mercoledì, 27 febbraio 2008
La perfetta e incontrovertibile verità è che sto navigando nella brodaglia della mia terza età, come un’imbarcazione ricavata da un guscio di noci, senza vele e senza timone. La verità ufficiale, però, si rivolta, sostenendo che stia semplicemente saggiando venti e correnti prima di decidere la rotta migliore.
La zeresima età (da 0 anni in su) ci fa conoscere le gioie della famiglia e della scoperta; la prima età (dai 10 in su) ci fa conoscere i primi ed impacciati amori; la seconda età (dai 20 in su) ci fa conoscere gli ultimi, disillusi amori e più maturi piaceri e dolori dei sensi; la terza età (da 30 in su) ci pone faccia a faccia con le nostre ipocondrie ed analisi ematiche incoerenti.
Fare i conti con il colesterolo e con le transaminasi non è compito da assolversi con leggerezza. Io i conti li faccio senza problema alcuno, primo perché alle elementari sono stato campione di classe di "tabelline" e poi perché i valori in questione sono talmente elevati che, anche a sottrarli e dividerli ripetutamente, non si va comunque a finire nel calcolo infinitesimale.
Per quanto riguarda il colesterolo non mi stupisco: lo so che nelle mie arterie ormai da tempo immemore scorre stracchino di Nonno Nanni, per quanto concerne invece le transaminasi, dopo accurata ricerca in rete, ho dedotto che la causa potrebbe essere:
  • Eccesso di attività fisica
  • Eccesso di farmaci o alcol
  • Disfunzioni epatiche varie
  • Infarto del miocardio
Nel modo più assoluto escludo la prima, in modo probabile escludo la seconda, la terza non so cosa voglia dire, quindi non rimane che la quarta!
Nel bel mezzo della brodaglia della mia terza età c’è, quindi, una barchetta di gusci di noci, senza vele e senza timone, con un capitano dal cuore squarciato che imposta calcoli improbabili sul suo colesterolo.
E in tutto questo che ci trovate di buono? Beh, ad esempio, che è uscito il nuovo album di Elio e Le Storie Tese! A presto…
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categoria: riflessioni
sabato, 16 febbraio 2008


...Bene, ora dica "trentatré".

Tr…tr…tre...non ce la faccio, ecco!

Su, su, non è difficile: uno come lei, se si impegna, ce la può fare! Trentatrè!

Tr…tr..tre(dici)?

No, no, un po’ di collaborazione, perdio! Trentatré!!!

Trrr…uff…trrr…trrentattrrè!

Oh, bravo! Vede che se si impegna ci riesce? Non era poi così difficile, vero?
Ora mi dica: se tocco qui le fa male?

Boh!?

Come sarebbe: “boh”?! Se non lo sa lei che è il paziente…

Se non lo sa lei che è il medico; tutto quello studio a cosa le è servito?!


Non faccia il bambino; questa frase me l’ha già detta quando aveva meno di dieci anni. Appena prima di darmi dell’”assassino”. Crede che me lo sia dimenticato? Ridica trentatré…

Trentatré! Trentatré! Trentatrè ! (tredici)

L’ho sentita, sa ? Che paziente difficile è lei! Dov’è che sente male?

Sento un fastidio qui, a livello delle spalle; come un peso, un’oppressione; mi schiaccia.
E un dolore…dietro…un po’ più in basso…

Ahahah, quello è normale alla sua età, con il “successo” che ha riscosso! E consideri inoltre che c’è stato di mezzo anche San Valentino!

Eh, già, non ha giovato…

Sa che è proprio buffo lei? E’ rimasto tale e quale quando era bambino. Solo un po’ meno aggressivo…Non è cresciuto per niente: stessa infantilità, stessa permalosità, stessa scontrosità! Stesse ansie, stesso comportamento ossessivo! Stesse…

Stesse zitto ogni tanto, dottore! Sa cosa le dico? Facevo proprio bene a nascondermi dentro l’armadio o dietro le pile di libri, quando arrivava lei a visitarmi!

La sua antipatia era contraccambiata al 101%! E’ per quello che le prescrivevo quegli sciroppi così amari e disgustosi! In realtà servivano a ben poco…

(Brutto str….)


…Stesse paure, stesse manie, stessa dabbenaggine, stessa tendenza al prolasso addominale, stessa…altezza (ghghgh)!!!

Ma dica un po’, lei: ora non è, perché è stramorto da più di un quinquennio, che può venire qui ad offendermi impunemente! Va bene il rispetto, però tutto ha un limite!

Oh, no, caro; ci sono cosa che limiti non ne hanno proprio…A sproposito, me ne vado, torno nel suo oblio. Mi stia bene (se ci riesce)!

Dottore...ma dove va? Mi dica almeno se guarirò…

Ah, giusto, mi ero scordato! No, non guarirà; andrà sempre peggiorando. Non c’è nulla da fare. Mi dispiace (o forse no).

Oddio! E quindi?

Quindi tornerò il 13 febbraio del prossimo anno e le ripeterò la stessa visita…

La stessa identica?

Precisa precisa!

E mi rifarà le stesse domande?

Ovvio.

E le dovrò dire di nuovo cosa mi fa male?

Esatto! Sta facendo progressi sorprendenti!

E mi farà dire di nuovo “trentatré”?

Eh no! Troppo facile: “trentatré” si dice una volta sola nella vita! Ma vedrà: ci accorderemo per un altro numero, magari appena un po’ più grande…Ci vediamo!


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categoria: altro
domenica, 10 febbraio 2008

Il fatto che mi nutra ormai quasi esclusivamente di inibitori della ricaptazione della serotonina non significa automaticamente che io sia perennemente depresso. Lo sono certamente a volte; altre, per lo meno, non ne ho coscienza.

Il fatto che spesso sia scontroso e incostante non significa obbligatoriamente che io odi l’umanità; semplicemente ne ignoro scopo e utilità.
Ieri mi trovavo in giro, controcorrente, nell’unica via della mia città che abbia un barlume di storia e, certamente, nell’unica che vanti l’invidiabile primato di essere frequentata da una popolazione di età media inferiore ai 56 anni.
Una certa LEI mi è passata davanti; ci siamo incrociati due o tre volte, forse più. Era la prima volta che la vedevo. Si è fermata per alcuni istanti ad osservare una vetrina di occhiali da sole, proprio davanti a me. Io non ho trovato il coraggio di fermarla e invitarla neanche per un caffè...
Così si è allontanata, portando a spasso con malcelato orgoglio quel suo maestoso lato B. Io amo il lato B. Spesso nel lato B i cantanti inseriscono il miglior pezzo dell’intero album. Soprattutto quando è imponente, voluminoso, michelangiolesco, sorridente. Non voglio dire che sia insensibile al fascino del lato A. Spesso nel lato A i cantanti inseriscono il loro pezzo migliore. Fatto sta che lei aveva sul lato A un sorriso forse divertito e compiaciuto e sul lato B un sorriso gioioso e disarmante.
Poi si è diretta verso una gioielleria.
Tra poco è San Valentino e 1 + 1 fa 2.
Facesse 3 sarebbe un altro discorso ma la matematica ha regole che non si possono contravvenire.
L’aperitivo al campari che ne è seguito aveva un retrogustro amaro; forse il pompelmo, forse altro.




P.S: Ieri sera mi scappava fortissimamente da scrivere. Mi sono contorto per un po' e sono riuscito a trattenermi. Oggi, quando ho potuto liberarmi, mi sono accorto che lo sforzo aveva già ridotto lo stimolo e tolto forza alle parole. Pazienza.
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categoria: riflessioni
sabato, 02 febbraio 2008

A volte le nuvole sembrano fatte a forma di fette di pane. Verrebbe voglia di prenderle e spalmarci sopra due o tre di quei pensieri un po’ amari che, come creme appiccicosicce e pesanti, foderano il fondo del barattolo della mia anima. Ammesso che ne abbia una.
E sopra le scure colline un bagliore di rosso tramonto si apre come per abbrustolirle. Dicono che accuratamente abbruciacchiati tali pensieri risultino maggiormente digeribili. Dicono che sarebbe anche da provarli annegati nell’alcol. Dicono. Che poi non sono niente di particolarmente terribile o originale: non sono altro che quelli che restano latenti sul fondo dell’animo di ognuno.
A volte penso pure alla morte e sulle prime ne rifuggo inorridito; poi mi calmo e penso che, in fin dei conti, è la vita a farmi più paura. Se non esiste una vita dopo la morte è una bella fregatura. Ma se esiste un’altra vita, sopra queste nuvole di segale, deve essere per tutti gli esseri viventi, comprese cozze, amebe e piante di fagioli borlotti. E forse è pure vera la storia della reincarnazione. Io spero di potermi reincarnare in una lucciola. Non in una lucciola di strada, ma in una di campo. Ho speso diverse discussioni a sottolineare la differenza tra la lucciola di campagna e quella di città. La prima, ad esempio, è dotata di luce propria e ce la offre a intermittenza. La seconda non è dotata di luce propria e ce la offre di continuo e a prezzo trattabile (non la luce).
Io non ho paura della morte se sogno di reincarnarmi in una lucciola; voglio provare la leggera follia di sentirmi libero dal peso del corpo e galleggiare placidamente tra i filari di pomodori nelle sere di un profumatissimo giugno.
Io non ho paura della morte; io ho paura dei miei pensieri. A volte li ignoro o fingo di spalmarli su una nuvola di pane abbrustolito; ma restano lì, a imbrattare il fondo di quel barattolo di mistero che chiamiamo anima.
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categoria: riflessioni