

“Ispettore, so chi ha compiuto il delitto e con quale arma; vuole sapere anche che stanza è stata teatro del crimine?…E una fettina di culo non ce la mettiamo? Troppo facile così! Fate presto voi Ispettori… “Aspettori”, direi io. Aspettate, aspettate sempre che qualcuno vi tiri fuori le castagne dal fuoco. Aspettate che arrivi il Detective Provetto di turno…(Aristide Maria Provetto - permetta che mi presenti - diplomato con il massimo dei voti all’Accademia delle Belle Indagini di Pechino e titolare dell’omonima agenzia investigativa, ecco il mio biglietto da visita…).
Va bene, la posso aiutare. Fortunatamente conosco la storia di Mister Q., i suoi affari, i suoi svaghi; era da un po’ che lo tenevo d’occhio per questioni di cuore. Poco fa sono riuscito a dare una rapida occhiata a questa villa e ho sfogliato anche il suo primo rapporto, Ispettore…Mi permette? Stronzate! Stronzate, tutte, dalla prima all’ultima frase, punteggiatura compresa! Iniziamo dai principali indiziati. Secondo voi Mrs Daisi, quella simpatica e pimpante anziana signora con sangue d’oltreoceano, potrebbe essere stata l’autrice dell’orrendo delitto solo perché il signor Q. aveva da poco rifiutato di sposare la sua amata primogenita…Sì, ammetto che ha una logica...che però è banale. Certo, in quanto a banalità non supera assolutamente il sospetto che ricade pesantemente su Lady Giada, la presunta omicida di Venezia, che la polizia non è riuscita mai ad incastrare (ricorda, un anno fa, l’orrendo delitto all’arma bianca portato a termine con freddezza glaciale e professionalità sconcertante?). Senza dubbio sarebbe il colpevole perfetto…ma purtroppo non lo è. Come dice? Il colonnello Sw4n, l’anziano reduce dell’Armata Rossa in odore di KGB? N o, lasci stare il polonio, va di moda ma non c’entra: non è morte da avvelenamento. Mi dispiace contraddirla ma non è stata nemmeno Miss Lixia, l’avvenente e gelosissima amante del sig. Q. La gelosia è una gran brutta bestia ma è pur sempre una bestia: non uccide con intelligenza. Il professor Andrew ha un alibi di ferro che a voi è sfuggito: si trova alle isole Cayman da oltre un mese e pare ci stia anche di molto bene…Per quanto riguarda il Dottor Ge, che dire? Sì, è vero, è un tipo un po’ bizzarro, eccentrico se volete…però non avrebbe mai ucciso un uomo…almeno non senza avergli estirpato il cervello e averlo riposto in formalina sul suo caminetto. E, a casa del Dottor Ge, il caminetto non c’è. Venga, le faccio strada. L’ingresso spalanca il salone principale in tutto il suo splendore, uno splendore polveroso ma pur sempre splendore. Di là ci sono le cucine, ampie, luminose, di qua invece la zona notte: la matrimoniale, la stanza del figlio e quella per gli ospiti (rari e poco graditi). Il bagno, non glielo sto neanche a dire, è in fondo a destra, vicino alle scale. Al piano superiore altre stanze e una bellissima terrazza già predisposta a rampa di lancio, nell’ipotesi di possedere un razzo (meglio essere sempre previdenti). Nel seminterrato ci sono altri locali vagamente bizzarri: la cripta, il rettilario e una stanza che i nipotastri hanno adottato quale palestra per quei mostri diseducativi di origine nipponica…Pokemon, li chiamano. Questi strani gusti orientali ormai purtroppo pervadono il nostro pianeta …ma, del resto, Mister Q. mostrava di gradirli assai. Ma la stanza che preferisco è senz’altro quello che io chiamerei “ il negozio di souvenir”, un locale utilizzato per parcheggiare gli inutili soprammobili regalati da molesti amici e parenti al ritorno dalle ferie; un piccolo museo dell’orrore straripante di quelle che un tale avrebbe definito “le buone cose di pessimo gusto” e che io priverei dell’aggettivo “buone”. Ok, la casa l’ha vista, se è interessato può contattare la mia agenzia, la “Provetto Immobiliare”.
Ma passiamo ai fatti. Mr Q. è stato trovato esanime nel salone principale e il fatto che fosse con mani e piedi legati tenderebbe, ad un primo sommario esame, ad escludere l’ipotesi del suicidio. Lei mi insegna che i morti non camminano (per di più con i piedi legati), per cui quella è la stanza del delitto! Attorno a lui, disposti a cerchio, sei oggetti, all’apparenza scelti a caso: un telefono cordless, un manoscritto di Umberto Saba, due violini, un pugnale elfico della Mondial Casa, un blocco di tofu e una ciocca di capelli unti di Gianluca Grignani. Ma cosa hanno in comune tutti questi oggetti, signor Ispettore? Ma naturale: sono strumenti di tortura! Ecco come si sono svolti i fatti, secondo la mia medesima stessa interpretazione, che poi è l’unica che conta: Mister Q. torna a casa dopo una giornata di intenso lavoro. Trova la porta socchiusa e una luce proveniente dal salone. Si avvicina prudentemente, senza emettere il minimo rumore (escludendo i suoi problemi cronici di meteorismo), si accosta alla parete…e, all’improvviso, QUALCUNO lo afferra da dietro facendolo sobbalzare! CHI è, si chiederà lei? Ma semplice: è Miss Penny, l’affascinante vicina di casa, segretamente innamorata di Mister Q! Si è introdotta nella villa furtivamente e, pensando di fare una cosa a lui gradita, reca seco un bel pezzo di tofu che la nonna le aveva regalato in occasione della prima comunione. L’uomo, alla vista del tofu, al quale è notoriamente allergico, prende a male parole la sventurata che, ferita nell’orgoglio, risponde per le rime. Ne nasce un diverbio che si protrae fino a notte fonda, quando Mister Q, per ripicca, minaccia di ritirarsi in camera. “Ah, sì? “ fa Miss Penny, “ti ritiri tu? Allora mi ritiro anch’io!” Qui nasce un alterco su chi abbia maggior diritto di ritirarsi. Dato che le donne vogliono sempre avere l’ultima parola, Mrs Penny inizia a torturare il malcapitato con i sei oggetti prima menzionati ma egli, essendo uomo di tempra invidiabile, resiste con grande compostezza. Quand’ecco la ragazza ha un colpo di genio: sfodera dalla sua giacca “Made in Italy”, l’ultimo CD di Gigi d’Alessio! Alla sola vista di cotanto esempio della teoria darwiniana dell'involuzione, gli occhi di Mr Q. si riempiono di terrore e una rarissima forma di pellagra fulminante gli smorza ogni respiro, per sempre. Questo è quanto, signor Ispettore, domani le farò avere la mia parcella.
Un’ultima cosa…non vuole sapere il vero nome di Mister Q.? Ebbene, glielo dico io…per l’anagrafe lui era…il signor Zen, Pandi Zen!”


Siamo qui riuniti per decidere se l’imputato Aldo Giurlani,
nato a Firenze il 2 febbraio 1885, si sia macchiato
del gravissimo reato di dissacrazione letteraria.
Egli è accusato di aver proditoriamente tentato
di ridicolizzare il nobile istituto della poesia italiana,
che da generazioni e generazioni, sfidando i secoli e le avverse
fortune, si è conquistata un posto di primo piano nel panorama
culturale mondiale. E’ altresì accusato di aver offeso il comune
senso del dolore, del rispetto e della decenza, proferendo
versi imbarazzanti, insensati e puerili, senza costrutto alcuno
e nel solo intento evidente di strappare volgari risate
ad un pubblico da bettola. Essendo superfluo dare la parola all’accusa,
in virtù dell’evidenza dei fatti, lascio intervenire la difesa
(pregandola di essere assai breve e rassegnata, come si conviene
in questi casi disperati…)
Vostro Onore, il mio assistito, nell’ovvia impossibilità di
partecipare al dibattimento, mi ha chiesto di farvi riflettere
attentamente sul senso dell’essere poeta. Chi può dirsi poeta?
Forse chi sa mettere in rima baciata o alternata verbi all’infinito?
Chi si intestardisce in un gioco di ricercatezze e cesellature fini a se stesse?
O chi tratta temi nobili come l’amore sublime e sfortunato?
O chi, per contro, affronta i problemi più duri e scottanti
dell’epoca presente, spronando la società ad una pronta riscossa?
Io vi chiedo: chi è il poeta? Quale è la sua funzione?
Avvocato, se pensa di confonderci con questi cavilli si
sbaglia di grosso! Motivo per cui le tolgo la parola e
la passo al testimone della pubblica accusa. Signorina, giura
di dire tutta la verità, nient’altro che la verità?
Alzi la mano destra e dica “lo giuro”
Alcuni anni fa si ammalò. Tisi, fu il verdetto.
Lo vidi spegnersi a colpi di tosse che gli prosciugavano
l’anima e gli facevano sputare ogni residuo di forza vitale.
Chiuse gli occhi fra le mie braccia. Fu orribile.
Le palpebre gli si abbassarono che ancora mi guardava,
come per chiedermi “perché proprio a me?”…
Perché è la vita, la vita che ci inganna, la vita che ci consuma.
Lo persi per sempre, fra le grida disperate di una madre
impazzita e mai più resuscitata. E allora, Vostro Onore,
stimati Giurati, potete capire tutti che male possa fare
sentire parole (parole?) come clof, clop, cloch,
cloffete, cloppete, clocchete, chchch…
dedicate, forse a spregio, ad una fontana,
un anonimo tubo arrugginito e sporco,
come fosse una persona malata. Ma dico io:
questo “poeta” è scemo o cosa?
Mi oppongo, Vostro Onore! La graziosa
signorina qui presente scorda di...
Avvocato Albolo, torni al suo posto!
Se non le dispiace mi opporrei
anche a questo, Vostro Onore…
potrebbe essere sua figlia!
Potrebbe, ma non è...
il mio teste...
finchè morte non vi…eccetera eccetera…
Alzi la mano destra e dica…
Portate via il teste dall’aula!
Continui Lei, avvocato, forse è meglio!
soltanto perché si burla della vita? Solo perché è “disimpegnato”?
Vostro Onore, bisogna abituarsi a ridere di tutto quello di cui
abitualmente si piange! Della morte, per esempio.
E’ questo il grande messaggio che ci lascia il mio assistito!
Ricordo perfettamente una notizia che ho letto chissà dove.
Diceva: “Amilcare Rossi, a cui era stato pronosticato un mese
di vita a causa di un male incurabile, smentì clamorosamente i medici,
morendo in soli sette giorni, di cirrosi!”
Questo a me fa ridere. Come mi fa ridere il necrologio
“Silvio Bianchi, inventore di una dieta a base di nitroglicerina,
è morto ieri in un incidente stradale.
Lascia moglie, due figli e un cratere di due metri di diametro
nel luogo in cui è stato cremato!”
Anche questo mi fa ridere, come mi fa ridere il grottesco
che si nasconde dietro la storia del mondo, le piccolezze umane,
le falsità, le bugie, le omissioni passate per verità storiche.
Mi fa ridere sentire parlare del famoso suicidio Matteotti del 1924,
le battute politicamente e socialmente scorrette.
Basta dare il giusto peso alle cose, basta che sia chiaro che il nostro
è solo un gioco, basta non prendersi troppo sul serio.
Cosa che purtroppo facciamo così raramente!
Vostro Onore, stimatissimi Giurati, le uniche armi che abbiamo
per opporci agli scherzi maligni della vita sono solo l’AMORE e l’IRONIA.
Senza di questi la vita ci travolgerebbe inevitabilmente
con le sue leggi spietate, con il suo apparente materialismo.
E poi che cos’è questa storia dell’impegno civile e morale.
Vedete, io, anche se non sono poeta, non sono scrittore, non sono
niente (anzi, confesso, non sono nemmeno avvocato), se avessi
dovuto comporre una canzone, una poesia, una storia nel bel mezzo
di una rivolta sociale, avrei parlato di amore, o del cielo limpido primaverile, o dell’aggrovigliarsi dell’acqua di un ruscello di montagna,
o di cocomeri, o di frutta secca.
Un poeta può anche essere semplicemente
un “trasmettitore” di sensazioni, non per questo deve essere snobbato.
Io sono sicuro che avete compreso quello che vi ho detto e le ragioni
del mio assistito; lo leggo nei vostri occhi.
L’uomo ha troppo bisogno di piangere e di ridere e,
siccome è di gran lunga più facile strappare una lacrima che una risata sincera…
lunga vita ai rarissimi saltimbanchi dell’anima!
Vostro Onore, ho terminato.
della difesa, delibera che l’imputato sia…
condannato a morte (peraltro già avvenuta),
per eccesso di irriverenza e mancanza di serietà.
Delibera altresì l’immediata condanna del sedicente avvocato Albolo,
con il divieto assoluto di accostarsi in maniera attiva a
qualsiasi forma letteraria dilettantistica, ivi compresi i blog-game,
per interi anni tre; questo per la sua inettitudine,
per essersi rivestito di un ruolo che non gli compete,
aver molestato la teste e
annoiato noi tutti per tante, troppe e inutili righe.
L’udienza è tolta!
Terapia di gruppo

In tale periodo (che suppongo assai breve, data l'elevata probabilità di uscire al primo turno) si potranno verificare diradamenti nelle visite sui Vs blog e la comparsa su queste pagine di racconti strampalati e assurdi.
Si invita il pubblico alla massima comprensione

