lunedì, 23 febbraio 2009
Quando mangio troppo, come ieri sera, capita che mi venga il mal di stomaco. Se mi viene il mal di stomaco, allora non riesco a dormire e, se non riesco a dormire, allora penso. Se penso la mente vaga in uno spazio assai vasto e senza costrutto alcuno. Penso magari a questo mondo malato, ai poveri bambini monegaschi che non hanno uno yacht tutto loro, alle difficoltà nella costruzione del ponte sullo stretto....ma soprattutto penso che ho il mal di stomaco. La sensazione di nausea mi riporta quindi naturalmente ai risultati del recente Festival di Sanremo!

Premetto che io ho ascoltato le canzonette solo di sfuggita e, quindi, sarebbe generalmente poco opportuno dare giudizi affrettati. Però, dato che il blog è mio, mi arrogo il diritto di farlo senza problema alcuno! Dunque, il vincitore è Marco Carta, lanciato da Maria De Filippi nel 2008 nel suo programma "Amici". "Casualmente" ad accoglierlo sul palco c'era proprio lei: la donna più uomo d'Italia. "La forza è mia" è un brano tipicamente festivaliero, dal forte potere lassativo, tanto che da più parti si sono avanzate proposte per il nuovo nome d'arte del cantante che dovrebbe diventare Marco Carta...Igienica! Secondo brano classificato è "Luca era gay", ribattezzato "I finocchi fanno Ohhh" cantato da Povia, brano assolutamente non offensivo ma pur sempre semplice operazione commerciale, costruita ad arte per far parlare di sé. Terzo classificato è Sal da Vinci con "Non riesco a farti innamorare" (però riesci a farmi venire lo scorbuto). E' il clone di Gigi D'Alessio. Reputo che possa essere tollerarto al massimo un solo Gigi D'Alessio per galassia. Due nella sola Italia sono decisamente troppi. Tra i giovani vince Arisa, personaggio costruito per impressionare e per ricordarci che anche i diversamente abili possono ambire a grandi risultati. Tutto politically correct. Presa vestita e truccata come una deficiente e sbattuta sul palco a cantare un motivetto orecchiabile che spopolerà nelle prime 48-72 ore.

Ora a voi parrà che io sia cattivo ma ciò non corrisponde a verità. La verità è che la pena di morte in Italia è stata abolita troppo sbrigativamente.



E...beccatevi QUESTO!
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categoria: attualità
lunedì, 16 febbraio 2009
 

Non è vero che non esistono le donne ideali. Esistono eccome. Ce ne sono almeno tante quante sono le volte nelle quali crediamo di essere innamorati. Poi iniziamo a scontrarci con la realtà e la donna ideale piano piano si dissolve. Non necessariamente anche l’amore. Quello magari si trasforma ma non è detto che svanisca, altrimenti non ci sarebbe speranza alcuna.

Ricordo un simpatico siparietto. Io e la mia ex, pochi mesi prima del definitivo rompete le righe.

Lei mi dice, delusa: “E’ proprio vero che l’uomo ideale non esiste; tu ne sei l’esempio!”

Al ché io rispondo: “Invece la donna ideale esiste. E tu NON ne sei l’esempio…”

Dato che ella sapeva bene a chi io mi riferissi, non mandò giù in modo indolore quella risposta e, da lì a poco, ebbe modo di dimostrarlo. Ma non era colpa mia che, non sarò certo stato il miglior compagno che si potesse desiderare (ma che comunque sono sempre stato fedele e quasi sincero)…se l’altra mi pareva incarnasse così bene quell’ideale di dolcezza che (insieme al senso dell’umorismo) ho sempre sognato quale caratteristica peculiare in una donzella che tanto gentile e tanto onesta paresse (oltre naturalmente all’essere bassina e pienotta).

E’ che le donne sono così: non ti perdonano niente! Si ricordano ogni dettaglio, segnano ogni parola sul libro nero, in attesa del momento propizio per farti pagare ogni cosa con gli interessi! Tutte uguali sono: calcolatrici e vendicative! Tutte tranne, naturalmente, la donna ideale. Ella non farebbe mai una cosa simile. Ella è capace di perdonare persino una tua risposta un po’ sgarbata o una domenica trascorsa allo stadio!

Se esista o non esista la donna ideale non è, in fin dei conti, un problema che ci interessi realmente. Quello che ci interessa è avere abbastanza fantasia per crearcela ogni volta ne abbiamo bisogno. Quindi non vi stupirete se anche questa volta sono quasi sicuro di averla individuata...

 

 

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categoria: riflessioni
mercoledì, 11 febbraio 2009

Già che dover pagare per faticare è una cosa che mando giù malino, però che uno debba uscire dalla palestra fiaccato nel fisico e nel morale...proprio non lo concepisco!


E allora che ci vai a fare in palestra, direte voi? Ho diverse teorie in proposito e ve le vado or ora a presentare.

Innanzitutto dovrebbe essere chiaro che lo scopo primario della palestra non è la fatica ma la socializzazione e l’affinamento dell’arte della dialettica e dell’oratoria; in secondo luogo non capisco i fissati che stanno a pensare se hanno mosso in maniera equilibrata tutti i muscoli del corpo e vanno in paranoia se non sono riusciti ad allenare adeguatamente il coracobrachiale sinistro e seguono teorie più o meno scientifiche su come migliorare la massa muscolare utilizzando carichi crescenti o piramidali o giocando su ripetizioni, recuperi o assunzione di amminoacidi o stricnina.

L’approccio migliore è quello che segue una metodologia che definirei “scientificamente casuale”; essa metodologia impone, tra le altre cose, due regole fondamentali:

-         l’utilizzo della macchina più comoda, cioè quella in cui si lavora da seduti, e sulla quale si può permanere in riposo più e più tempo

-         l’utilizzo del peso che si trova preimpostato sul macchinario, in seguito all’utilizzo precedente

Tutto ciò presenta l’indiscutibile vantaggio di non stressare l’organismo, non farlo abituare a ritmi costanti e poi - cosa fondamentale - non obbliga ad abbassarsi per cambiare il peso nell’attrezzo!

Per quanto riguarda lo Spinning in particolare, vanno fatte alcune precisazioni.
Innanzitutto lo Spinning fa male e può nuocere gravemente alla salute se non viene adeguatamente favorito il ricambio di ossigeno nei polmoni tramite un corretto esercizio vocale (in parole povere è necessario parlare il più possibile durante la lezione). Questo ascoltando non me ma i ricercatori della celeberrima “University of New Castle on Thin” (la traduzione spetta a voi), nota in tutto il mondo, tra le altre cose, per le sue rivoluzionarie teorie dello sgabeo farcito. Considerate adesso questa evidenza sperimentale. Da novembre a metà dicembre ho partecipato con assiduità a non meno di 3 lezioni a settimana, accusando un aumento di peso corporeo di quantificabile in circa 2 Kg. Nelle due settimane successive, nonostante gli stravizi delle feste, il mio peso è rimasto pressoché costante. Ergo lo spinning fa ingrassare, come dimostra anche la presenza di istruttori supplenti variopinti ed approssimativamente obesi. Il consiglio che si può dare all’ignaro utilizzatore di questi marchingegni infernali chiamate “bike” è quello di sforzarsi il meno possibile, anche per prevenire le frequentissime malattie croniche conseguenti all’uso indiscriminato di tali aggeggi, come ad esempio le varie forme di Discopatia, Ebola o Pellagra.

Capita sovente, però, che il malcapitato utente venga stimolato all’utilizzo di carichi di lavoro eccessivi, da istruttori (d-istruttori) particolarmente pignoli. In questo caso le raccomandazioni sono: sistematevi in angoli lontani dall’istruttore e difficilmente visibili; fate finta di girare la manopola della resistenza e simulate fatica con smorfie e contrazioni del viso e movimenti ritmici di capo e spalle. In questo modo sarà salva tanto la salute fisica quanto l’onore.

Al termine di questa discussione vorrei iniziare a introdurre un tema che svolgerò più approfonditamente in seguito; la dieta. Sempre i ricercatori della New Castle University hanno scoperto recentissimamente un’efficacissima dieta a base di stracci (chiacchiere, o cenci che dir si voglia). La dieta lascia liberi di ingurgitare qualsiasi pietanza senza restrizione alcuna; l’unico obbligo è quello di consumare a fine pasto una discreta quantità (diciamo approssimativamente una cofana) di stracci. Io stesso ho testato questa dieta lunedì sera con il risultato che ho perso mezzo Kg in un solo giorno. Come diceva il Mitico Guido Angeli nella pubblicità di Aiazzone, negli ormai lontani anni 80: provare per credere!

P.S. ovviamente le donzelle dovrebbero essere esentate dagli allenamenti in palestra in quanto inconciliabili con i canoni estetici femminili già esposti qui
postato da: albolo alle ore 11:22 | Permalink | commenti (10)
categoria: scienza
domenica, 08 febbraio 2009


Così io, a circa 3 anni, impossessatomi del mitico registratore Geloso, esternavo la mia gioia di vivere o semplicemente il troppo fiato in corpo...

postato da: albolo alle ore 15:28 | Permalink | commenti (2)
categoria: cronache
domenica, 01 febbraio 2009



Nonostante l’inutile interpretazione di Scamarcio, alla fine il film scorre via veloce e piacevole, se si tralascia qualche ingenuità  e leggerezza di troppo. Così lo stereotipo dell’italiano medio viene confermato e lo spettatore può uscire dal cinema con l’assoluzione in tasca.

Il mio scetticismo iniziale, basato essenzialmente sulla presenza di Scamarcio e quella di Verdone, per il quale non stravedo, si scioglie in qualche sorriso facile e in una sensazione di evasione che porta a superare il trapasso tra un gennaio che se ne fugge senza portarsi con sé nemmeno uno dei miei 5 Kg di troppo e il febbraietto corto e maledetto che sancirà la fine definitiva dei miei 33 anni.

Ma Verdone qui non è regista e non ci appesantisce per l’ennesima volta con il concentrato dei suoi soli 3 personaggi che ha riproposto troppe volte, con abiti diversi, nella sua carriera. E Scamarcio resta presenza abbastanza innocua e un po’ ridimensionata dalla buona interpretazione di Castellitto. Spassoso Dario Bandiera nel ruolo di Vito Calzone, promotore di una società russa a stampo garbatamente mafioso. Alla fine dei due episodi il pubblico abbandona la sala con la sensazione di non aver speso troppo male i soldi, fosse anche solo per la citazione del New York Times, che marchia l’incipit del film: "Gli italiani sono il popolo che suona più di tutti...al metal detector".

postato da: albolo alle ore 19:21 | Permalink | commenti (5)
categoria: cronache