Nel precedente post avevo fatto alcune previsioni riguardo ai regali che pensavo di ricevere per Natale.
Oggi vi comunico ufficialmente che Babbo Natale mi ha portato:
- uno zainetto non cinese
- una crema viso con effetto anti-rughe della Bottega Verde
- un po' di liquidità per far fronte alle ormai croniche ristrettezze economiche
- libri
- maglie/felpe

Si approssima ormai a balzi felini il candido Natale!
I grandi ed i piccini, i buoni e i meno buoni riceveranno presto tanti regalini...
Anch'io, che non sono più piccino ma che non posso davvero definirmi "grande" e che non sono buono ma non posso neanche definirmi "meno"...anch'io - dicevo - avrò i miei regalini.
Vi giuro che non so cosa mi verrà donato, ma voglio usare questo post come fosse una busta chiusa in cui depositare le mie previsioni regalifere...
Insomma, secondo me riceverò:
- un LIBRO di Stefano Benni (o, al massimo, di Arrigo Petacco)
- uno ZAINETTO (possibilmente non cinese)
- una CREMA, con possibile effetto anti-invecchiamento (qualcuno sta forse facendo allusioni?)
- una maglia in puro cotone a manica lunga (contemplo pure la variante "felpa"), ovviamente di misura sbagliata
- qualche soldino per rimpinguare le sfornite casse personali
- pigiama
- dopobarba (ne ho già 3 ancora da aprire, dovuti a precedenti festività)
Per ora...buon pre-Natale a tutti (o quasi)!
In riferimento alla canzonetta di due post or sono, mi è stato chiesto perché io odi a tal punto il “glorioso” capoluogo ligure. Ve ne darò spiegazione scientifica in una serie di post che copriranno diversi aspetti della questione.
Del perché io odi Genova: aspetti climatici
A Genova non esistono (più) le mezze stagioni. Si passa così, direttamente, dall’inverno all’estate e dall’estate all’inverno senza alcun preavviso e senza rispetto alcuno per l’incauto forestiero che si trovasse a transitare, suo malgrado, lungo i viali ventosi e i maleodoranti carruggi dell’infelice agglomerato urbano. A Genova non esistono più le mezze stagioni e, se vogliamo ammettere che non esistono più neanche altrove, ebbene lì non sono mai esistite e mai lo faranno! A Genova dominano due soli lunghi periodi: quello dell’ibernazione e quello della torrefazione. Il primo dei due dura approssimativamente da ottobre fino a Pasqua. In questo periodo è un alternarsi continuo di pioggia e gelo. Quando la colonnina di mercurio non è rintanata dentro il bulbo, allora cateratte vorticose vi sorprenderanno infradiciandovi in barba ad ombrelli e impermeabili! Quando invece il grigiore del cielo non è da attribuirsi a fenomeno atmosferico ma al consueto smog riducente, allora la più piumata delle imbottiture, che abbia portato all’estinzione delle più rare specie aviarie dell’intero globo, non vi basterà a salvarvi da sicura polmonite. Questo alternarsi di pioggia e gelo si perpetua fino a quando l’accordo fra le forze del male fa scatenare pioggia e gelo contemporaneamente. E fino a qui tutto male, se non sorgesse una complicazione: a Genova c’è il vento. Già, ovunque c’è il vento; ma a Genova è diverso, c’è “il vento genovese”! Prendiamo come esempio un giorno freddo e piovoso e poniamo il caso, invero assurdo, che una persona particolarmente accorta e ingegnosa sia riuscita a costruirsi un qualche indumento avvolgente che riesca a proteggerlo dai suddetti fenomeni atmosferici. Inizia a spirare il vento genovese; sì, ma da dove? Il vento genovese, per sua stessa definizione, spira da ogni lato, nelle tre dimensioni e non già in modo alternato ma spesso – ed è questa la sua peculiarità – contemporaneamente. E’ un movimento vorticoso e radiale, che pare provenire dalle vicine colline squallide e brulle, sulle quali si inerpicano incombenti mostri di cemento.

Batte le colline con aghi di ghiaccio, s’infila tra gli avvallamenti e gli accidentati corsi d’acqua, gira tra i carruggi sporchi, fischia addentrandosi nella galleria ferroviaria tra Brignole e Principe, fa sosta al capolinea del 18 barrato, riprende fino al mare, scindendosi, riunendosi, riproducendosi, moltiplicandosi e acquistando la sua caratteristica di onnipresenza che da sempre malediciamo. L’accorto e attrezzato individuo di qualche riga sopra si troverà ad avere contemporaneamente vento frontale, posteriore, laterale, da sotto e da sopra! In questo modo la perfida lingua di gelo s’infiltrerà inevitabilmente attraverso le guarnizioni degli abiti e penetrerà vigliaccamente dai pertugi più impensabili. Oppure il vento si divertirà a sorprendere con fantasiosi diversivi. Cosicché, piovendo, accade spesso di subire una folata frontale e di posizionare l’ombrello in modo da opporsi a tale accidente; per dispetto un cambio di direzione sorprenderà da tergo, sradicando così l’ombrello.

Tutto è proprio così come l’ho descritto: sette lunghi mesi di angosciosa sofferenza e notte perpetua, almeno fino alla Santa Pasqua. Quindi il Signore risorge, in un anelito di bontà calma il vento e riporta il sereno. Ma Genova non conosce né religione, né equilibrio e si getta a perpendicolo nel vizio opposto che protrae fino alla nausea di settembre. Ma di questo parleremo in una prossima puntata…

