Nel felice e felicemente antidemocratico Stato di Albolandia, celebre per i gusti estetici sopraffini dei suoi abitanti, si ama “dividere” le donne in due categorie: quelle ALTE (superiori ai 165 cm) e quelle PIACENTI (inferiori o uguali a 165 cm).
E’ altresì cosa veritiera che si ama pure dividere le donne in altre due categorie: quelle MAGRE e quelle GENEROSE.
A veder bene si potrebbe anche verificare che è consuetudine dividere le donne in ulteriori due categorie: le GIOVANI (inferiori ai 25 anni) e le VEGLIARDE (dal compimento del 25° anno), ma per ora ignoreremo questa ulteriore distinzione.
Ovviamente, come in ogni stato che si rispetti ma anche no, ogni anno viene tenuto un concorso di bellezza, aperto a tutte le donne in doppia cifra (10-99 anni), divise per categorie e giudicate da apposita Giuria di esperti, presieduta dal Sovrano stesso. La manifestazione si svolge a metà agosto, in uno stabilimento balneare di proprietà dello Stato e quindi del Sovrano, giacché ogni cosa è dello Stato e ogni cosa (e persona) dello Stato è, ovviamente, proprietà del Sovrano.
Nella Giuria non alberga nessun preconcetto e nessuna forma di discriminazione, tanto è vero che qualunque delle iscritte può, in teoria, ambire alla vittoria del celeberrimo Tubero di Rame, senza discriminazione di razza (cittadine o campagnole), colore (dei capelli), età e appartenenza politica (che comunque appartiene al Sovrano). Non sfuggirà ai più, d’altro canto, che se tutte possono ambire alla vittoria finale, le favorite sono senz’altro da ricercarsi nell’intersezione delle prime categorie citate, cioè dalle ragazze che possono vantare la contemporanea appartenenza alla categoria PIACENTE e GENEROSA.
Ovviamente per sfuggire a qualsiasi forma di arbitrarietà e fornire uno strumento obiettivo che dia garanzia di imparzialità, si è messa a punto una metodologia che si rifà alla teoria del “calco dentale”. Essa teoria si basa sull’istinto alla morsicazione che la visione di un bel corpo femminile tondeggiante può provocare. Per maggiore imparzialità, ogni anno viene estratto a sorte un popolano tra i possessori della Social Card, ed esso viene nominato “Morsicatore Ufficiale”, con enorme sua gioia. Purtroppo sfortuna vuole che, per la troppa emozione, questi morsicatori popolani la notte precedente alla gara si sentano immancabilmente male o si smaterializzino, obbligando il povero Sovrano alla loro sostituzione.
Per farla breve, più una ragazza è bella secondo i canoni albolandesi, più morsi riceverà nel gluteo destro. Alla fine sarà compito dell’attenta giuria provvedere al meticoloso conteggio delle impronte dentali impresse sulla viva ciccia. Va da sé che la vincitrice sarà la ragazza che avrà ricevuto il maggiore numero e profondità di impronte. E va da sé, altresì, che le ragazze troppo magre non potranno mai ambire alla vittoria finale e a cingere la propria testa con il Tubero di Rame.

Questo post vorrebbe essere un tributo alla lotta contro la magrezza 
Scrivo poco. E’ vero. Lo ammetto. Ma il fatto è che la mia esistenza scivola piatta piatta, come Pamela Anderson prima dell’intervento. E la vita che scorre, come sangue, fuori da me non è che mi invogli tanto a celebrarla...
Oggi abbiamo i sostenitori accaniti di Israele e Palestina, che si massacrano di parole nelle manifestazioni di piazza e nei giornali, come se si trattasse di un incontro di calcio. Ma io vado oltre, perché ho entrambi simpatici come una vespa incazzata tra i testicoli.
Degli israeliani ho poca stima; si comportano come veri fondamentalisti e non accettano la benché minima critica, accusando subito l’interlocutore di antisemitismo o, addirittura, di nazismo: “neghi l’olocausto, nazista, fascista!” Mah, francamente io non nego un bel niente, solo che sono passati millemila anni e non ci si può continuare a nascondere dietro questo, pur orrendo, crimine subito. (E poi potrei anche dire che il fascismo c’entra poco con l’olocausto, perché approvò sì le leggi razziali, ma fin che ebbe voce in capitolo, cioè fino al 25 luglio 1943, cercò di evitare in tutti i modi che gli ebrei residenti in Italia e nelle zone da essa controllate venissero deportati nei lager nazisti. Potrei dirlo, ma non lo dico, almeno per ora.)
Ma, d’altra parte, che dire? E’ vero che i coloni ebrei si sono comprati la maggior parte di quei territori con il vil denaro, ma è pur vero che quel vil denaro qualcuno l’avrà pur accettato! E poi, francamente, se qui sull’ameno Monte Parodi ci fossero personcine che ogni giorno, per scherzare, lanciassero missili a casaccio sulla mia cittadina e io non potessi garantire ai miei figli (che non ho) l’incolumità…beh, penso che mi incazzerei e di molto! E vorrei fare pure presente che le convenzioni internazionali, ritengono sì deplorevoli le stragi di civili in operazioni militari ma condannano in primis CHI si fa SCUDO con quei civili!!!
Vabbè ma ora basta, mi sono già stufato di parlare di queste cose! A volte penso che con un’enorme bomba si risolverebbe tutto: via israeliani e palestinesi, in un solo colpo! Ma poi c’è il problema dell’Iran, che vuole costruire la bomba atomica...via, una bomba anche lì! E i cinesi, che opprimono i tibetani e sfruttano la forza lavoro e uccidono la nostra economia esportando sottocosto prodotti straripanti di cromo esavalente? Una bombetta anche per loro (magari un po’ più grossa)! E i problemi del Darfur in Sudan? E l’Afghanistan? E la droga in Colombia? E il buco nell’ozono? E “L’Isola dei Famosi”? E la presunta pubalgia di Kakà?
Andando avanti di questo passo resteremmo solo io, te e pochi altri amici. Qualcuno che uccida gli animali per farne bistecche, perché io non ne ho il coraggio. Qualcuno che produca panettoni, perché io non ne sono capace. Qualcuno che si intenda di computer per permettermi di proseguire la mia vita virtuale e continuare a scrivere enormi cazzate.
sono un bambino povero, tanto povero che non ho neanche la Credit Card; posseggo solo la Fidaty Card dell’ESSELUNGA e la Social Card di Tremonti. Confesso che da te, che cavalchi l’alba di questo 2009 (annus fortunatissimus per noi acquario), oggi, al mio risveglio, mi sarei aspettato qualche gradita sorpresa. Invece niente. Come al solito. Eppure il governo aveva promesso aiuti alle fasce più deboli. E io sono debole e tanto povero e, se non lo sono proprio finanziariamente, lo sono sicuramente di parole e di idee e di coccole. Mi aspettavo che questo inizio anno, attraverso te, mi portasse un po’ di dolci o dolcezze, invece niente, stamattina la calza appesa al camino era tristissimamente vuota e moscia e non credo che sia colpa del buco sul pollicione e tanto meno di quello nell’ozono. Avessi almeno lasciato un po’ di carbone avrei potuto accendermi un fuocherello per arrostire un micino randagio o per scaldarmi un poco le mani fredde ed il cuore; invece, la più totale indifferenza e mancanza di considerazione. E’ questo che più fa più male.
Sai, cara vecchina, io non ce l’ho con te; ce l’ho con chi ti aspetta con ansia e si alza la mattina dell’Epifania con le calze traboccanti di cioccolatini nutellosi e caramelle appiccicosicce e cariose. Perché se non fosse per loro, per questa miriade di infanti viziati che piagnucolano per ogni nonnulla, se non fosse per questa doppia miriade di braccia rubate all’agricoltura e alla manovalanza e, in genere, al sano ed educativo sfruttamento minorile, tu semplicemente non esisteresti e io non starei qui a piangere su di una calza bucata che non hai riempito.
Poi c’è l’altro discorso di chi soffre per davvero di problemi seri. Ma io non mi vergogno mica di soffrire per le piccole delusioni della vita; eccheccazzo sono di carne ed ossa anch’io, anzi, attualmente più di carne che di ossa!
E se tu non hai letto la mia lettera d’aiuto che ti ho spedito l’altra sera via poste telepatiche, i casi sono tre: o non sai leggere, o non ci vedi più, o non esisti. Nei primi due casi suggerirei di abdicare in favore di una befana più sana, giovane, aggiornata, in linea con i tempi. Nell’altro caso sarebbe l’ora di smettere di illuderci che su questa terra esista la riconoscenza, la felicità, l’amore che fa sentire le campane o che ci fa vedere “tutti i termini della beatitudine”. Nonono nonono.
Il più grande proposito per il nuovo anno, dunque, sarà quello di essere più cattivo, cinico ed egoista perché, comunque, così non vado bene.

Ha un nome e un cognome la più bella sorpresa del 2008. La più luminosa; e tale rimarrà, anche se ci sono tutti i presupposti affinché si concretizzi come la più grande delusione del 2009. Non importa; del 2008 è stata veramente la più bella sorpresa, anche se esplosa sul finire, quasi acchiappata per i capelli. Ha un nome e un cognome, come tutti, e non ha importanza che voi vi chiediate quale esso sia, perché per me è un’immagine, una pennellata di colore, uno sbuffo di giallo in un riquadro microscopico, una mano fredda fredda, più della mia, sotto lo sguardo cieco di un sole pallido.
Credevo non ne fosse più capace e invece vive ancora. Dico sul serio; non lo sentivo più parlare, non lo sentivo correre da chissà quanto tempo, se non negli sforzi inopportuni o negli incubi più strani. E, invece, sentiste come galoppa in queste sere, nelle estenuanti rincorse al dio del sonno, nei mille rigiri tormentosi del corpo, ostinato ad inseguire i miei pensieri!
Come se tutto quello che è il passato non fosse ad un tratto più esistito, come se la scorza dura dell’esperienza si fosse all’improvviso lacerata.
Delle cose che mi ripropongo di fare in quest’anno che ha appena aperto gli occhi, una è sopravvivere, un’altra è continuare a sorriderti, le restanti hanno ben poco senso.

