mercoledì, 28 febbraio 2007
Nell'abisso creativo nel quale sono piombato ormai da anta anni, altro non mi resta che riproporre vecchi spunti letterari risalenti all'era aurea della giovinezza. E allora vi annuncio che ho intenzione di presentarvi (suddiviso in poco più di uno sproposito di puntate) il mio romanzo adolescenziale "Il ritorno di Heidi". Tale romanzo breve fu scritto dal liceale Albolo, poco più che quindicenne, in un raptus di follia e in seguito ad una struggente crisi interiore, dovuta verosimilmente ad un'indigestione. Data la crudezza degli argomenti trattati, si consiglia la lettura soltanto ad un pubblico adulo e adultero o quantomeno adulterato. Ovviamente tale romanzo sarà proposto soltanto se raggiungerò la fiducia dei miei lettori, nell'occasione posta a quota 158...
Avrete presto mie notizie...
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martedì, 20 febbraio 2007

 

Segue da QUI

Si guardarono per un solo istante, un istante che però parve a lui durare come tutta la sua vita, quella vita che adesso era scura, scura come il caffè amaro che l’avvelenava ogni giorno ma che, un tempo, aveva saputo anche sorridergli ed essere dolce e follemente spumosa, come il caffè macchiato di ogni risveglio.
I suoi occhi segnati come marmo antico restarono persi dentro a quelli nitidi di lei, ombrosi come la miglior miscela arabica. E in quegli occhi riconobbe quelli della persona che, fino a poco tempo prima, gli era stata vicino. “Amelia!” - gridò con la mente e sussurrò con il respiro – “Amelia, tu…qui?” Lei lo guardava incuriosita. Ebbene sì, si chiamava proprio Amelia e si scusava per il piccolo incidente. Egli si sganciò da quegli occhi e considerò la figura intera: era proprio Amelia, con quella frangetta mora che le solleticava così graziosamente il viso! Finalmente aveva ritrovato la sua Amelia, ma non quella stanca e dolcissimamente argentata di pochi mesi prima, ma quella giunonica e impertinente di quando l’aveva conosciuta. Quando lui era ancora un giovane considerato per il fascino di un fisico atletico e di un mestiere remunerativo. Quando lui l’aveva fatta ridere la prima volta, cercando di invitarla a prendere un caffè (anzi, il suo caffè), recitando le parole che gli aveva tramandato il nonno: il tè è un vezzo da zitelle pettegole o da smidollati discepoli del regno d’Albione! Nel caffè sta la classe e l’energia dell’uomo virtuoso!Allora lei aveva riso di gusto ma con garbo, e aveva declinato l’invito…per quella volta…
Ed ecco che ora il destino gli aveva riproposto innanzi la stessa Amelia di un tempo, quella sedicenne così piena di vita, così dolcissimamente forte, così irriverentemente bella.
Il vecchio non capì cosa stesse provando in quel momento. Certo, era qualcosa di strano, un turbinio di emozioni, di sensazioni pungenti, di confusione folle. Poi forse capì. Ma aveva senso in così pochi attimi? Aveva senso in quel divergere di tempo? Non era forse tutto così incredibilmente folle? E che cos’è, dopo tutto, l’Amore?

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Batichèe

Quando te te me mii, bèla moéta,
co’i òci ch’i gh’han lanpi de coàlo,
a sento ‘ndrénto ar chèe na gran saéta,
na scòssa che l’arìva a l’onbrissàlo.
Ma dime ‘n po’: chi è sta quer gran pitoe
ch’i ha petüà ‘sta boca de vièa,

che la prefüma pròpio come ‘n fioe

spüntà ‘nte ‘n prado verde a primavéa?…
Forsi…te t’èi vegnü’ da na cométa
donde gh’è senpre estàde e mai inverno;

quando te m’è ‘ncontrà, pòa meschinéta,

te t’èi credü’ de vede ‘n padretèrno…
Envece a son sortanto ‘n pelandron
Ch’i viva de renciànti e nostargia;

en pòveo diào, dar chèe cén de magon,
enbriagà de müsica e poesia…
E solo co’a poesia a digo e còse
Ch’a gh’ho chi ‘ndrento, tüta a me passion,

perché davanti a te me a perdo a vose

e a fago essì a fegüa der belinon.
T’èi come ‘n célo tinto d’arlechìn,
t’èi come na vasìa dosse e legéa,

t’èi come mazo, quando l’è matìn…

Me ‘nvéce a son novénbre…verso séa.
Eugenio Giovando (poeta spezzino recentemente scomparso)

Batticuore - traduzione
Albolo consegna la sua porzione di prova ai giuratautori di Quorum
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categoria: storie e affini
martedì, 13 febbraio 2007

Aprirò questa mia nuova rubrica a puntate con una necessaria premessa. Molti di voi certamente si chiederanno perché io indaghi con tanto entusiasmo il mondo delle commesse e quasi altrettanti senz’altro non riusciranno a spiegarsi perché non venga ricambiato da esso mondo con pari entusiasmo. La seconda delle due questioni trova spiegazione nel fatto che io, per amor di scienza, sperimento per gli altri tutte le situazioni che una giovin signora che gestisce un esercizio commerciale troverebbe sgradevoli o comunque fuori luogo; ed è proprio questo l’argomento della presente rubrica didascalica. La prima domanda è invece più complessa ed ha a che fare con il particolare fascino che acquistano ai miei occhi tutte le commessine, cassiere, bariste, insomma tutte coloro che hanno a che fare col mondo del commercio. Voglio escludere dalla categoria soltanto coloro che fanno commercio dei propri corpi ma non giammai perché escluda a priori di poter provare sentimenti positivi per coloro che esercitano quella professione che, a detta di tutti, si può reputare come il mestiere più antico del mondo, ma soltanto perché non ho mai avuto occasione di parlare con alcun rappresentante di questa categoria. So bene che tale affermazione, se seguo il ragionamento di un mio collega, non esclude affatto la possibilità di aver usufruito delle di loro prestazioni (fuor di metafora: costui sostiene che non v’è bisogno di un consistente dialogo per consumare l’amore a pagamento) ma sono certo che il mio lettore lo vorrà escludere in nome della completa fiducia che oramai ci lega.

Comunque proverei ad azzardare che il fascino della commessa è legato a quell’aurea dorata di buone maniere, di dolcezza e di sorrisi (anche simulati) che le avvolge per dovere professionale (almeno al di fuori del territorio spezzino). Ed inoltre ritengo abbia a che fare con la pretesa (vera o falsa che sia) che una negoziante, al contrario della donna in carriera o laureata, non sfoderi ambizioni tese a stravolgere il destino del mondo o quantomeno ad innalzare la superbia e l’amor proprio al di sopra della specie umana ed, in particolar modo, del partner…ma resti legata a quella semplicità che la faccia vivere in pace con se stessa e con gli altri, con quel poco che la vita le regala.

Ed ecco che per una siffatta donna il maschietto medio (e mediocre) non avrebbe problemi a spendere un po’ di più, magari in articoli completamente inutili. Già, perché la vendita non è limitata esclusivamente all’oggetto in quanto tale ma anche ad un servizio. E tale servizio è far godere al cliente quel po’ di gentilezza, garbo e bella presenza che la vita al di fuori di questo mondo familiare gli nega. La commessa rappresenta la plusvalenza dell’oggetto che vende. Nelle prossime puntate prenderò in esame, ad una ad una, le varie categorie commerciali e, per ognuna di esse, vi dirò cosa fare per ottenere un sicuro insuccesso. Ricordo che ogni situazione è stata personalmente testata: la figuraccia non è probabile, è GARANTITA!

P.S. Il file audio ("Il giorno del mio compleanno", Marta sui Tubi), da ascoltare saltando i primi 40 sec, non ha niente a che fare con il post, serve solo a ricordare che oggi è il 13 febbraio...

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categoria: rubriche
domenica, 11 febbraio 2007


Questa rubrica, nata con lo scopo di avvicinare i bambini alla scienza e alle nuove tecnologie, proporrà periodicamente temi di attualità, progresso e storia delle scoperte scientifiche. Per la gioia di tutti i bambini, quest'oggi proporrò un saggio riguardo alla scoperta delle leggi di gravitazione universale.

Newton, fisico dormiente,

con la mela sul teston

ti scopriva, come niente,

tutta la gravitazion!

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categoria: scienza
sabato, 10 febbraio 2007


Il capo dello Stato alla cerimonia in memoria delle vittime della persecuzione etnica scatenata dai titini tra Trieste e Fiume alla fine della guerra. "Un riconoscimento troppo a lungo mancato. Tragedia rimossa per calcoli. Superata la congiura del silenzio"





Per non dimenticare più...
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categoria: attualità
giovedì, 08 febbraio 2007


fine sec. XIX

2006_0919Image0008

 

inizio sec. XXI

La_Spezia_-_Porto

 

Dio, perchè mi hai fatto nascere così tardi!!!

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categoria: riflessioni
sabato, 03 febbraio 2007

Come tutti sapete, ieri un ispettore di polizia (Filippo Raciti, 38 anni) è stato ucciso nel corso di un premeditato attacco ai danni delle forze dell’ordine, in concomitanza dell’incontro di calcio Catania-Palermo. Ora è inutile criminalizzare il calcio; è chiarissimo che la partita è stato solo un pretesto per far esplodere una violenza cieca o per sfidare lo Stato e chi lo difende (chi ci difende). Io non ho nulla da aggiungere, rischierei solo di essere retorico nell’unirmi al dolore di una famiglia distrutta, di due bambini che hanno perduto il loro giovane padre…
Voglio solo esprimere il mio sentimento di vergogna verso coloro che anche oggi si sono mostrati indifferenti. Voglio complimentarmi con la città di Livorno e con la sua tifoseria, che sempre confonde calcio con politica, che inneggia a personaggi che nel mondo hanno portato soltanto morte e persecuzioni, per le scritte apparse su alcuni muri questa mattina…
Ma d’altra parte, in un Paese nel quale un poliziotto che spara per legittima difesa è considerato spesso un assassino…non dovrebbero essere questi avvenimenti a farmi meravigliare...

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categoria: attualità
venerdì, 02 febbraio 2007

QUORUM

La sesta prova del blog-game Quorum la potete trovare QUI

Baciotti a tutti quanti!

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categoria: quorum