Vitale per ogni ometto che si rispetti (ma anche no) è avere la matematica sicurezza che le dimensioni del proprio organo (omonimo di una scorrettezza di gioco) rispettino i parametri di Maastricht e le più aggiornate direttive comunitarie in materia. Tuttavia, le rassicurazioni di professoroni e illuminati psicologi, sulle pagine di petulanti riviste specializzate e non, a poco valgono quando ci si ritrova a confrontarsi con la propria e l’altrui nudità negli spogliatoi di una palestra o con i gemiti svogliati di una partner annoiata. A questo tipo di problematiche, che possono portare gli esseri più sensibili a paranoie, ossessioni e, in alcuni casi, anche al suicidio, tanto la medicina ufficiale che ciarlatani parolai hanno da sempre cercato di dare risposte più o meno convincenti.
Pare che la lunghezza media mondiale del membro in questione si aggiri sui 15 cm e che il 90% degli uomini abbiano un pene lungo tra i 13 e i 18 cm (Wikipedia). Il 107 % degli uomini, però, vorrebbe essere equipaggiato con “ingombri” maggiori e qualche eventuale dotazione di serie extra.


Ci sono due metodi chirurgici per ottenere tali risultati. La procedura Bihari (che consiste nel tagliare il legamento che fissa il pene al corpo) e l'iniezione di grasso. Inutile dire che tali metodi possano rivelarsi problematici e costosi e non garantiscano gli effetti sperati.
La nuova frontiera potrebbe essere il trapianto ma, al di là dei possibili fenomeni di rigetto, sembra che sia ancora difficile trovare una sufficiente disponibilità di donatori vivi; purtroppo la mentalità umana è ancora legata ad ottiche di arretratezza ed egoismo.
Alcune sedicenti aziende mediche che lavorano sul web, propagandano programmi di allungamento del pene, basati su “semplici esercizi manuali da fare comodamente a casa, senza l'utilizzo di farmaci o inutili dispositivi come pompe, tenditori o pesi!”; garantirebbero allungamenti permanenti di oltre 7 centimetri! Provate per credere, poi fatemi sapere.
Un mio amico, nella tarda adolescenza, aveva provato una pomata dal nome (promettente) “Maximum Penis”, o qualcosa del genere. Aveva giurato di aver avuto risultati sorprendenti, se si esclude l’effetto collaterale che l’alito della partner smetteva di emanare fragranze di aglio solo dopo due settimane.

Sicuramente ci saranno altri metodi per affrontare il problema e ridurre il complesso di inferiorità che ci attanaglia nei confronti dei nostri “fratelli” di colore. Emblematica, a tal proposito, è la barzelletta del tizio che, per far assumere al proprio pene la fisionomia di quello di un nero, si fece convincere a sperimentare un metodo basato su quotidiane martellate . Dopo una settimana, alle domande di un amico che lo interrogava se la cura funzionasse o meno, rispose: “Direi al 50 %: per ora mi è diventato solo nero!” Diffidate, gente, diffidate!


