
E...beccatevi QUESTO!
Non è vero che non esistono le donne ideali. Esistono eccome. Ce ne sono almeno tante quante sono le volte nelle quali crediamo di essere innamorati. Poi iniziamo a scontrarci con la realtà e la donna ideale piano piano si dissolve. Non necessariamente anche l’amore. Quello magari si trasforma ma non è detto che svanisca, altrimenti non ci sarebbe speranza alcuna.
Ricordo un simpatico siparietto. Io e la mia ex, pochi mesi prima del definitivo rompete le righe.
Lei mi dice, delusa: “E’ proprio vero che l’uomo ideale non esiste; tu ne sei l’esempio!”
Al ché io rispondo: “Invece la donna ideale esiste. E tu NON ne sei l’esempio…”
Dato che ella sapeva bene a chi io mi riferissi, non mandò giù in modo indolore quella risposta e, da lì a poco, ebbe modo di dimostrarlo. Ma non era colpa mia che, non sarò certo stato il miglior compagno che si potesse desiderare (ma che comunque sono sempre stato fedele e quasi sincero)…se l’altra mi pareva incarnasse così bene quell’ideale di dolcezza che (insieme al senso dell’umorismo) ho sempre sognato quale caratteristica peculiare in una donzella che tanto gentile e tanto onesta paresse (oltre naturalmente all’essere bassina e pienotta).
E’ che le donne sono così: non ti perdonano niente! Si ricordano ogni dettaglio, segnano ogni parola sul libro nero, in attesa del momento propizio per farti pagare ogni cosa con gli interessi! Tutte uguali sono: calcolatrici e vendicative! Tutte tranne, naturalmente, la donna ideale. Ella non farebbe mai una cosa simile. Ella è capace di perdonare persino una tua risposta un po’ sgarbata o una domenica trascorsa allo stadio!
Se esista o non esista la donna ideale non è, in fin dei conti, un problema che ci interessi realmente. Quello che ci interessa è avere abbastanza fantasia per crearcela ogni volta ne abbiamo bisogno. Quindi non vi stupirete se anche questa volta sono quasi sicuro di averla individuata...

Già che dover pagare per faticare è una cosa che mando giù malino, però che uno debba uscire dalla palestra fiaccato nel fisico e nel morale...proprio non lo concepisco!

E allora che ci vai a fare in palestra, direte voi? Ho diverse teorie in proposito e ve le vado or ora a presentare.
Innanzitutto dovrebbe essere chiaro che lo scopo primario della palestra non è la fatica ma la socializzazione e l’affinamento dell’arte della dialettica e dell’oratoria; in secondo luogo non capisco i fissati che stanno a pensare se hanno mosso in maniera equilibrata tutti i muscoli del corpo e vanno in paranoia se non sono riusciti ad allenare adeguatamente il coracobrachiale sinistro e seguono teorie più o meno scientifiche su come migliorare la massa muscolare utilizzando carichi crescenti o piramidali o giocando su ripetizioni, recuperi o assunzione di amminoacidi o stricnina.
L’approccio migliore è quello che segue una metodologia che definirei “scientificamente casuale”; essa metodologia impone, tra le altre cose, due regole fondamentali:
- l’utilizzo della macchina più comoda, cioè quella in cui si lavora da seduti, e sulla quale si può permanere in riposo più e più tempo
- l’utilizzo del peso che si trova preimpostato sul macchinario, in seguito all’utilizzo precedente
Tutto ciò presenta l’indiscutibile vantaggio di non stressare l’organismo, non farlo abituare a ritmi costanti e poi - cosa fondamentale - non obbliga ad abbassarsi per cambiare il peso nell’attrezzo!



Nonostante l’inutile interpretazione di Scamarcio, alla fine il film scorre via veloce e piacevole, se si tralascia qualche ingenuità e leggerezza di troppo. Così lo stereotipo dell’italiano medio viene confermato e lo spettatore può uscire dal cinema con l’assoluzione in tasca.
Il mio scetticismo iniziale, basato essenzialmente sulla presenza di Scamarcio e quella di Verdone, per il quale non stravedo, si scioglie in qualche sorriso facile e in una sensazione di evasione che porta a superare il trapasso tra un gennaio che se ne fugge senza portarsi con sé nemmeno uno dei miei 5 Kg di troppo e il febbraietto corto e maledetto che sancirà la fine definitiva dei miei 33 anni.
Ma Verdone qui non è regista e non ci appesantisce per l’ennesima volta con il concentrato dei suoi soli 3 personaggi che ha riproposto troppe volte, con abiti diversi, nella sua carriera. E Scamarcio resta presenza abbastanza innocua e un po’ ridimensionata dalla buona interpretazione di Castellitto. Spassoso Dario Bandiera nel ruolo di Vito Calzone, promotore di una società russa a stampo garbatamente mafioso. Alla fine dei due episodi il pubblico abbandona la sala con la sensazione di non aver speso troppo male i soldi, fosse anche solo per la citazione del New York Times, che marchia l’incipit del film: "Gli italiani sono il popolo che suona più di tutti...al metal detector".

