giovedì, 04 giugno 2009
Non essendo particolarmente ispirato per quanto riguarda la stesura di nuovi post....ho pensato di farvi cosa assai NON gradita proponendovi, in qualità di riempitivo, la versione cantata del mio celeberrimo pezzo "Il Fanculo Generale", del quale potete ritrovare il testo definitivo QUI.

Gli amanti della musica sono vivamente pregati di non ascoltare...e aspettare pazienti il post successivo!
Besos


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sabato, 16 febbraio 2008


...Bene, ora dica "trentatré".

Tr…tr…tre...non ce la faccio, ecco!

Su, su, non è difficile: uno come lei, se si impegna, ce la può fare! Trentatrè!

Tr…tr..tre(dici)?

No, no, un po’ di collaborazione, perdio! Trentatré!!!

Trrr…uff…trrr…trrentattrrè!

Oh, bravo! Vede che se si impegna ci riesce? Non era poi così difficile, vero?
Ora mi dica: se tocco qui le fa male?

Boh!?

Come sarebbe: “boh”?! Se non lo sa lei che è il paziente…

Se non lo sa lei che è il medico; tutto quello studio a cosa le è servito?!


Non faccia il bambino; questa frase me l’ha già detta quando aveva meno di dieci anni. Appena prima di darmi dell’”assassino”. Crede che me lo sia dimenticato? Ridica trentatré…

Trentatré! Trentatré! Trentatrè ! (tredici)

L’ho sentita, sa ? Che paziente difficile è lei! Dov’è che sente male?

Sento un fastidio qui, a livello delle spalle; come un peso, un’oppressione; mi schiaccia.
E un dolore…dietro…un po’ più in basso…

Ahahah, quello è normale alla sua età, con il “successo” che ha riscosso! E consideri inoltre che c’è stato di mezzo anche San Valentino!

Eh, già, non ha giovato…

Sa che è proprio buffo lei? E’ rimasto tale e quale quando era bambino. Solo un po’ meno aggressivo…Non è cresciuto per niente: stessa infantilità, stessa permalosità, stessa scontrosità! Stesse ansie, stesso comportamento ossessivo! Stesse…

Stesse zitto ogni tanto, dottore! Sa cosa le dico? Facevo proprio bene a nascondermi dentro l’armadio o dietro le pile di libri, quando arrivava lei a visitarmi!

La sua antipatia era contraccambiata al 101%! E’ per quello che le prescrivevo quegli sciroppi così amari e disgustosi! In realtà servivano a ben poco…

(Brutto str….)


…Stesse paure, stesse manie, stessa dabbenaggine, stessa tendenza al prolasso addominale, stessa…altezza (ghghgh)!!!

Ma dica un po’, lei: ora non è, perché è stramorto da più di un quinquennio, che può venire qui ad offendermi impunemente! Va bene il rispetto, però tutto ha un limite!

Oh, no, caro; ci sono cosa che limiti non ne hanno proprio…A sproposito, me ne vado, torno nel suo oblio. Mi stia bene (se ci riesce)!

Dottore...ma dove va? Mi dica almeno se guarirò…

Ah, giusto, mi ero scordato! No, non guarirà; andrà sempre peggiorando. Non c’è nulla da fare. Mi dispiace (o forse no).

Oddio! E quindi?

Quindi tornerò il 13 febbraio del prossimo anno e le ripeterò la stessa visita…

La stessa identica?

Precisa precisa!

E mi rifarà le stesse domande?

Ovvio.

E le dovrò dire di nuovo cosa mi fa male?

Esatto! Sta facendo progressi sorprendenti!

E mi farà dire di nuovo “trentatré”?

Eh no! Troppo facile: “trentatré” si dice una volta sola nella vita! Ma vedrà: ci accorderemo per un altro numero, magari appena un po’ più grande…Ci vediamo!


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sabato, 17 novembre 2007


Risale ai primi anni universitari l'esperienza genovese che tanto ha intristito il povero Albolo. Della sporcizia, del vento terribile e della deprimente vita del capoluogo ligure parla la seguente canzonetta redatta appunto in quegli anni...

A Genova i cani si sciolgono sopra al cemento
E li porta via il vento…se li porta via il vento…
Oppure rimangono in piccoli pezzetti e rigoletti, in mucchietti
Sciolti sul pavimento, finché non li porta via il vento
Che lì è molto più che un tormento…non li porta via il vento…
E allora, dispersi in particelle,
in gas o gocciolelle o che ne so?
Si schizzano, si spruzzano e, come un aerosol,
Contribuiscono a intorbidire l’aria, creando folte nuvole di smog
E, insieme a idrocarburi, li respiriamo
E infine infondo a noi abbiamo i cani…
A Genova non c’è neanche una bambina o una donna carina
Sono solo tutte brutte, racchie secche
Oppure grasse e vecchie comunque…non si chiamano donne…
Tranne quella di via Trebisonda,
quella semplice, così graziosa, bionda
che transitava su quella Fiat, col suo papà,
era tanto carina: sarà stata…un’extracittadina!
A Genova i cani si sciolgono sul pavimento e li porta via il vento…
e allora fuggono le bambine, le ragazze carine non ci sono,

c’è un buco nell’ozono grosso come un cratere, la mafia è al potere,

i treni deragliano e ragliano gli uomini; o Ministro mi senta
e faccia qualcosa per questa indecenza,
che so? un esplosivo, un anti-lassativo per i cani,

un forte astringente che salvi la gente da questo tormento

e calmi un po’ il vento

e assegni galere alla mafia al potere

e, per stare sereni, non deraglino uomini e treni!

Ma per fare questo io mi rendo conto

Non basta lo sforzo congiunto del mondo

E allora è più onesto o un fatto di fede che io in questo posto…

…non ci metto più piede!


(Albolo, periodo sanremese)

Più avanti, se lo riterrò opportuno, vi illustrerò nei dettagli la terribile situazione genovese...
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mercoledì, 16 maggio 2007


Semaforo affollato, folti fumi, in prima fila grosse moto, motorette, scooter, "motoscorreggette"
sopra scomposti, zigzaganti, conducenti come tanti…
Non mi inganni: il tuo casco colorato mi parla di te, mi dice che tu non hai ancora 18 anni.
Non mi inganni: la tua mini-minigonna rivela il tuo ruolo,
racconta che tu non sei, no non puoi essere un uomo!
Che genio che sono! Non sarò, questo lo so, non sarò certo uno Sherlok Holmes, però…
Non attraverso per guardarla, fermo al verde come un pirla, del resto il verde, da solo, non mi pare
un motivo sufficiente per passare
poi non è bello neanche farne una questione di colore,
è un concetto che ho imparato a scuola, nelle ore di religione…
e non vorrei per un attraversamento, normale, banalissimo,
trovarmi in tribunale, adesso, tacciato di razzismo…
Sarà una scusa, ammetto, però cosa importa? Ciò che conta è che ti aspetto, insomma...

Minorenne in minigonna indelebile hai lasciato in me l’impronta,
ascolta: sai che non serve essere grandi per essere importanti e non conta poi l’età
per dar qualcosa che si ha…

...di dentro, lo preciso e, intanto, all’improvviso, intravedo il viso sotto quell’elmo in cui, in ogni centimetro,
hai inciso un cuoricino, me ne dedicheresti uno? Su mille, che sarà…
Mi rispondi? Non ti capisco, parli con me o mastichi una gomma?
Come, scusa? Ti sei offesa perché ho definito molto mini la tua gonna!
Ma, sai, scherzavo, la verità è che mi delizia l’ideale tua dolcezza, quella timida malizia appena sorta...
sì, però, guardando bene…la tua gonna è proprio corta!
Perdonato? Come dici? Con me staresti bene, ti sentiresti donna?
Così leggo dal labiale…cazzo voglio? Masticavi solo la tua gomma!
Fottutissima gomma…stramaledettissima gomma…stra, arci e issima gomma!!!

Minorenne in minigonna già pensavo a come sarebbe stato bello se noi...
Ma per ripicca ora interrompo il ritornello: STOP!

Però non è giusto crucciarmi con te soltanto perché non mi hai voluto,
lo faccio invece con chi mi dice che la tua “beltà” è attenuata dall’età:
la bellezza è un assoluto, se si valuta con un unico canone
e non c’è niente, se non in se stessa, che la possa attenuare.
E quindi non aver per le altre invidia, invidia avran loro di te…
E’ molto strano adesso o, almeno, lo è abbastanza
scoprire che quello che hai in più delle altre in fondo è una mancanza,
un traguardo non raggiunto, come l’amore più puro:
sempre ricerca, sogno, mai approdo sicuro…

Sarò sincero questa volta: quello che provo per te non lo provoca la tua gonna (anche se è corta)
Ma è travolgente tenerezza chiusa in me, fortezza inattaccabile, inespugnabile…

Riassumendo: oltre che è un assoluto la bellezza, che io provo tenerezza,
che di me non ti sei accorta, che il semaforo non serve, che la gonna è proprio corta…
una scoperta basilare pari a quella della ruota:
la bellezza non ha età ma, se ne ha, beh…ne ha poca!!!


Albolo, periodo sanremese
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giovedì, 02 novembre 2006

             


E sto pensando a te anche in questa notte.
E’ strano in questo sonno che non viene
scoprire te non molto più che un sogno,
idea lontana che neanche resta insieme.

E’ strano in questa notte di colori
che avvolgono nel buio la mia mente
sentirti intensa e immensa come sempre
e vaga, come nebbia che dirada.

E sto pensando a te anche in questa sera
che è colma di speranze e di piacere
e di dolore che si insinua in lingue,
ormeggio di quel gelo che è davvero
e brucia. Ma trionfa sul tuo viso
un segno, una parte più di tutte,
che sia uno sguardo, comunque sia è un avviso
che sto pensando a te anche in questa notte.

Domani poi continuerò a tenerti
ma dentro, senza niente di reale
e amarti in me con forza e tanto ardore
da avere amore, il mio per te e il contrario.

Eppure è tanto bello averti appresso
ed è così appagante averti amata,
sei tu, dimmi di sì, che sei qui adesso…
ma forse è solo il sonno che è arrivato.
Sei tu, dimmi di sì, che sei qui adesso…ma no,
ancora un’altra volta ti ho sognata..


                                                         Albolo, periodo sanremese*

 

* per notizie sul periodo sanremese vedasi post 19 febbraio 2006

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venerdì, 27 ottobre 2006
Dal numero spropositato di commenti lasciati nel post precedente, arguisco non senza un certo disappunto che il mio pubblico non è interessato all’arte o, perlomeno, non all’artista Kronemberg in quanto tale. Ma forse (ed è quello che voglio sperare) non è per Kronemberg stesso, peraltro pittore dal talento indiscutibile, che storcete il naso, bensì per il suo "periodo ocra" in particolare. In effetti in confronto alle più note e commerciali opere del "periodo marrone scuro" e "grigio topo", quelle del "periodo ocra" risultano essere maggiormente ermetiche e difficilmente comprensibili, almeno ad una prima analisi. Ricordiamo tra l’altro che queste opere altro non sono se non sofferte espressioni dell’onirico. Infatti è risaputo che Kronemberg non faceva sogni a colori ma soltanto in nero ed ocra (però quando era desto pensava a colori, come tutti). Il "periodo ocra" rappresenta un momento molto tormentato per la vita dell’artista, caratterizzato da una profonda sfiducia nella giustizia umana e in una legislazione troppo fiscale e bigotta. Dopo il processo che lo vide condannare per violenza sessuale plurima e continuata e quello che lo vide imputato (e naturalmente condannato) per omicidio volontario, aggravato dai futili motivi, Kronemberg si rese amaramente conto che l’uomo è incapace di perdonare. Questa scoperta, unitamente alla privazione della libertà, lo porta a rifugiarsi nei mondi onirici di cui sopra, che rappresenta con precisione e gusto per il particolare.
Per ulteriori approfondimenti sulla vita e le opere di Kronemberg si consiglia il volume "Julius Kronemberg, da artista maledetto a carcerato modello", a cura di P. Baudo ed edito da Mondatori.
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martedì, 24 ottobre 2006
L'inquietudine


disegno

(J. kronemberg, periodo ocra)
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domenica, 19 febbraio 2006

Dicesi “fanculo generale” quella pesante cappa di odio e fastidio nei confronti di ogni manifestazione dell’essere umano, che si impossessa talvolta dell’albolica mente, causando atteggiamenti schivi e poco costruttivi. La seguente canzone trae origine nel periodo sanremese di Albolo, approssimativamente individuabile tra il 1994 e il 1999, allorquando, munito di apposita chitarrina, egli si dilettava ad accoppiare le poche parole e i pochi accordi conosciuti in modo evidentemente casuale. Tale periodo si concluse alla raggiunta consapevolezza di non aver imparato a suonare la chitarrina (prestata dall’amico Dimpo) che fu abbandonata vicino ad un cassonetto dell’immondizia e ivi massacrata da una banda di teppistelli nemici dell’arte nella stessa notte. In realtà questo fu un fatto piuttosto spiacevole in quanto il suddetto strumento era uno dei primi strumenti a corda costruiti dall’uomo: la struttura era contorta e piegata dai troppi anni, la cassa sfondata e appezzata con colla vinavil e, quando fu portata dal mastro liutaio per la sostituzione di alcune corde, esso disse: “le corde te le togli da solo, io non voglio mica prendere il tetano!”
 
        Ai soliti discorsi, sicuri, senza senso,
al “dove andiamo oggi?”, quel terribile tormento,
all’ “esco o no, non esco, a quest’ora è troppo presto”,
ai biechi battibecchi su un inutile pretesto
e allora vai…allora vai…
All’immobilità, al mio non cambia niente
E all’altrui volontà di trasgredire assolutamente,
alla sera in discoteca, al “quella là ci sta”,
al “lascia fare a me perché so io come si fa!”
A fari e fusibili, bielle, leve,
alle macchine, al motore e tutto quello che contiene
la bottiglia, dal vino, all’alcolico, al negroni,
alla firma nota apposta sopra un paio di pantaloni…
A tutto questo adesso io pieno ormai rispondo
mandando forte a fare in culo tutto il mondo!!!

E per non esser falsi, per essere un po’ seri,
inizio col mandarci i miei amici più sinceri,
perché, in quanto tali, ti dovrebbero aiutare
e invece non si accorgono neanche che stai male.
E per non cominciare a celare i sentimenti
comprendo nell’offesa l’ampia cerchia di parenti
E quindi tutti gli altri, la gente più comune,
che incontri, vedi vuota, non capisce il tuo marciume
maligno che hai di dentro e invece passa attorno,
con rude cortesia scontra sorda il tuo lamento.
Politica e pallone, potere e fuorilegge
e studio e svago, interno, estero e quello che mi sfugge,
progresso e tradizione, il mio ricordo più speciale
con tutto il resto ristagna nel fanculo generale
e allora vai…e vai…
E poi per onestà, per non essere meschino,
in questa “comprensione” mi ci metto io per primo;
eh già, di quei fanculo delle cose che son tante
per raccomandazione io riservo a me il più grande
E grido il mio dolore, il mio disprezzo per me stesso
sparando idee e parole senza logica né nesso…
Ma ecco, se mi calmo, tra tutti, oh che fortuna!
Sicuro, io la scorgo, io ne salvo solo una…
Evviva l’ho trovata! Dio grazie! Alleluia!
Escludo solo te dal marcio cara, dolce Giulia…oh Giula…
 
Per non creare incomprensioni, voglio puntualizzare che la citata Giulia non è la stessa Giulia della fiction, pur confermando il principio della biondosità giuliesca.
 
 
Appartengono al periodo sanremese indiscussi successi quali le ironiche “A Genova”, “Mucca Pazza”, “Minorenne in minigonna”, ma anche le più seriose e patetiche  “Sto pensando a te anche in questa notte”, “Primo giorno di niente”, “La notte dei lunghi coltelli”, “Fumo” e altre ancora.
Nessuno trarrebbe alcuna utilità dalla pubblicazione di tali testi che, tra l’altro, non hanno vita propria senza accompagnamento musicale il quale, d’altra parte, non ha vita propria se non considerato in relazione al fatto che è stato composto da una persona totalmente digiuna di musica e strumentazione in genere. Quindi la mia intenzione è di non proporvi un tale supplizio. Però, dato che so che qualche volta come adesso qualche pezzo mi sfuggirà (perché rivivrò emozioni che hanno per me le stesse parole di un tempo), ho voluto avvertirvi in modo che possiate dedicarle il tempo che meritano. Questo è un esplicito invito a non leggerle...
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martedì, 14 febbraio 2006

 
 
 
Lo so che la vedi la luna che chiama
la terra che sembra dormire, dall’alto,
e veglia beata per chi già si ama
e per chi lo vorrebbe; non perde lo smalto,
è lì da millenni coi soliti mari,
coi suoi continenti immuni, di bianco
illumina gli occhi a me così cari
di te che mi segui fedele al mio fianco.
Riflessa nel mare, la cerco lontano,
la trovo distante di un cielo assassino,
non è che anche noi…ma forse li siamo
perché, forsemmai, se resta un puntino?
Nel denso del buio, nel vano del nero,
nel canto che chiudo m’illudo: che sera!
Ma tutto quel lume sarà proprio vero?
Dov’è quel pianeta? Dov’è quella sfera?
Amore mio caro che ride, che spera,
com’è che è sfuocata la luna stasera…
                                                                            anonimo pesciatino
 
L’Anonimo pesciatino, in questa breve composizione che ho ritrovato tra i vecchi libri di scuola, pare ricordarci che la festività, di cui cade oggi la ricorrenza, è dedicata a tutti coloro che amano, non importa se ricambiati o meno. Dal momento che io, come del resto tutti, sono innamorato (anche senza sapere esattamente di chi) mi impegno, con un po’ di fantasia, a sentirmi co-protagonista di questa giornata, sostenuto dalla speranza (esplicitata nell’ultimo verso) che l’amore, seppur non è cieco, però può essere perlomeno fortemente miope!
Ed ora un piccolo quiz. Definizione: protegge chi si ama.
. . . . . L . . T I . O
Esponete le vostre risposte nei commenti
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domenica, 22 gennaio 2006

 

La mia vita è una lotta contro il tempo.

Ogni giorno rincorro l'istante vissuto

e il treno delle sette e un minuto.

E' una gara dura e quotidiana.

Ma vince sempre lui...porca puttana!


Questo scivevo molti anni fa per giustificare il mio perenne ritardo in ogni occasione. Mi accorgo che, ad oggi, non è cambiato nulla. A proposito di ritardatari...siete ancora in tempo per scrivere un adeguato finale alla fiction Giulia. Ci sono state già moltissime adesioni (1, Daisi) ma potete fare di più: w la fantasia!

Vi lascio con il tramonto di ieri visto da casa mia. Bacioni.

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postato da: albolo alle ore 12:46 | Permalink | commenti (10)
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