domenica, 26 novembre 2006

Arrivano momenti in cui si sente la necessità di fermarsi e considerare quello che è stato della propria esistenza: le insoddisfazioni, le delusioni, le ambizioni…E ci si pone sempre quella solita, ingombrante domanda:

COSA FARO’ DA GRANDE?

Io da grande non so cosa farò, anche perché non so se crescerò mai. Comunque qualcosa di serio dovrò pur fare, perché è evidente che non posso trascorrere gli anni, lontano da casa, a giocare ogni santo giorno con plastica che si scioglie in acqua o tra le mani sudaticce! Pensa e ripensa…mi sono venute in mente un paio di idee, è vero confuse, ma pur sempre poco originali.
Opzione 1: aprire un negozio nella via principale della mia città. Ma di che? A me piaceva l’idea di commerciare abbigliamento intimo, in modo da poter consigliare le fanciulle (“prova questo completino, fai vedere come ti sta…”) o lanciare la moda del bikini idrosolubile (il cui brevetto è detenuto dall’amico Ugo). Gli amici, però, sostengono che come commerciante del settore risulterei poco credibile, poco affidabile e perseguibile penalmente. D’altra parte, se aprissi un panificio, diventerei obeso nel giro di 10-12 giorni; se aprissi una farmacia, con la mia ipocondria cronica, proverei tutte le medicine a disposizione, ivi compresa la pillola anticoncezionale (al mondo d’oggi non si sa mai…). Di aprire un bar non se ne parla: troppo faticoso.
Opzione 2: fare il mio trionfale ingresso in politica. Mi hanno infatti informato che un deputato può avere uno stipendio di poco inferiore a 20000 euri, esclusi privilegi come cinema, trasporti, libagioni gratis. Il problema è che non ho la parlantina sciolta, non ho idee da proporre, non sono sufficientemente bastardo e poco propenso al “mors tua, vita mea”. Inoltre sarebbe difficile avere successo in questa realtà politico-sociale perché, come dice il buon Di Canio “purtroppo parlare di dittatura oggi è poco più di un’utopia!”
E allora che rimane? Come utilizzare queste braccia rubate all’agricoltura e alla manovalanza?


Perché, in fin dei conti e nonostante gli studi universitari, mi accorgo che non so fare niente: non so parlare, non so scrivere, non mi interessa la ricerca scientifica e, d’altra parte, mi affatica zappare, non so potare le piante, mi annoia il facchinaggio. L’unica via di fuga sarebbe ottenere un posticino nell’Arsenale Navale, sogno neanche tanto nascosto di ogni spezzino DOC. Ma questo argomento merita un capitolo a parte e ne riparlerò in altra occasione.

Buona domenica a tutti!

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categoria: riflessioni
lunedì, 20 novembre 2006
 
Terapia di gruppo
Lo so che avete tutti le vostre disgrazie, vi ho ascoltato attentamente (???): tu sei colpito da insonnia cronica (chi non lo sarebbe se ogni sera invece delle pecore contasse gli orgasmi delle coppiette che si appartano nel parco), tu sei stato lasciato dalla prima e dalla seconda moglie (pensi di continuare ancora?), tu sei affetto da rara forma di fame nervosa (sei obeso, rassegnati), tu hai perso un figlio, tu sei stata violentata a quindici anni (chi può avere avuto tanto coraggio?), tu vivi perennemente in un passato perduto, lui è insoddisfatto, lei è portoricana, tu non riesci a rassegnarti all’idea di invecchiare e voi…dovete ancora parlare (maledizione!)
Ognuno di voi, nel suo piccolo, ritiene di avere sofferto più degli altri, come se si potesse stilare una classifica del dolore. Che ne sapete voi del dolore altrui? Non potete averlo provato…Tutti, per esempio, mi ritengono fortunato: famiglia agiata, nessun lutto, lavoro buono. Io mi drogo. O, meglio, lo facevo; mi hanno raccattato in un vicolo tempo fa, ero più morto che vivo… Hanno sostituito la molecola di Ahmed "il boia", con quella dell’occhialuto dott. Imberciadori, quel simpaticone che quando confessai di avere una doppia personalità mi disse: "Adesso, con calma, ne parliamo tutti e quattro assieme!". Fluoxetina, la chiamano. Nome dolcissimo, nome di donna, nome di fiore. Viola era la mia ragazza. Era. Ma non è il caso di rattristarsi con questi particolari. Io non sono triste. Voi siete tristi. La tristezza è un sentimento che consuma, un sentimento straziante. Un sentimento, comunque. E fin che hai la capacità di provare sentimenti, di emozionarti, vuole dire che sei vivo. Quello di cui io vi parlo è invece proprio il nulla, l’angoscia, l’assenza di sentimento. Essere soli con se stessi e non essere altro che un vuoto immenso, profondo, un abisso terrificante, un rincorrersi inutile di parole. E sentirsi fuori dalla realtà, muovendosi come un automa, senza provare niente se non la paura della propria fragilità e di se stessi. E in tutto questo, per assurdo, riconoscere la bellezza del creato ma non poterne prendere parte, non poterne godere; scorgerlo dalla finestra, tra le sbarre della prigione, tra le pieghe dell’ incubo…
Tu, che sei stato lasciato dalla moglie, tu che hai perso il lavoro, tu che sei stato violentato da cinque nordafricani giganteschi e incazzati…voi conoscete la causa del vostro dolore, voi potete affrontarla, rimuoverla, ricominciare. Io no. Io ho la consapevolezza di non poter far niente per uscirne; il mio è un nemico invisibile e spietato, contro il quale non ho armi, se non le bombe gialle, i nomi di fiore, i nomi di donna
Ma stasera, per fortuna, sto troppo bene o fingo, o semplicemente sono troppo drogato per farvelo capire. Tanto poco vi importa di farlo. Sarete già troppo immersi nel vostro legittimo egoismo che è così simile al mio; sarete già troppo persi nei vostri dolori, per ascoltare i miei. Ora tocca nuovamente a voi, parlatemi delle vostre disgrazie, ognuna enormemente più devastante delle altre e soprattutto della mia. Parlate ancora, per stasera voglio essere altruista, per stasera ho deciso di volervi ascoltare. A proposito, sapete indicarmi dov’è il bagno?
 
 
Albolo per QUORUM, il blog game di www.stellerubate.com
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categoria: quorum
sabato, 18 novembre 2006
Comunico a tutti i graditissimi lettori di questo circolo che Albolo partecipa al blog-game QUORUM
In tale periodo (che suppongo assai breve, data l'elevata probabilità di uscire al primo turno) si potranno verificare diradamenti nelle visite sui Vs blog e la comparsa su queste pagine di racconti strampalati e assurdi.
Si invita il pubblico alla massima comprensione
postato da: albolo alle ore 15:10 | Permalink | commenti (5)
categoria: quorum
lunedì, 13 novembre 2006
Come già ebbi a dire in tempi non sospetti, le lenti a contatto (LAC) si collocano al secondo posto nella classifica delle più grandi invenzioni dell’umanità, seguite a breve distanza dall’aria condizionata e precedute solamente dal perizoma a vita bassa.
Ovviamente a stilare tale classifica non sono stato io ma la notissima agenzia Bolàco (notissima ad Albolandia, si intende), in seguito ad un approfondito sondaggio su un campione di almeno 3 persone, anche se c’è chi sostiene, in evidente malafede, che tutti gli intervistati assomigliassero a me (rispettivamente con parrucchino biondo, naso posticcio e finto ascesso). Comunque i motivi di tale successo vanno ricercati nelle particolari doti di comodità delle lenti che, oltre a considerazioni di tipo estetico, risultano insostituibili al mare, negli sport, in caso di pioggia (almeno fino alla commercializzazione di occhiali dotati di tergicristalli) e in tutti quei momenti in cui si possa manifestare un rapido appannamento degli occhiali stessi.
Che quest’ultimo fatto possa avere conseguenze tragiche ne è un esempio il seguente episodio. Dunque, ero impegnato in amorevoli effusioni con la mia morosa del tempo che fu, nella nostra confortevole alcova (l’auto dei miei) posizionata in un romantico ed esclusivo anfratto (un piazzale fuori città, adibito a discarica abusiva e frequentato da molte altre alcove mobili); a causa del calore che emanavo, gli occhiali erano già completamente appannati ed io, puliti una, due, tre volte, alla fine, innervosito, optai per toglierli. Sarà stato il fastidio dovuto all’inconveniente o il fatto che venivo privato di ogni emozione visiva ma…la poesia dell’amore, per quella sera, non mi conquistò più. Comprensiva come solo le donne sanno esserlo, la mia compagna ovviamente non mi perdonò mai quella nottata, cosicché, dopo tre anni e dieci mesi, mi lasciò.
Da allora gli unici accessori di materiale plastico che ritengo indispensabili in un rapporto sessuale sono proprio le lenti a contatto...
Nell'immagine, Albolo abbronzato con occhiali appannati
postato da: albolo alle ore 09:12 | Permalink | commenti (16)
categoria: riflessioni
domenica, 05 novembre 2006


La canzoncina del precedente post non è stata inserita perché ritenuta significativa, ma soltanto perché mi faceva tenerezza pensare che, quando ero giovane, ero ancora in grado di provare sentimenti così forti e assoluti. Poi la vita mi ha aspramente forgiato (eheh, che parolone!) ed oggi mi sono quasi convinto che:

  • L’amore non esiste
  • Se esiste, è inutile
  • Se è utile, io non lo so riconoscere, non lo so capire e non lo so manifestare

Non voglio fare mie le considerazioni di un collega secondo il quale l’amore va riportato esclusivamente ad una questione ormonale, chimica (il famoso concetto cartesiano “ COITO ERGO SUM”), giacché la cosa mi pare priva di poesia e tipica di un certo meccanicismo materialistico nel quale non mi rivedo e che, in fondo, non so neanche cosa sia e perché l’abbia tirato in ballo. Purtuttavia nel rapporto uomo-donna ho amaramente constatato che:

  • non esistono donne single (o almeno quando mi si presentano non lo sono mai…) 
  • generalmente la donna si lamenta che gli uomini sono tutti bastardi, ma poi non trova interessanti i cosiddetti “bravi ragazzi” (di cui, immodestamente, sono il rappresentante più autorevole)
  • l’amore per la donna è troppo spesso un tentativo di costruirsi una persona a propria immagine e somiglianza
  • per innamorarsi basta uno sguardo, per continuare ad amare bisogna avere molto…“talento”

A seguito di tali feroci constatazioni qui manifesto la salda e irrevocabile intenzione di NON innamorarmi più.

 
Almeno fino a domani.
postato da: albolo alle ore 21:36 | Permalink | commenti (14)
categoria: sfoghi
giovedì, 02 novembre 2006

             


E sto pensando a te anche in questa notte.
E’ strano in questo sonno che non viene
scoprire te non molto più che un sogno,
idea lontana che neanche resta insieme.

E’ strano in questa notte di colori
che avvolgono nel buio la mia mente
sentirti intensa e immensa come sempre
e vaga, come nebbia che dirada.

E sto pensando a te anche in questa sera
che è colma di speranze e di piacere
e di dolore che si insinua in lingue,
ormeggio di quel gelo che è davvero
e brucia. Ma trionfa sul tuo viso
un segno, una parte più di tutte,
che sia uno sguardo, comunque sia è un avviso
che sto pensando a te anche in questa notte.

Domani poi continuerò a tenerti
ma dentro, senza niente di reale
e amarti in me con forza e tanto ardore
da avere amore, il mio per te e il contrario.

Eppure è tanto bello averti appresso
ed è così appagante averti amata,
sei tu, dimmi di sì, che sei qui adesso…
ma forse è solo il sonno che è arrivato.
Sei tu, dimmi di sì, che sei qui adesso…ma no,
ancora un’altra volta ti ho sognata..


                                                         Albolo, periodo sanremese*

 

* per notizie sul periodo sanremese vedasi post 19 febbraio 2006

postato da: albolo alle ore 21:48 | Permalink | commenti (3)
categoria: altro