mercoledì, 23 luglio 2008


L’uomo rappresenta la parte più eccezionale della creazione divina; ovviamente dopo la donna, molti animali e alcune sostanze chimiche”. Non ricordo di preciso chi pronunciò queste parole ma è chiaro che esse sottendano un profondo studio e una mirabile intuizione. Se è vero, però, che l’uomo, nei secoli passati, ha sempre tentato di tenere la donna in uno stato subalterno, è pur vero che non ha mai pensato di poterne fare a meno, se non altro per questioni legate al piacere e alla sopravvivenza della specie. Cosa diversa accade oggi per la donna che, raggiunta l’uguaglianza dei diritti e mantenuta a suo favore la disuguaglianza dei doveri, medita di poter fare a meno della sua storica controparte, facendo affidamento sui più moderni ritrovati della scienza. E’ di pochi giorni fa la notizia, infatti, che scienziati inglesi dell’università di Newcastle Upon Tyne avrebbero trovato un modo per trasformare le cellule staminali del midollo osseo femminile in spermatozoi. La figura maschile, ormai umiliata su più fronti, perderebbe di fatto ogni utilità, se si conta che, anche per quanto riguarda il puro sollazzo femminile, sono in commercio svariate alternative in materiale anallergico. A rendere ancor più preoccupante lo scenario è il fatto che i bambini nati in questo modo potrebbero essere esclusivamente di sesso femminile.

Per fortuna, come ribadisce il Professor Otrebla dell’Institute of Applied Constipation di Pegazzano City (Massachusetts), se un mondo di soli uomini sarebbe molto triste e privo di scopo, “un mondo composto da soli esseri femminili non avrebbe futuro: si scannerebbero tutte nel giro di pochi giorni”!


Tutto questo solo perché ho recentemente passato una giornata in un laboratorio-gineceo dell’Università di Pisa...

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categoria: scienza
giovedì, 03 luglio 2008
 
"Oh che bello il gira-giò, oh che bello il gira-giò!" Così, bambino, solevo esprimere il mio gradimento all’emozionante ed ineffabile vista di una betoniera. Lo so, non capita a tutti i bambini di manifestare tanto entusiasmo per i prodigi della meccanica ma io, all’epoca, ero in pace con me stesso, per cui non mi vergognavo affatto di "accendermi" innanzi ad una locomotiva, ad un traghetto, ad un trattore agricolo. Ma, così dicendo, sembra che fossi sensibile esclusivamente al fascino dell’opera dell’uomo. Non è così, tutt’altro! Mi emozionavo per molte cose, allora; magari facevo di tutto per non darlo a vedere ma mi emozionavo! Per un’alba (le rare volte che è capitato), un prato fiorito e, soprattutto, per gli animali.
Così per me "chicchidrillo" era il rospo che spuntava tra la vegetazione, "cunga" erano i funghi che scorgevo in un bosco di montagna e "altre cose" erano altre cose, non è che posso stare tutta la sera a pensare come mi esprimevo quando conoscevo in tutto sei vocaboli!
Gli animali erano i miei migliori amici: accarezzavo le galline e i conigli di mio nonno e poi gatti e cani in quantità, anche se non stretti da vincoli "familiari". Ricordo che quando i miei mi hanno intimato di salutare chiunque incontrassi, dato che ero solito essere scontroso, io ho iniziato a salutare proprio gli animali ("Ciao cane", "Ciao gatto" dicevo incrociando ogni esemplare di quelle specie) ma ho continuato a perseverare nel mio sospetto verso il genere umano, indegno oggi come allora del mio saluto.
Almeno loro (gli animali, dico) non mi trattavano come un bambino. O come un idiota. Le persone sì. Avevo, allora, un trascurabile difetto di pronunzia per cui il mare "mosso" diventava sistematicamente un mare "moffo". Questo faceva – chissà poi perché - sbellicare gli astanti a tal punto che, con un passaparola mai visto prima , mi ritrovai a dover rispondere più volte al giorno alla domanda "Com’era il mare ieri?" (ed io: "moffo"). Dal momento, però, che io ero sì bambino ma non deficiente, un giorno mi stancai e, con somma delusione della zia di ennesimo grado di turno, risposi :"Pieno di onde". Evvaffanculo!
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