Tra le cause di questa ormai consolidata "stitichezza creativa" annovererei, fra le altre:
Hola!
- l'estate
- l'età
- la cattiva digestione
- il nuovo lavoro
- il mare
- il caldo
- la fretta
- l'influenza suina
- l'immigrazione clandestina
- l'influsso di Giove
- la domanda di ripescaggio dello Spezia in Seconda Divisione
- la pigrizia
- la maledizione di Tutankhamon
- allucinogeni
- incontro con alieni
- impepata di cozze prima di coricarmi
- massiccia dose di Guttalax
- ritornare bambino
- rinascere
- essere nominato Presidente del Consiglio
- defungermi
Hola!

Quando giunse alla casa sulla spiaggia, lui era già fuori, nella veranda di legno, sprofondato in una poltrona di vimini a fissare la baia, nel fresco dell’aurora, attendendo che il sole facesse la sua definitiva comparsa sopra un mare violaceo e quasi immobile.
La capanna sorgeva su di un blocco roccioso, a pochi metri dalla riva e scricchiolava sotto i passi e ad ogni sussulto di vento. Davanti ad essa qualche fiore spontaneo decorava quello scheggìo di rocce che emergevano taglienti sulla distesa di sabbia grigia che prendeva il sopravvento approssimandosi alla battigia.
Lei arrivò alle sue spalle, senza fare il minimo rumore.
“Ti aspettavo” disse lui, senza voltarsi, con voce profonda e stanca. “E già da tempo”.
Per un attimo lei rimase come sorpresa poi, quasi a scusarsi: “Ho avuto molto da fare” disse “Ma non mi sono dimenticata.”
Per un attimo lei rimase come sorpresa poi, quasi a scusarsi: “Ho avuto molto da fare” disse “Ma non mi sono dimenticata.”
Lei non si era dimenticata. Non si dimenticava mai; poteva tardare un mese, o dieci, o più ma non si dimenticava. Lui non disse nulla. Guardava il mare, come lo vedesse per la prima volta. Eppure sul mare aveva vissuto e lo aveva amato e odiato ogni giorno ed ogni santissimo giorno ci aveva combattuto, da più di sessant’anni.
Lei si avvicinò e fece per appoggiarsi alle sue spalle ma si fermò all’improvviso perché le sembrò di scorgere, da dietro, il brillare di una lacrima d’argento, nascosta tra l’apice dell’occhio destro e una fessura profonda di quella pelle bruciata dal sole e dal vento.
Fu allora che si accorse della magia del momento; l’acqua che tremava morbida fino all’orizzonte, confondendosi col cielo, tra i vapori del mattino; l’aria gonfia del profumo delle erbe selvatiche; e forse ancora qualche stella che si spegneva, in alto. Non poté non chiudere gli occhi, per un istante.
“Tornerò”, disse indietreggiando lentamente. Poi sparì, leggera e silenziosa come era arrivata.
“Tornerò”, disse.
“Fottiti!”, pensò il vecchio, prima di assopirsi sotto la carezza delicata del sole che sorgeva.

P.S. Indichi il lettore l’identità di Lui, di Lei e la morale sottesa

