QUI non c'è:
- il mio mare
- la mia bagnina
- i miei amici
- le passeggiate serali
- la sacrosanta libertà di non fare niente
Insomma sono in preda alla più terribile crisi da rientro al lavoro dell'ultimo millennio. Aggiungasi smodata crisi di astinenza da spiaggia (e visione bagnina). Pregasi lasciare commenti di conforto....sig...sob...

Questo post è in differita, nel senso che è stato scritto alcuni giorni fa, ispirato dalla III prova del reality Le Stelle 2, con tema “quella volta che hai pensato di non potercela fare”, o qualcosa del genere. Questa accozzaglia di parole non doveva essere postata, poi l'incoraggiamento di una persona di fiducia mi ha convinto. Lo scrivo in piccolo affinché sia meno visibile e di conseguenza meno letto.
Sconsigliato agli spensierati, ai depressi, agli ipersensibili e, in genere, alla specie umana. Vivamente consigliato a chi ha problemi di stipsi.
“Lo vedi che siamo diversi,
tu sei di quel mondo che vive ogni giorno,
io esisto soltanto in un’ombra
che vaga tra i vivi con occhi sbarrati.
Cammino per strade, stranito,
scontrando persone ma senza voltarmi
e ogni urto non può farmi male più del mio passato
che torna a tormentarmi…”
Mi giravano e rimbombavano nella testa le parole di questa estemporanea canzonetta, aggrappata ad un motivetto strascicato, lagnoso, uno di quei motivi che sarebbe sparito con la stessa velocità con la quale si era presentato. Il giorno nel quale ho pensato di non potercela fare era tutto racchiuso in questa canzone, in queste parole, in questa sonnolenza…Mi risvegliai che era un pomeriggio di dicembre, e c’era il sole basso e pallido dei pomeriggi di dicembre, tanta gente intorno a me, gente che passava, che correva, gente che viveva. Io ero solo, il giorno che credevo di non potercela fare, ero solo con me stesso e me stesso non era altro che un vuoto immenso, profondo, un abisso terrificante, un rincorrersi di parole. La primavera brillava ed esplodeva intorno e c’era un sole caldo che faceva venire voglia di piangere. E pensare come avrei dovuto essere felice o almeno sereno, in un giorno così…Ed era proprio quello che mi faceva più male: riconoscere la bellezza del creato e non poterne prendere parte, non poterne godere, scorgerlo dalla finestra, tra le sbarre della mia prigione, tra le pieghe del mio incubo. E avere paura, paura di tutto quello che mi circondava, paura della fragilità dell’uomo, della sua vulnerabilità e soprattutto paura di me stesso. E in tutto questo la consapevolezza di non poter far niente per uscirne, non potendo lottare contro un nemico invisibile e spietato, contro il quale non avevo armi. Tremavo, quel giorno, e la nausea invadeva i miei sensi ed ero senza fiato. E, ora che respiro, mi sento come un equilibrista che passeggia sorridendo su un filo di seta, e con le mani fa roteare mille palline rosse e vuole giocare con tutto ciò che c’è, ridere di tutto quello che esiste, salvo ricordarsi a tratti che è pur sempre in bilico su un filo di seta, a cento metri di altezza dal suolo.
Il giorno che pensavo di non potercela fare sono stati troppi giorni, troppe notti. Troppe le sere in cui non ho desiderato altro che addormentarmi immediatamente, troppe le mattine in cui la luce violenta del sole mi ha risvegliato e riportato al quotidiano fastidio.
E a volte sento persone che vorrebbero rivivere la propria giovinezza. Ma se veramente avessero avuto un giorno in cui hanno pensato di non potercela fare, seriamente, se fosse stata anche una sola ora in una vita intera, allora la paura, l’angoscia nel pensare di riviverla tal quale, senza poter cambiare qualcosa, li indurrebbe a opposte considerazioni. Se un giorno incontrassi una fata (si trovano anche nei blog) che mi potesse riportare indietro nel tempo, io le sorriderei e le direi “no, grazie fatina, lasciami in questo giorno, io continuo la mia strada”.
Voi mi direte che è bello vivere e ancor più lo sarebbe il rivivere, che vedere sbocciare il sorriso negli occhi di una ragazza di cui siamo innamorati può ripagarci di tutta una vita di sofferenze.
Lo so, probabilmente è così. Probabilmente avete ragione voi anche questa volta. Lo so, però…vaffanculo!
P.S. Non chiedetemi spiegazioni. Non chiedetemi se ho raccontato qualcosa di mio o solo pezzi di pura fantasia. Io non ho mai capito se quello che dico in ogni occasione, lo dica seriamente o solo per prendermi in giro. Forse in tutto quello che scrivo c’è gioco ed esperienza vissuta, celia e convinzione. Forse. Io quale sia la verità non l’ho ancora compreso. Se ci riuscite voi, fatemelo sapere. Sempre che la cosa vi interessi. Sempre che non abbiate niente di meglio da fare.

E così, ridendo (poco) e scherzando (ancora meno) è arrivato lo stanco novembre… Non che mi voglia lamentare, questo mese non mi ha fatto proprio niente di male. E poi è un periodo pieno di feste: i Santi, le forze armate, persino il compleanno di una mia vecchia zia di quarto o quinto grado, che non vedo da anni…E non voglio essere banale, né discriminarlo, soprattutto in questi tempi che basta pensarsi eterofili per essere tacciati di razzismo!
La verità è che oggi è un giorno NO. Oggi detesto sentire parlare le persone, i bambini che scherzano mi infastidiscono, mi urtano il sistema nervoso. E attorno a me cosa vedo? Alti palazzoni grigi che graffiano il cielo, capannoni luridi che bestemmiano nuvole di fumo, un traffico indisponente e vorticoso e gente gente gente che si accalca che spinge e che parla parla parla, quante cazzate riescono a dire in un solo secondo? E parla e urla e ride e io voglio solo silenzio, voglio che i miei timpani godano del benefico silenzio, che esplodano per il troppo silenzio! Voglio avere la possibilità di non reagire, di lasciarmi passare tutto sopra "come una cosa posata in un angolo e dimenticata". Mi scuserete se oggi sono così negativo, solo per oggi, lo prometto. In questo momento le mie parole sono quelle di Carducci, poeta un po’ stucchevole ma ingiustamente declassato
"…Io credo che solo, che eterno,
che per tutto nel mondo è novembre.
Meglio a chi 'l senso smarrì de l'essere,
meglio quest'ombra, questa caligine:
io voglio io voglio adagiarmi
in un tedio che duri infinito."
che per tutto nel mondo è novembre.
Meglio a chi 'l senso smarrì de l'essere,
meglio quest'ombra, questa caligine:
io voglio io voglio adagiarmi
in un tedio che duri infinito."
O almeno fino a domani.

