferente di stipsi. Dove altro volete che ella sia se non a sforzare le sue giovani membra? Ma non di questo sono venuto a parlarvi: il nostro pulcino, l’ultimo sopravvissuto ai capricci di una natura matrigna e arrogante, ha oggi un nome! Si chiamerà Pio II!
 
MADRE PREMUROSA
Ah, bella idea! E allora vediamo di dare una bella pulita ai sui lussuosi appartamenti, in quanto egli mangia come un pulcino ma defeca come tutto quanto il Vaticano e la corte d’Avignone!
 
ALBOLO
(accucciandosi verso una cesta ovattata nel quale è accovacciato un giallo pulcino)
Pulcino adorato, da oggi e per sempre tu vivrai tra queste mura con il nome di Pio II. Sarai lo svago dopo le mie fatiche, la gioia che sconfigge le mie tristezze, compagno fedele del mio farmi uomo!
 
PIO II
(senza essere da altri compreso)
O stranissimo genitore implume, assai grato ti sono per questo gesto di incommensurabile amore che hai dimostrato battezzandomi con il nome di un pontefice del ‘400. Sebbene ritenga che il nome di un defunto mi potrebbe portare sfiga, ti voglio ripagare del bene che mi vuoi…e lo farò seguendoti sempre in ogni tuo movimento e stando a fianco a te nelle gioie e nelle difficoltà, finché morte non mi separi!
 
ALBOLO
Madre premurosa, il Vostro desio sarà per me dovere ma concedete che pria mi rechi a cambiar d’abito, in modo da non lordare codesti vestimenti immacolati…
 
MADRE PREMUROSA
Va pure figliuolo, ma rammenta di chiudere dietro di te la porta, in modo che PIO II non si disponga a seguirti!
 
CORO
Stai attento, dolce e candido Albolino
Ché assai piccolo e sgusciante è il pulcino.
Chiudi ogni porta, accosta le vetrate:
non commeter le tue solite stronzate!
 
(Albolo esce, seguito dal pulcino)
 
 
ATTO GROSSO
Albolo, Pio II, Coro
(Il palco gira e si ritorna nel vano di ingresso. Albolo chiude la porta, non avvedendosi che il pulcino è entrato)
 
PIO II
(senza essere da altri compreso)
Aspettami, o grande madre chioccia! Fa che io possa raggiungerti e camminare sotto la tua ombra, siccome il nostro istinto prevede!
 
CORO
(più forte)
Albolo, stai attento a quel che fai:
potresti non scordarlo proprio mai!!!
 
ALBOLO
(tra sé, sbadigliando)
Mi dirigo nelle mie stanze…
 
CORO
(ancor più forte)
Albolo, sei più duro di una noce:
abbiamo ormai perduto anche la voce!
 
(Albolo compie un passo e …)
 
CORO
Nooooooo!!!
 
ALBOLO
(guardandosi il piede sporco di sangue)
Noooooo!!!
 
PIO II
(ridotto a sottiletta sanguinolenta)
O pesantissima mia chioccia, perché mi hai fatto questo? Non ho forse sempre tentato di allietare i tuoi giorni tristi? Non mi sono forse mostrato sempre affettuoso e avido di carezze? Non ti ho sempre seguito e guardato come un dio? E quante volte ho aspettato solo che quel dio mi guardasse e mi donasse un po’ di considerazione? E ora, come un dio maligno, mi dai un’orribile morte, tremenda punizione per un male che io non ho commesso. Vedi, ogni particella di vita, che volentieri avrei speso ancora e solamente per te, adesso si diparte da quel che resta del mio corpo; i miei occhi si socchiudono, mentre ancora ti guardano, come a chiedere perdono di una colpa che non riesco a comprendere ma che necessariamente c’è, perché, come ogni madre, non è possibile che tu sia cattivo…
 
ALBOLO
(piangendo)
Oh, lasso! Tu non sai quanto il peso del mio stesso passo adesso mi opprima e mi spenga ogni ardore di vita, tanto che anch’io vorrei morire teco! Ma non guardarmi con quegli occhi tristi, che ancora chiedono un ultimo atto di amore e di perdono. Tu non hai colpe. Solo io le ho. Solo io che ho tradito le speranze di chi mi amava e viveva per me. E a ciò non v’è rimedio. L’unica medicina agognata sarà l’oblio o una precocissima follia…
 
CORO
(mestamente, a voce bassa)
Il fato più crudele in questa vita
è causa esser della dipartita
di chi ti ama. E, per punizione,
Agli inferi cadrai in un girone
Nel quale sarai oppresso – è il contrappasso -
Da un pollo di tre metri…bello grasso.
Albolo consegna la prova ad Autori & Giurati di Quorum
 
P.S. A causa dell'elevata drammaticità dell'episodio che, come ho scritto nel mio profilo (colonna a sinistra), è stato causa di tutti i miei  disagi psicologici seguenti...ogni accenno alla risata risulta quantomeno fuori luogo...
 
 
 
 
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categoria: quorum
venerdì, 15 dicembre 2006




“Ispettore, so chi ha compiuto il delitto e con quale arma; vuole sapere anche che stanza è stata teatro del crimine?…E una fettina di culo non ce la mettiamo? Troppo facile così! Fate presto voi Ispettori… “Aspettori”, direi io. Aspettate, aspettate sempre che qualcuno vi tiri fuori le castagne dal fuoco. Aspettate che arrivi il Detective Provetto di turno…(Aristide Maria Provetto - permetta che mi presenti - diplomato con il massimo dei voti all’Accademia delle Belle Indagini di Pechino e titolare dell’omonima agenzia investigativa, ecco il mio biglietto da visita…).
Va bene, la posso aiutare. Fortunatamente conosco la storia di Mister Q., i suoi affari, i suoi svaghi; era da un po’ che lo tenevo d’occhio per questioni di cuore. Poco fa sono riuscito a dare una rapida occhiata a questa villa e ho sfogliato anche il suo primo rapporto, Ispettore…Mi permette? Stronzate! Stronzate, tutte, dalla prima all’ultima frase, punteggiatura compresa! Iniziamo dai principali indiziati. Secondo voi Mrs Daisi, quella simpatica e pimpante anziana signora con sangue d’oltreoceano, potrebbe essere stata l’autrice dell’orrendo delitto solo perché il signor Q. aveva da poco rifiutato di sposare la sua amata primogenita…Sì, ammetto che ha una logica...che però è banale. Certo, in quanto a banalità non supera assolutamente il sospetto che ricade pesantemente su Lady Giada, la presunta omicida di Venezia, che la polizia non è riuscita mai ad incastrare (ricorda, un anno fa, l’orrendo delitto all’arma bianca portato a termine con freddezza glaciale e professionalità sconcertante?). Senza dubbio sarebbe il colpevole perfetto…ma purtroppo non lo è. Come dice? Il colonnello Sw4n, l’anziano reduce dell’Armata Rossa in odore di KGB? N o, lasci stare il polonio, va di moda ma non c’entra: non è morte da avvelenamento. Mi dispiace contraddirla ma non è stata nemmeno Miss Lixia, l’avvenente e gelosissima amante del sig. Q. La gelosia è una gran brutta bestia ma è pur sempre una bestia: non uccide con intelligenza. Il professor Andrew ha un alibi di ferro che a voi è sfuggito: si trova alle isole Cayman da oltre un mese e pare ci stia anche di molto bene…Per quanto riguarda il Dottor Ge, che dire? Sì, è vero, è un tipo un po’ bizzarro, eccentrico se volete…però non avrebbe mai ucciso un uomo…almeno non senza avergli estirpato il cervello e averlo riposto in formalina sul suo caminetto. E, a casa del Dottor Ge, il caminetto non c’è. Venga, le faccio strada. L’ingresso spalanca il salone principale in tutto il suo splendore, uno splendore polveroso ma pur sempre splendore. Di là ci sono le cucine, ampie, luminose, di qua invece la zona notte: la matrimoniale, la stanza del figlio e quella per gli ospiti (rari e poco graditi). Il bagno, non glielo sto neanche a dire, è in fondo a destra, vicino alle scale. Al piano superiore altre stanze e una bellissima terrazza già predisposta a rampa di lancio, nell’ipotesi di possedere un razzo (meglio essere sempre previdenti). Nel seminterrato ci sono altri locali vagamente bizzarri: la cripta, il rettilario e una stanza che i nipotastri hanno adottato quale palestra per quei mostri diseducativi di origine nipponica…Pokemon, li chiamano. Questi strani gusti orientali ormai purtroppo pervadono il nostro pianeta …ma, del resto, Mister Q. mostrava di gradirli assai. Ma la stanza che preferisco è senz’altro quello che io chiamerei “ il negozio di souvenir”, un locale utilizzato per parcheggiare gli inutili soprammobili regalati da molesti amici e parenti al ritorno dalle ferie; un piccolo museo dell’orrore straripante di quelle che un tale avrebbe definito “le buone cose di pessimo gusto” e che io priverei dell’aggettivo “buone”. Ok, la casa l’ha vista, se è interessato può contattare la mia agenzia, la “Provetto Immobiliare”.
Ma passiamo ai fatti. Mr Q. è stato trovato esanime nel salone principale e il fatto che fosse con mani e piedi legati tenderebbe, ad un primo sommario esame, ad escludere l’ipotesi del suicidio. Lei mi insegna che i morti non camminano (per di più con i piedi legati), per cui quella è la stanza del delitto! Attorno a lui, disposti a cerchio, sei oggetti, all’apparenza scelti a caso: un telefono cordless, un manoscritto di Umberto Saba, due violini, un pugnale elfico della Mondial Casa, un blocco di tofu e una ciocca di capelli unti di Gianluca Grignani. Ma cosa hanno in comune tutti questi oggetti, signor Ispettore? Ma naturale: sono strumenti di tortura! Ecco come si sono svolti i fatti, secondo la mia medesima stessa interpretazione, che poi è l’unica che conta: Mister Q. torna a casa dopo una giornata di intenso lavoro. Trova la porta socchiusa e una luce proveniente dal salone. Si avvicina prudentemente, senza emettere il minimo rumore (escludendo i suoi problemi cronici di meteorismo), si accosta alla parete…e, all’improvviso, QUALCUNO lo afferra da dietro facendolo sobbalzare! CHI è, si chiederà lei? Ma semplice: è Miss Penny, l’affascinante vicina di casa, segretamente innamorata di Mister Q! Si è introdotta nella villa furtivamente e, pensando di fare una cosa a lui gradita, reca seco un bel pezzo di tofu che la nonna le aveva regalato in occasione della prima comunione. L’uomo, alla vista del tofu, al quale è notoriamente allergico, prende a male parole la sventurata che, ferita nell’orgoglio, risponde per le rime. Ne nasce un diverbio che si protrae fino a notte fonda, quando Mister Q, per ripicca, minaccia di ritirarsi in camera. “Ah, sì? “ fa Miss Penny, “ti ritiri tu? Allora mi ritiro anch’io!” Qui nasce un alterco su chi abbia maggior diritto di ritirarsi. Dato che le donne vogliono sempre avere l’ultima parola, Mrs Penny inizia a torturare il malcapitato con i sei oggetti prima menzionati ma egli, essendo uomo di tempra invidiabile, resiste con grande compostezza. Quand’ecco la ragazza ha un colpo di genio: sfodera dalla sua giacca “Made in Italy”, l’ultimo CD di Gigi d’Alessio! Alla sola vista di cotanto esempio della teoria darwiniana dell'involuzione, gli occhi di Mr Q. si riempiono di terrore e una rarissima forma di pellagra fulminante gli smorza ogni respiro, per sempre. Questo è quanto, signor Ispettore, domani le farò avere la mia parcella.
Un’ultima cosa…non vuole sapere il vero nome di Mister Q.? Ebbene, glielo dico io…per l’anagrafe lui era…il signor Zen, Pandi Zen!”



Albolo consegna con vergogna inaudita la prova ad Autori & Giurati di QUORUM

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categoria: quorum
domenica, 03 dicembre 2006
Liberamente ispirato alla poesia "E lasciatemi divertire" di Aldo Palazzeschi



Siamo qui riuniti per decidere se l’imputato Aldo Giurlani,
nato a Firenze il 2 febbraio 1885, si sia macchiato
del gravissimo reato di dissacrazione letteraria.
Egli è accusato di aver proditoriamente tentato
di ridicolizzare il nobile istituto della poesia italiana,
che da generazioni e generazioni, sfidando i secoli e le avverse
fortune, si è conquistata un posto di primo piano nel panorama
culturale mondiale. E’ altresì accusato di aver offeso il comune
senso del dolore, del rispetto e della decenza, proferendo
versi imbarazzanti, insensati e puerili, senza costrutto alcuno
e nel solo intento evidente di strappare volgari risate
ad un pubblico da bettola. Essendo superfluo dare la parola all’accusa,
in virtù dell’evidenza dei fatti, lascio intervenire la difesa
(
pregandola di essere assai breve e rassegnata, come si conviene
in questi casi disperati…)

Vostro Onore, il mio assistito, nell’ovvia impossibilità di
partecipare al dibattimento, mi ha chiesto di farvi riflettere
attentamente sul senso dell’essere poeta. Chi può dirsi poeta?
Forse chi sa mettere in rima baciata o alternata verbi all’infinito?
Chi si intestardisce in un gioco di ricercatezze e cesellature fini a se stesse?
O chi tratta temi nobili come l’amore sublime e sfortunato?
O chi, per contro, affronta i problemi più duri e scottanti
dell’epoca presente, spronando la società ad una pronta riscossa?
Io vi chiedo: chi è il poeta? Quale è la sua funzione?

Avvocato, se pensa di confonderci con questi cavilli si
sbaglia di grosso! Motivo per cui le tolgo la parola e
la passo al testimone della pubblica accusa. Signorina, giura
di dire tutta la verità, nient’altro che la verità?
Alzi la mano destra e dica “lo giuro”

Lo giuro, Vostro Onore…Dunque, io avevo un fratello.
Alcuni anni fa si ammalò. Tisi, fu il verdetto.
Lo vidi spegnersi a colpi di tosse che gli prosciugavano
l’anima e gli facevano sputare ogni residuo di forza vitale.
Chiuse gli occhi fra le mie braccia. Fu orribile.
Le palpebre gli si abbassarono che ancora mi guardava,
come per chiedermi “perché proprio a me?”…
Perché è la vita, la vita che ci inganna, la vita che ci consuma.
Lo persi per sempre, fra le grida disperate di una madre
impazzita e mai più resuscitata. E allora, Vostro Onore,
stimati Giurati, potete capire tutti che male possa fare
sentire parole (parole?) come clof, clop, cloch,
cloffete, cloppete, clocchete, chchch

dedicate, forse a spregio, ad una fontana,
un anonimo tubo arrugginito e sporco,
come fosse una persona malata. Ma dico io:
questo “poeta” è scemo o cosa?

Mi oppongo, Vostro Onore! La graziosa
signorina qui presente scorda di...

Avvocato Albolo, torni al suo posto!

Se non le dispiace mi opporrei
anche a questo, Vostro Onore…

Torni al suo posto, le ripeto. Tra l’altro la signorina
potrebbe essere sua figlia!

Potrebbe, ma non è...

Comunque chiederei di introdurre
il mio teste...

Concesso. Lei giura eccetera eccetera
finchè morte non vi…eccetera eccetera…
Alzi la mano destra e dica…

A noi!

Abbassi la mano destra immediatamente.
Portate via il teste dall’aula!
Continui Lei, avvocato, forse è meglio!

Eheheh..ehm, dicevo…possiamo noi forse accusare un uomo,
soltanto perché si burla della vita? Solo perché è “disimpegnato”?
Vostro Onore, bisogna abituarsi a ridere di tutto quello di cui
abitualmente si piange! Della morte, per esempio.
E’ questo il grande messaggio che ci lascia il mio assistito!
Ricordo perfettamente una notizia che ho letto chissà dove.
Diceva: “Amilcare Rossi, a cui era stato pronosticato un mese
di vita a causa di un male incurabile, smentì clamorosamente i medici,
morendo in soli sette giorni, di cirrosi!”
Questo a me fa ridere. Come mi fa ridere il necrologio
“Silvio Bianchi, inventore di una dieta a base di nitroglicerina,
è morto ieri in un incidente stradale.
Lascia moglie, due figli e un cratere di due metri di diametro
nel luogo in cui è stato cremato!”
Anche questo mi fa ridere, come mi fa ridere il grottesco
che si nasconde dietro la storia del mondo, le piccolezze umane,
le falsità, le bugie, le omissioni passate per verità storiche.
Mi fa ridere sentire parlare del famoso suicidio Matteotti del 1924,
le battute politicamente e socialmente scorrette.
Basta dare il giusto peso alle cose, basta che sia chiaro che il nostro
è solo un gioco, basta non prendersi troppo sul serio.
Cosa che purtroppo facciamo così raramente!
Vostro Onore, stimatissimi Giurati, le uniche armi che abbiamo
per opporci agli scherzi maligni della vita sono solo l’AMORE e l’IRONIA.
Senza di questi la vita ci travolgerebbe inevitabilmente
con le sue leggi spietate, con il suo apparente materialismo.
E poi che cos’è questa storia dell’impegno civile e morale.
Vedete, io, anche se non sono poeta, non sono scrittore, non sono
niente (anzi, confesso, non sono nemmeno avvocato), se avessi
dovuto comporre una canzone, una poesia, una storia nel bel mezzo
di una rivolta sociale, avrei parlato di amore, o del cielo limpido primaverile, o dell’aggrovigliarsi dell’acqua di un ruscello di montagna,
o di cocomeri, o di frutta secca.
Un poeta può anche essere semplicemente
un “trasmettitore” di sensazioni, non per questo deve essere snobbato.
Io sono sicuro che avete compreso quello che vi ho detto e le ragioni
del mio assistito; lo leggo nei vostri occhi.
L’uomo ha troppo bisogno di piangere e di ridere e,
siccome è di gran lunga più facile strappare una lacrima che una risata sincera…
lunga vita ai rarissimi saltimbanchi dell’anima!
Vostro Onore, ho terminato.

Mhhh…questa Corte, considerate attentamente le parole
della difesa, delibera che l’imputato sia…
condannato a morte (peraltro già avvenuta),
per eccesso di irriverenza e mancanza di serietà.
Delibera altresì l’immediata condanna del sedicente avvocato Albolo,
con il divieto assoluto di accostarsi in maniera attiva a
qualsiasi forma letteraria dilettantistica, ivi compresi i blog-game,
per interi anni tre; questo per la sua inettitudine,
per essersi rivestito di un ruolo che non gli compete,
aver molestato la teste e
annoiato noi tutti per tante, troppe e inutili righe.
L’udienza è tolta!

Albolo consegna mestamente la prova alla giuria di QUORUM
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lunedì, 20 novembre 2006
 
Terapia di gruppo
Lo so che avete tutti le vostre disgrazie, vi ho ascoltato attentamente (???): tu sei colpito da insonnia cronica (chi non lo sarebbe se ogni sera invece delle pecore contasse gli orgasmi delle coppiette che si appartano nel parco), tu sei stato lasciato dalla prima e dalla seconda moglie (pensi di continuare ancora?), tu sei affetto da rara forma di fame nervosa (sei obeso, rassegnati), tu hai perso un figlio, tu sei stata violentata a quindici anni (chi può avere avuto tanto coraggio?), tu vivi perennemente in un passato perduto, lui è insoddisfatto, lei è portoricana, tu non riesci a rassegnarti all’idea di invecchiare e voi…dovete ancora parlare (maledizione!)
Ognuno di voi, nel suo piccolo, ritiene di avere sofferto più degli altri, come se si potesse stilare una classifica del dolore. Che ne sapete voi del dolore altrui? Non potete averlo provato…Tutti, per esempio, mi ritengono fortunato: famiglia agiata, nessun lutto, lavoro buono. Io mi drogo. O, meglio, lo facevo; mi hanno raccattato in un vicolo tempo fa, ero più morto che vivo… Hanno sostituito la molecola di Ahmed "il boia", con quella dell’occhialuto dott. Imberciadori, quel simpaticone che quando confessai di avere una doppia personalità mi disse: "Adesso, con calma, ne parliamo tutti e quattro assieme!". Fluoxetina, la chiamano. Nome dolcissimo, nome di donna, nome di fiore. Viola era la mia ragazza. Era. Ma non è il caso di rattristarsi con questi particolari. Io non sono triste. Voi siete tristi. La tristezza è un sentimento che consuma, un sentimento straziante. Un sentimento, comunque. E fin che hai la capacità di provare sentimenti, di emozionarti, vuole dire che sei vivo. Quello di cui io vi parlo è invece proprio il nulla, l’angoscia, l’assenza di sentimento. Essere soli con se stessi e non essere altro che un vuoto immenso, profondo, un abisso terrificante, un rincorrersi inutile di parole. E sentirsi fuori dalla realtà, muovendosi come un automa, senza provare niente se non la paura della propria fragilità e di se stessi. E in tutto questo, per assurdo, riconoscere la bellezza del creato ma non poterne prendere parte, non poterne godere; scorgerlo dalla finestra, tra le sbarre della prigione, tra le pieghe dell’ incubo…
Tu, che sei stato lasciato dalla moglie, tu che hai perso il lavoro, tu che sei stato violentato da cinque nordafricani giganteschi e incazzati…voi conoscete la causa del vostro dolore, voi potete affrontarla, rimuoverla, ricominciare. Io no. Io ho la consapevolezza di non poter far niente per uscirne; il mio è un nemico invisibile e spietato, contro il quale non ho armi, se non le bombe gialle, i nomi di fiore, i nomi di donna
Ma stasera, per fortuna, sto troppo bene o fingo, o semplicemente sono troppo drogato per farvelo capire. Tanto poco vi importa di farlo. Sarete già troppo immersi nel vostro legittimo egoismo che è così simile al mio; sarete già troppo persi nei vostri dolori, per ascoltare i miei. Ora tocca nuovamente a voi, parlatemi delle vostre disgrazie, ognuna enormemente più devastante delle altre e soprattutto della mia. Parlate ancora, per stasera voglio essere altruista, per stasera ho deciso di volervi ascoltare. A proposito, sapete indicarmi dov’è il bagno?
 
 
Albolo per QUORUM, il blog game di www.stellerubate.com
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categoria: quorum
sabato, 18 novembre 2006
Comunico a tutti i graditissimi lettori di questo circolo che Albolo partecipa al blog-game QUORUM
In tale periodo (che suppongo assai breve, data l'elevata probabilità di uscire al primo turno) si potranno verificare diradamenti nelle visite sui Vs blog e la comparsa su queste pagine di racconti strampalati e assurdi.
Si invita il pubblico alla massima comprensione
postato da: albolo alle ore 15:10 | Permalink | commenti (5)
categoria: quorum