martedì, 22 maggio 2007

Questa storia che prendo a raccontare è una storia accaduta realmente, non ricordo di preciso quando ma sicuramente so dove. Non dite che non è vero, che è tutto frutto della fantasia o, meglio, della pazzia che prima o poi avrà la meglio sulla mia mente… Non consideratelo solo un sogno perché fatti del genere sono capitati e potranno ripresentarsi in futuro, se non avremo l’accortezza e la sensibilità giusta per evitarli.

Dunque, in quegli anni si stava perpetrando una politica di sfruttamento intensivo del Golfo; non preciserò quali questi abusi, quali gli interventi, quali le ricadute economiche sulla comunità. Dirò solamente che era uno stato di sfruttamento e offesa continua, totale, sempre più aggressiva giorno dopo giorno. Non dirò neanche quali i maggiori artefici, perché tutti, con poche eccezioni, accettarono questo stato di fatto.
Il Sindaco della città affacciata sul Golfo, apprezzato chirurgo estetico, considerava il tutto nella sua lungimirante visione che teneva conto dell’impatto economico, dello sviluppo industriale e culturale, non tralasciando di considerare la congenita rassegnazione e vocazione al suicidio tipica del carattere locale. Ergo, si impegnava con tutta la sua energia a non risolvere i più pressanti problemi della comunità.
Il primo segnale della catastrofe si annunciò verso la metà di febbraio. La “Queen Mary”, mega cargo da 8000 TEU battente bandiera panamense, si incagliò su una duna sabbiosa mentre si produceva in poco agili manovre, districandosi tra i gusci dei dipartisti che approfittavano della tersa giornata invernale… Quello che dapprima era stato liquidato come “errore umano” finì in breve tempo col disturbare i sogni degli addetti ai lavori. Infatti il fondale del canale navigabile, destinato al transito di questi giganti galleggianti, si era elevato di quasi un metro rispetto alla norma. Subito fu sentito il parere di esperti i quali, supportati da dati, statistiche e approssimazioni varie, asserirono che, per quanto raro, un fenomeno del genere poteva essere spiegato con la straordinaria cooperazione tra diverse correnti marine, che avrebbero concentrato verso il Golfo un’ingente quantità di sabbia e detriti. Trattandosi di un fenomeno “straordinario”, sicuramente si sarebbe risolto in un tempo decisamente breve e una semplice operazione di escavazione dei fondali avrebbe riportato la situazione alla normalità.
Alla fine del mese, difatti, i sistemi di monitoraggio della profondità marina parvero confermare una stabilizzazione del fenomeno, sicché le autorità competenti ritennero opportuno cominciare con le operazioni di dragaggio dei fondali, aggiungendo un margine di un ulteriore metro, perché, quando si ha a che fare con la natura, non si sa mai…
Cominciò nuovamente l’intenso traffico di ingombranti navi straripanti di muraglie di contenitori multicolore, che davano una pennellata di allegria a quel mare color piombo, oscurando la vista delle inutili isolette che si protendevano verso il mare sconfinato.
Sul viso grigio di amministratori e autorità varie tornarono i sorrisi, tornò la voglia di scherzare e scommettere su un futuro che si annunciava molto più roseo…

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categoria: storie e affini
mercoledì, 16 maggio 2007


Semaforo affollato, folti fumi, in prima fila grosse moto, motorette, scooter, "motoscorreggette"
sopra scomposti, zigzaganti, conducenti come tanti…
Non mi inganni: il tuo casco colorato mi parla di te, mi dice che tu non hai ancora 18 anni.
Non mi inganni: la tua mini-minigonna rivela il tuo ruolo,
racconta che tu non sei, no non puoi essere un uomo!
Che genio che sono! Non sarò, questo lo so, non sarò certo uno Sherlok Holmes, però…
Non attraverso per guardarla, fermo al verde come un pirla, del resto il verde, da solo, non mi pare
un motivo sufficiente per passare
poi non è bello neanche farne una questione di colore,
è un concetto che ho imparato a scuola, nelle ore di religione…
e non vorrei per un attraversamento, normale, banalissimo,
trovarmi in tribunale, adesso, tacciato di razzismo…
Sarà una scusa, ammetto, però cosa importa? Ciò che conta è che ti aspetto, insomma...

Minorenne in minigonna indelebile hai lasciato in me l’impronta,
ascolta: sai che non serve essere grandi per essere importanti e non conta poi l’età
per dar qualcosa che si ha…

...di dentro, lo preciso e, intanto, all’improvviso, intravedo il viso sotto quell’elmo in cui, in ogni centimetro,
hai inciso un cuoricino, me ne dedicheresti uno? Su mille, che sarà…
Mi rispondi? Non ti capisco, parli con me o mastichi una gomma?
Come, scusa? Ti sei offesa perché ho definito molto mini la tua gonna!
Ma, sai, scherzavo, la verità è che mi delizia l’ideale tua dolcezza, quella timida malizia appena sorta...
sì, però, guardando bene…la tua gonna è proprio corta!
Perdonato? Come dici? Con me staresti bene, ti sentiresti donna?
Così leggo dal labiale…cazzo voglio? Masticavi solo la tua gomma!
Fottutissima gomma…stramaledettissima gomma…stra, arci e issima gomma!!!

Minorenne in minigonna già pensavo a come sarebbe stato bello se noi...
Ma per ripicca ora interrompo il ritornello: STOP!

Però non è giusto crucciarmi con te soltanto perché non mi hai voluto,
lo faccio invece con chi mi dice che la tua “beltà” è attenuata dall’età:
la bellezza è un assoluto, se si valuta con un unico canone
e non c’è niente, se non in se stessa, che la possa attenuare.
E quindi non aver per le altre invidia, invidia avran loro di te…
E’ molto strano adesso o, almeno, lo è abbastanza
scoprire che quello che hai in più delle altre in fondo è una mancanza,
un traguardo non raggiunto, come l’amore più puro:
sempre ricerca, sogno, mai approdo sicuro…

Sarò sincero questa volta: quello che provo per te non lo provoca la tua gonna (anche se è corta)
Ma è travolgente tenerezza chiusa in me, fortezza inattaccabile, inespugnabile…

Riassumendo: oltre che è un assoluto la bellezza, che io provo tenerezza,
che di me non ti sei accorta, che il semaforo non serve, che la gonna è proprio corta…
una scoperta basilare pari a quella della ruota:
la bellezza non ha età ma, se ne ha, beh…ne ha poca!!!


Albolo, periodo sanremese
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venerdì, 04 maggio 2007

Penso che se fossi sul punto di morire (e spero che Iddio voglia prolungare il più possibile l’attesa) non mi pentirei tanto o solo di ciò che ho commesso ma, piuttosto, con rammarico ed angoscia indicibile perché non rimediabile, di quello che non ho fatto. Non che non abbia colpe o meschinità terrene, cristianamente mortali e poi sarà senz’altro superbia e, dunque, di per se stessa condannabile, il ritenere di essere stato fin qui una persona inoffensiva e incapace di nuocere in maniera rilevante verso alcuno… Ma, nella mia umanissima piccolezza, sono le cose che non ho fatto per gli altri ed anche i semi che non ho saputo mettere a frutto, che mi tormenteranno e mi peseranno più di tutto. Per ora mi salva la speranza che un giorno le farò e la preghiera di ogni sera di darmi la forza e l’opportunità di realizzare qualcosa di grande, di utile, di importante…"Di buone intenzioni è lastricata la via dell’inferno", soleva ripetere la mia professoressa di filosofia al liceo. E queste mattonelle io le ripongo ogni giorno, ad una ad una, con una regolarità e con tale maestria da fare invidia al migliore dei piastrellisti! E se una di tali mattonelle mi viene a mancare perché, mi si perdoni l’immodestia, qualche cosa di decente riesco pure a farlo, se riesco ad uscire per un attimo dalle correnti del fiume impetuoso che trascina tra alti argini la mia vita, mi accorgo che non c’è un limite al far meglio, al fare di più… E questo fiume altro non è che una corrente di un fiume ancora più grosso e questo corrente di uno ancora maggiore e così via, senza fine, senza possibilità di arrivo. E, allora, o si lotta contro queste correnti per cercare un argine, risalendo a poco a poco e abbandonando quello che ci circonda, o ci si accontenta tutt’al più di visitare qualche flusso a noi vicino e poi ricadere nella tranquillità del nostro ameno gorgo personale. E anche ora che scrivo mi accorgo che per staccarsi da tutto questo, per lottare contro i flutti, ci vuole un coraggio che io non ho, una vocazione all’eroismo quotidiano che mi è sconosciuta, una forza che non possiedo o che non voglio usare. Ma, se il mio fiume riuscirà un giorno ad arrivare al mare, non dico un mare aperto e sconfinato, ma se sfociasse invece in un golfo protetto dai venti e dai capricci delle onde, se riuscissi ad arrivare a questo sbocco (con l’aiuto di chi non so), allora tutto sarebbe più facile e possibile. Pur nella mia piccolezza, nella mia congenita miopia, riuscirei forse a considerare acque che prima scansavo, rifiutavo per paura o per pigrizia. Certo, mi sentirei come un "raccomandato", o quantomeno baciato dalla sorte, ma sono certo che Dio mi vorrà concedere un golfo così bello e calmo dove poter ambire a qualche cosa che ancora non so ma che, di certo, è più nobile della mia piatta rigorosità di piastrellista. E se davvero mi accorgessi di aver ottenuto ciò, se davvero mi accorgessi che vicino a me ci sono acque che non devo aver paura di conoscere e visitare, beh, l’unico augurio che potrei veramente farmi sarebbe questo: "che il mare resti nel golfo"…
 
 
 
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