

(J. kronemberg, periodo ocra)
Ebbene, non ci credevo neanche io, ma vi comunico che oggi questo blog compie un anno di vita! Come nel mio stile, non ci sarà una festa megagalattica, ma solo un brindisi garbato e virtuale con tutti voi. In un anno ho ricevuto molto da questa esperienza: ho potuto sfogarmi, dare libertà a quel poco di fantasia che mi è rimasta e ho conosciuto (anche se non fisicamente e nemmeno in senso biblico) persone stupende (sì, siete voi, non fate finta di non avere capito!). Purtroppo ho visto anche troppi blog a cui ero affezionato chiudere i battenti e ho perso qualcuno lungo il tragitto…Ma oggi è un giorno di festa, non ci pensiamo!
E ora i ringraziamenti!
E ora una promessa (o minaccia?)
Questo blog (che non rappresenta testata giornalistica ma neanche testata alla Zidane) continuerà a sfornare pillole di pubblica disutilità per un tempo imprecisato ma complessivamente non brevissimo. Il mio neuropsichiatria, che tenta da anni di strapparmi ai tentacoli di una rarissima malattia mentale detta Sindrome di Krzxcxktintrc, che si concretizza con una fobia ossessiva ed incontrollabile nei confronti di dicotiledoni e consonanti, mi ha incoraggiato a continuare questa esperienza per almeno un altro anno. Dice, tra l’altro, che incontrare persone più matte di me faccia bene alla mia autostima. Il fatto di ricevere ogni mese un mio bonifico, invece penso faccia bene soltanto alla sua!

Annunciamo ora il nome del lettore che ha individuato la giusta morale della strampalata storiella del post precedente. Il vincitore è, anzi sono (ex aequo)…sono…sono…TUTTI! Evviva!!!
Eh già, tutti avete visto bene, dato che per me l’importante non è quello che ha realmente in testa chi scrive ma quello che riesce a trasmettere o suggerire a chi legge (che lo rielabora in base alle proprie esperienze personali). Dunque tutto quello che avete detto (a proposito, la vostra fantasia mi ha lasciato stupefatto!) va benone e ora ho un mucchio di morali bellissime per la mia striella da poco!
Quello che poi avessi in mente io quando ho avuto l’evitabile idea di fissare in lettere le mie capriole di fantasia, è un altro paio di maniche e lo posso facilmente spiegare. Dunque, agendo (come accade in ogni occasione della mia vita) rigorosamente a caso, mentre scrivevo non avevo in mente niente, nessun fine particolare; semplicemente andavo dietro alle parole che si imprimevano sul mio vetusto Compaq (appartenuto già a Cunimondo, re dei Gepidi, in tempi non sospetti e non recenti). Poi, dato che dedico maggiori risorse a leggere ciò che ho scritto piuttosto che a scrivere, ciò che ho letto mi ha comunicato un’idea, come a voi… così ho deciso che per me la storiella faceva riflettere sull’arbitrarietà della storiografia e sulla possibilità che quello che abbiamo imparato si possa fondare anche su piccole e grandi bugie o omissioni. Per intenderci: i liocorni questa storia non hanno mai potuto raccontarla!
L'arca...
C’erano proprio tutti. Non è vero, come invece sostiene la sciocca canzoncina, che mancavano i due leocorni. C’erano anche quelli, perlomeno all’inizio. Dopo 35 giorni di pioggia ininterrotta, con venti che continuavano a soffiare all’impazzata da tutte le direzioni e onde più alte di una sequoia obesa…iniziarono a serpeggiare i primi malumori e un po’ di sfiducia. E naturalmente un pizzico di nervosismo. Il corvo e il gufo sostenevano che non ci fosse possibilità di salvezza. Il coccodrillo piangeva. Alcuni erano soggetti a crisi di identità. Il cane, impaurito, spiccava balzi felini ad ogni sussulto della barca e il gatto lo guardava in cagnesco. I viveri iniziarono a scarseggiare. Tutta l’imbarcazione era un perpetuo lamento e grida di disperazione soffocavano l’ululato del vento. Noè fissava i conigli con espressione interessata ma il Signore gli ricordò che il suo compito era salvare gli animali, non di farli oggetto del proprio estro culinario e, per essere più convincente, gli incenerì i baffi con una saetta. I conigli e l’ENPA resero grazie a Dio, Noè finalmente si rasò. La situazione divenne drammatica e fu riunita tutta la comunità per deliberare sul da farsi.
Noè fece la sua proposta: “Sacrifichiamo i conigli: sono tanti e gustosi…” Poi si ricordò dei baffi e si zittì. Qualcuno propose il leone ma questo non si mostrò per nulla collaborativo. L’ape fu scartata perché produceva il miele, la pecora dava la lana, la gallina faceva le uova, la mucca il latte. “E Noè cosa fa?” domandò provocatoria la tigre… “Io faccio…il caffè!”, improvvisò Noè, suscitando unanimi consensi. Il canguro prese la palla al balzo e azzardò: “Gli unici che non partecipano a questa riunione sono i leocorni (guardate come sono intenti ad amoreggiare, mentre qui si discute il futuro del creato!). Tra l’altro qualcuno sa per caso dirmi a cosa servono i leocorni?” Il silenzio fu totale e la tavola imbandita. “Ma se qualcuno ci contestasse l’arbitrarietà di questa decisione?” fece la lepre titubante, “Diremo che i leocorni non sono mai saliti su questa barca…”, osservò lo sciacallo. Dopodiché si udì solo un prolungato e vigoroso lavorio di mandibole.

Al paziente lettore l'arduo compito di trovare la morale della storia, ammesso che morale ci sia. Cosa che non darei così per scontata...



