martedì, 30 dicembre 2008
Transita Giove. Questo è il punto cardine per l’anno 2009. L’ hanno gridato oggi alla TV. Transita Giove, il pianeta della fortuna per eccellenza, nonché il più grande e decisivo!!! Transita Giove, scansatevi! Pare non abbia nemmeno la patente interplanetaria. Nonostante questo gioisca l’Acquario per il transito gioviale, che apporterà ai nati sotto il segno fortuna e tanto tanto lavoro! Ne portasse anche poco, comunque, sarebbe sempre più dell’attuale!
Ottimismo sarà la parola chiave suggerita da Giove nel segno. E’ un transito che si ripete ogni dodici anni. E, per la cronaca, il 1997 è stato un anno di popò!
I bilanci dell’anno trascorso non si fanno mai se non ad anno finito e poi annoiano a morte.
I buoni propositi per l’anno a venire notoriamente lastricano la via che conduce all’inferno.
Lasciamo, dunque, parlare loro, i grandi santoni degli oroscopi, riguardo all’unico punto veramente fondamentale: l’ammmore!
Bene, l’Acquario godrà, manco a dirlo, di influssi gioviali salubri per l’ammmore e la passsione. Nettuno influenzerà principalmente i nati dall’11 al 16 febbraio (evvai!). I single incontreranno il maggior successo con l’altro sesso prevalentemente nei mesi estivi. Attrazione e tanta voglia di conoscenza con il Leone, ma con il tempo il rapporto potrebbe subire una voglia di distacco. Toro e Vergine sono completamente opposti al carattere acquarioso ed al suo sistema di vedere le cose più comuni: assolutamente da evitare! Inconsciamente ci sarà attrazione con Scorpione e Cancro, ma un eventuale legame potrebbe risultare alquanto complicato, perché l'affinità è solo di pelle. Da evitare, possibilmente, qualunque intesa con i Pesci. Fra Acquari la cosa potrebbe anche dare esiti positivi!!!

"Il futuro è sulle ginocchia di Giove", dicevano gli antichi. Io non so se è proprio quella parte del corpo che c’entra...secondo me è più questione di culo. Speriamo di averne tanto!!!
 
P.S. Si può dire “culo” in un blog?
Felice 2009 a tutti!!!

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categoria: attualità
mercoledì, 24 dicembre 2008
Il calendario segnava il 24 di dicembre dell’anno 0. Già in molti, tra quelli che avevano vissuto il 31 dicembre dell’anno –1 con crescente ansia e trepidazione, avevano iniziato a dubitare che ormai sarebbe successo qualcosa di sconvolgente. E la storia pareva ripetere sempre l’identico motivo: grandi ansie risolte in immense delusioni. O brevi sensi di liberazione, che nascondono pur sempre una certa dose di delusione. Come mille anni più tardi, per via dell’annunciata fine del mondo o duemila, per via del sovrastimato millennium bug, o tremila per…chissà. Comunque se qualcosa sarebbe accaduto, lo avrebbe fatto da lì a pochi giorni: la fine dell’anno era ormai imminente…
“Consolati Maria del tuo pellegrinare!
Siam giunti. Ecco Betlemme…”
Giuseppe guardò Maria con aria stanca ma ammirata: quella giovane aveva sopportato un lungo e difficile cammino, nel ventre una creatura pronta ad affacciarsi ad una nuova vita. Purtroppo quello che aveva da offrirle era ben poca cosa: qualche misera provvista e pochi euri giudaici per pagarsi una locanda. Ma poi la storia la sapete…e si diressero verso una mangiatoia.
La neve! - ecco una stalla! …”
La mangiatoia era composta da una tettoia di legno, addossata alle umide pareti di roccia di un piccolo rilievo. Per terra un po’ di fieno ed alcuni esemplari di cibo riconsiderato da bovidi intestini particolarmente attivi. Maria si adagiò su di un giaciglio improvvisato, che il suo sposo cercò di rendere più confortevole stendendo alcuni panni ancora asciutti. Non nevicava affatto; scendeva dal cielo una pioggia fitta fitta e senza speranza, che penetrava fin nelle ossa. La Santa Vergine soffriva sommessamente.
 
Ma, nella zona, ella non era l’unica creatura in aria di Santità a soffrire: c’era il povero pastore che aveva appena perduto il figlioletto e il ricco mercante che vegliava il vecchio padre agonizzante. E poi il saggio che pensava ai crudeli meccanismi del mondo, il pescatore che non riusciva a sfamare la famiglia e l’agnello che stava per essere sgozzato…
 
Non c’era la cometa, che tanto con quel tempaccio comunque non si sarebbe vista. Ci fu invece un lampo accecante, seguito, al posto che da un tuono, da un flebile vagito. Fu in quel momento, forse, che il pastore si ricordò dell’altro figlio, un grosso pesce abboccò all’amo del pescatore, il saggio si addormentò e sul volto del vecchio padre sofferente e su quello dell’agnello comparve un sorriso liberatore.
 
Qualcuno ebbe a dire, in seguito, che non accadde nulla di tutto questo. Ma io c’ero e, poi, dell’opinione altrui mi sono sempre curato ben poco…

 

Buon Natale a tutti!!!

 

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categoria: storie e affini
sabato, 13 dicembre 2008

Oggi ho preparato l’albero di Natale. E’ sempre un piacere farlo. Certo, non c’è la stessa atmosfera di quando ero bambino e, insieme a mia mamma e i miei fratelli, appendevamo le palline di vetro, cantando improvvisati cori natalizi che io, per spirito dissacratore, spesso storpiavo per poi farmi una grassa risata (ovviamente da solo)...

Il presepe poi era una vera cerimonia. Iniziavamo settimane prima a tirare fuori dallo scatolone impolverato le vecchie statuine di gesso, conservate e ritinte così male che a qualcuna mancavano pure i tratti del viso, braccia, gambe. In verità era un effetto voluto, in quanto noi prediligevamo una sacra rappresentazione politicamente corretta, nella quale ci fosse posto anche (o solo) per i diversamente abili, gli acefali e gli storpi.

Il nostro primario scopo era quello di fare accoppiare pastori e pastorelle (io anche le pecorelle); c’era il giovane sull’asino che flirtava con una signora rossovestita, il pastorello zufolante che era invaghito di una giovine dalle discrete forme e il vecchino che non si reggeva in piedi, perennemente appoggiato alla consorte ipovedente. Questi ultimi erano i più malridotti ma anche i miei preferiti. Purtroppo, col trascorrere degli anni, della vecchina si sono perse le tracce e il povero consorte resta sempre appoggiato (sarebbe più giusto dire “conficcato”) ad un palo, lontano chilometri dalla capanna. In merito alla scomparsa della di lui consorte, si è ipotizzata la fuga in un altro presepe, meno innevato ma popolato da giovani mori.

Con l’approssimarsi dell’epifania, poi io mi facevo prendere da strane visioni postmoderne e personalizzavo il presepe con autostrade (con cartelli che andavano a sostituire la cometa), ferrovie e persino centrali nucleari. Poi c’è stato il referendum e sono passato alle centrali idroelettriche, utilizzando una pompa da acquario.

A come impostare l'impianto del presepe quest'anno non ho ancora pensato. Spero di riuscire ad attenermi ai canoni della tradizione, senza significative divagazioni futuriste. Spero. Ma si sa che chi visse sperando...


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categoria: cronache
giovedì, 04 dicembre 2008
Mi è sempre piaciuto riflettere. Senza sapere su chi o che cosa, lasciare vagare i pensieri in immagini indefinite e senza un filo logico, almeno apparente. I miei quotidiani viaggi in treno, se non consacrati al dio del sonno, venivano dedicati perennemente al fluire scomposto di queste immagini. Non libri, non musica, non chiacchiere. Pensieri.
Mi è sempre piaciuto riflettere, peccato che non lo sappia più fare come una volta. Un tempo i miei pensieri erano anche più raffinati, meno vaghi. Riuscivo persino ad assaporare il gusto delle stagioni, riuscivo a fermarmi e inebriarmi di luci, profumi, colori. Adesso mi lascio scivolare tutto sopra, preso dall’ansia ingiustificata di avere altro da fare. Adesso non riesco a fermarmi. A ben vedere, scappo.
Eppure una volta per me quel “fermarsi” aveva un’importanza talmente grande da poterne pure stare male. Ora scappo per non sentire di non poter sentire più.
Scappa, scappa, non sentire, non cercare di sentire mai più! che, in fondo, riflettere è solo tempo perso...
 
“Smettila di riflettere!” mi gridava anche la mia professoressa di italiano alle medie “è l’ora di finirla con questi giochetti da bambini deficienti, con gli orologi!”
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categoria: riflessioni