T: "Sono dell'obitorio di S. C'è lavoro per noi?"
A: "Spero di no, ma abbiamo scortato una ragazza al Pronto Soccorso, in gravi condizioni..."
T: "Ma al Pronto Soccorso di L. o di S.?"
A: "Di L."
T: "Ah, per fortuna! Benissimo! Buona serata!"
A: "..."
- l'estate
- l'età
- la cattiva digestione
- il nuovo lavoro
- il mare
- il caldo
- la fretta
- l'influenza suina
- l'immigrazione clandestina
- l'influsso di Giove
- la domanda di ripescaggio dello Spezia in Seconda Divisione
- la pigrizia
- la maledizione di Tutankhamon
- allucinogeni
- incontro con alieni
- impepata di cozze prima di coricarmi
- massiccia dose di Guttalax
- ritornare bambino
- rinascere
- essere nominato Presidente del Consiglio
- defungermi
Hola!

Chiedo venia per la latitanza. Conscio, d’altra parte, che “se io latito, latito, mica faccio un illecito” … mi accingo a raccontarvi i motivi di questa mia prolungata assenza. “Racconta! Presto, facci sapere!” starete pensando voi, con un’espressione inebetita tra il curioso e l’impaziente. Ebbene, sono qui per questo. Allora, in preda ad una crisi da disoccupazione, ho deciso di affrontare il temibilissimo concorso per Ausiliario del Traffico, quello – per intenderci – che vi fa le multarelle se parcheggiate in divieto di sosta. Sono stati giorni di intenso studio, con relativo colpo di sonno quotidiano sulle pagine di un tomo alto ben più di 5 cm. Alla fine, martedì pomeriggio mi presento nella sede prescelta nelle seguenti condizioni: in ritardo di circa 15 minuti, a mezze maniche e in stato evidentemente digestivo (con ciò non intendo dire che emettessi ripetuti suoni gutturali ma semplicemente che avevo l’occhio spento per tipico abbiocco post-pranzo). Insomma le domande erano una più difficile dell’altra, soprattutto quella concernente l’abitante delle isole Vanuatu, in vacanza nel Golfo dei Poeti con tanto di Fiat Duna presa a noleggio a Casalpusterlengo e intenzionato a non pagare immediatamente il giusto tributo per un divieto di sosta non rispettato. Devo dire che sono uscito dalla sede d’esame, un antiquata scuola elementare di stampo visibilmente fascista, con la depressione e la consapevolezza di quello che ha sbagliato tutto nella vita….e invece SORPRESA! Pare sia riuscito ad accedere all'ambitissima graduatoria! Quindi sappiatelo: se vi capita di passare da queste parti durante i mesi estivi...non vi lamentate se un serissimo e devoto difensore dell'ordine civico vi avrà lasciato un ricordino cartaceo sotto il tergicristallo. E comunque quello non sarò certo io...



Nonostante l’inutile interpretazione di Scamarcio, alla fine il film scorre via veloce e piacevole, se si tralascia qualche ingenuità e leggerezza di troppo. Così lo stereotipo dell’italiano medio viene confermato e lo spettatore può uscire dal cinema con l’assoluzione in tasca.
Il mio scetticismo iniziale, basato essenzialmente sulla presenza di Scamarcio e quella di Verdone, per il quale non stravedo, si scioglie in qualche sorriso facile e in una sensazione di evasione che porta a superare il trapasso tra un gennaio che se ne fugge senza portarsi con sé nemmeno uno dei miei 5 Kg di troppo e il febbraietto corto e maledetto che sancirà la fine definitiva dei miei 33 anni.
Ma Verdone qui non è regista e non ci appesantisce per l’ennesima volta con il concentrato dei suoi soli 3 personaggi che ha riproposto troppe volte, con abiti diversi, nella sua carriera. E Scamarcio resta presenza abbastanza innocua e un po’ ridimensionata dalla buona interpretazione di Castellitto. Spassoso Dario Bandiera nel ruolo di Vito Calzone, promotore di una società russa a stampo garbatamente mafioso. Alla fine dei due episodi il pubblico abbandona la sala con la sensazione di non aver speso troppo male i soldi, fosse anche solo per la citazione del New York Times, che marchia l’incipit del film: "Gli italiani sono il popolo che suona più di tutti...al metal detector".
Oggi ho preparato l’albero di Natale. E’ sempre un piacere farlo. Certo, non c’è la stessa atmosfera di quando ero bambino e, insieme a mia mamma e i miei fratelli, appendevamo le palline di vetro, cantando improvvisati cori natalizi che io, per spirito dissacratore, spesso storpiavo per poi farmi una grassa risata (ovviamente da solo)...
Il presepe poi era una vera cerimonia. Iniziavamo settimane prima a tirare fuori dallo scatolone impolverato le vecchie statuine di gesso, conservate e ritinte così male che a qualcuna mancavano pure i tratti del viso, braccia, gambe. In verità era un effetto voluto, in quanto noi prediligevamo una sacra rappresentazione politicamente corretta, nella quale ci fosse posto anche (o solo) per i diversamente abili, gli acefali e gli storpi.
Il nostro primario scopo era quello di fare accoppiare pastori e pastorelle (io anche le pecorelle); c’era il giovane sull’asino che flirtava con una signora rossovestita, il pastorello zufolante che era invaghito di una giovine dalle discrete forme e il vecchino che non si reggeva in piedi, perennemente appoggiato alla consorte ipovedente. Questi ultimi erano i più malridotti ma anche i miei preferiti. Purtroppo, col trascorrere degli anni, della vecchina si sono perse le tracce e il povero consorte resta sempre appoggiato (sarebbe più giusto dire “conficcato”) ad un palo, lontano chilometri dalla capanna. In merito alla scomparsa della di lui consorte, si è ipotizzata la fuga in un altro presepe, meno innevato ma popolato da giovani mori.
Con l’approssimarsi dell’epifania, poi io mi facevo prendere da strane visioni postmoderne e personalizzavo il presepe con autostrade (con cartelli che andavano a sostituire la cometa), ferrovie e persino centrali nucleari. Poi c’è stato il referendum e sono passato alle centrali idroelettriche, utilizzando una pompa da acquario.
A come impostare l'impianto del presepe quest'anno non ho ancora pensato. Spero di riuscire ad attenermi ai canoni della tradizione, senza significative divagazioni futuriste. Spero. Ma si sa che chi visse sperando...

Ieri era domenica e io sono andato alla spiaggia, senza mamma e papà. L'acqua era limpida limpida perchè c'era poca gente a lavarsi in mare. Così ho fatto il bagnetto e l'acqua era bella fresca e si stava benissimo. Quando sono tornato su mi sono mangiato un bel pezzo di focaccia unta unta anche se la mamma mi aveva detto di non esagerare perchè ho il colesterolo a 281. Io non so cosa sia il colesterolo ma, almeno in questo, ho il voto più alto di tutta la classe. Poi mi sono addormentato un pochino. Quando mi sono svegliato non c'era più il sole perchè ieri scattava l'ora illegale (infatti, per non farsene accorgere scatta sempre di nascosto, a notte inoltrata). Allora, sempre senza mamma e papà, sono andato a Sarzana con gli amichetti Roberto e Marianna tutta panna. Ci siamo seduti in gelateria e Francesca ci ha portato un caffè che si chiamava "Orgasmo". Io non so cosa sia questo orgasmo. Ho chiesto alla mamma e lei mi ha risposto: "non lo so, chiedi al babbo". Il babbo mi ha risposto: "è una cosa che capita prima del matrimonio". Io so che prima del matrimonio si deve fare la Cresima per cui penso che Orgasmo e Cresima vogliano dire la stessa cosa. Stamattina allora ho chiesto alla maestra di religione, la quale mi ha detto di chiedere alla maestra di italiano, che mi ha detto di chiedere a quella di scienze, che mi ha detto di chiedere a quella di educazione sessuale, che mi ha detto di chiederlo a quella di inglese o di informatica. Comincio a pensare che la Gelmini abbia ragione.
Intanto i miei amichetti del corso di "Plastica Idrosolubile e Patchwork" di Lucca, continuano a dire che il corso è fallito perchè il maestro ha usato i soldi per comprarsi la casetta. D'altra parte lo capisco, poverino: adesso i mutui sono veramente pesanti. Io, comunque, non ci ho mai detto niente di male, anche perché con me non parla.
Ieri sera sono andato a mangiare la pizza perchè era il compleanno di Fischietta. Ci hanno regalato un perizoma e una maglietta che si vedeva tutto e il suo fidanzatino era tutto contento.
Poi siamo tornati a casa, mi sono messo a letto e poi sono morto.

Non so se ha ragione Ilaria (ma è livornese), quando dice che alla Spezia non c'è niente o se ho ragione io, quando dico che gli stranieri sono perlomeno "strani"... ma non posso fare a meno di stupirmi quando noto che lo scorcio cittadino più fotografato dai turiasti stranieri che "affollano" le sponde del golfo è questo:

Io piuttosto avrei fotografato questo:

Non starò a tediarvi con il senso di malinconia che mi affligge in questo momento, elencherò solo un paio di cosette che NON ho voglia di fare:
- non ho voglia di alzarmi alle 5:30 del mattino
- non ho voglia di dipendere dalle illogiche stravaganze di treni e affini
- non ho voglia di tornare alla squallida routine quotidiana
- non ho voglia che finisca l'estate
La soluzione non può essere che la seguente: mi licenzio e prendo esempio dal fighissimo bagnino dalle gambe storte, che affitta ombrelloni e lettini ad usura, si contorna di assistenti giovanissime e pienotte, vive col sapore del mare negli occhi, dall'alba al tramonto...


Il Palio del Golfo e la fiera di San Giuseppe rappresentano gli unici appuntamenti annuali capaci di spingere lo spezzino (generalmente riluttante assai) ad affollare le strade cittadine. Queste due manifestazioni rappresentano anche l’occasione di incontrare persone che si pensava non abitassero più in città da diversi decenni, in questo, a dire il vero, alla pari con qualche funerale. Allo spezzino non ha senso chiedere se tifi per qualche borgata, come non ha senso chiedere cosa cerchi sui banchetti di San Giuseppe; non sono questioni necessarie, lo spezzino non si chiede perché partecipa a queste manifestazioni: ci va e basta. Perché la tradizione è la tradizione e se ogni anno il programma della giornata è identico preciso a quello dell’anno precedente…tanto meglio! Al limite costituirà un motivo per lamentarsi un po’! Io invece non mi lamento mai...
Quest’anno la sfilata è stata di gran lunga meno entusiasmante di quella dello scorso anno; troppo lunga, lenta, male organizzata. Prima sono passate in fuga i mezzi d’epoca, con molti minuti di ritardo i gonfaloni e una banda, più staccati i giudici di gara e, molto indietro, si sono trascinate le borgate, con notevoli distacchi tra l’una e l’altra e anche all’interno delle stesse. Poche idee originali, compresa quella – discutibile - di fare sfilare una nuova “borgata” extracomunitaria! Ma la questione dell’originalità, si sa, è marginale: tanto, che vi siano idee originali e ben sviluppate o meno, le borgate sfilano comunque in un silenzio surreale e quasi imbarazzante. Lo spezzino applaude esclusivamente in tre situazioni: se conosce qualcuno che sfila (e allora lo deve chiamare o andare a toccare per far vedere che conosce nientepopodimeno che uno che sfila nel Tellaro vestito da arsella!), se vi è un adeguato sfruttamento della figura dell’infante (più sono piccoli e addormentati meglio è), se passa una banda. Lo spezzino stravede solo per le bande; si accende, s’inebria, si spella le mani! Salvo alla fine commentare, deluso: “mah, quest’anno non c’era musica!”
In effetti quest'anno al Palio non c'era musica e non c'era entusiasmo. C'era, è vero, M. ma c'era pure il suo fidanzato.Ho sempre supposto che gli anni bisestili portino un po' sfiga...

