venerdì, 27 ottobre 2006
Dal numero spropositato di commenti lasciati nel post precedente, arguisco non senza un certo disappunto che il mio pubblico non è interessato all’arte o, perlomeno, non all’artista Kronemberg in quanto tale. Ma forse (ed è quello che voglio sperare) non è per Kronemberg stesso, peraltro pittore dal talento indiscutibile, che storcete il naso, bensì per il suo "periodo ocra" in particolare. In effetti in confronto alle più note e commerciali opere del "periodo marrone scuro" e "grigio topo", quelle del "periodo ocra" risultano essere maggiormente ermetiche e difficilmente comprensibili, almeno ad una prima analisi. Ricordiamo tra l’altro che queste opere altro non sono se non sofferte espressioni dell’onirico. Infatti è risaputo che Kronemberg non faceva sogni a colori ma soltanto in nero ed ocra (però quando era desto pensava a colori, come tutti). Il "periodo ocra" rappresenta un momento molto tormentato per la vita dell’artista, caratterizzato da una profonda sfiducia nella giustizia umana e in una legislazione troppo fiscale e bigotta. Dopo il processo che lo vide condannare per violenza sessuale plurima e continuata e quello che lo vide imputato (e naturalmente condannato) per omicidio volontario, aggravato dai futili motivi, Kronemberg si rese amaramente conto che l’uomo è incapace di perdonare. Questa scoperta, unitamente alla privazione della libertà, lo porta a rifugiarsi nei mondi onirici di cui sopra, che rappresenta con precisione e gusto per il particolare.
Per ulteriori approfondimenti sulla vita e le opere di Kronemberg si consiglia il volume "Julius Kronemberg, da artista maledetto a carcerato modello", a cura di P. Baudo ed edito da Mondatori.
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martedì, 24 ottobre 2006
L'inquietudine


disegno

(J. kronemberg, periodo ocra)
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domenica, 22 ottobre 2006
Annunciazione! Annunciazione!
Ebbene, non ci credevo neanche io, ma vi comunico che oggi questo blog compie un anno di vita! Come nel mio stile, non ci sarà una festa megagalattica, ma solo un brindisi garbato e virtuale con tutti voi. In un anno ho ricevuto molto da questa esperienza: ho potuto sfogarmi, dare libertà a quel poco di fantasia che mi è rimasta e ho conosciuto (anche se non fisicamente e nemmeno in senso biblico) persone stupende (sì, siete voi, non fate finta di non avere capito!). Purtroppo ho visto anche troppi blog a cui ero affezionato chiudere i battenti e ho perso qualcuno lungo il tragitto…Ma oggi è un giorno di festa, non ci pensiamo!

E ora i ringraziamenti!

Grazie, grazie di cuore a tutti quelli che, in questo lungo periodo, hanno commentato (e continuano a farlo) i miei strampalati e disutili mucchietti di parole, ma anche a tutti coloro che passano, danno un’occhiata ma non si sentono di lasciare traccia del loro passaggio. Vi vojo bene!

E ora una promessa (o minaccia?)
Questo blog (che non rappresenta testata giornalistica ma neanche testata alla Zidane) continuerà a sfornare pillole di pubblica disutilità per un tempo imprecisato ma complessivamente non brevissimo. Il mio neuropsichiatria, che tenta da anni di strapparmi ai tentacoli di una rarissima malattia mentale detta Sindrome di Krzxcxktintrc, che si concretizza con una fobia ossessiva ed incontrollabile nei confronti di dicotiledoni e consonanti, mi ha incoraggiato a continuare questa esperienza per almeno un altro anno. Dice, tra l’altro, che incontrare persone più matte di me faccia bene alla mia autostima. Il fatto di ricevere ogni mese un mio bonifico, invece penso faccia bene soltanto alla sua!

 
E ora…in alto i bicchieri, signori, si brinda. Sciacchetrà per tutti!

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domenica, 15 ottobre 2006

Annunciamo ora il nome del lettore che ha individuato la giusta morale della strampalata storiella del post precedente. Il vincitore è, anzi sono (ex aequo)…sono…sono…TUTTI! Evviva!!!
Eh già, tutti avete visto bene, dato che per me l’importante non è quello che ha realmente in testa chi scrive ma quello che riesce a trasmettere o suggerire a chi legge (che lo rielabora in base alle proprie esperienze personali). Dunque tutto quello che avete detto (a proposito, la vostra fantasia mi ha lasciato stupefatto!) va benone e ora ho un mucchio di morali bellissime per la mia striella da poco!

Quello che poi avessi in mente io quando ho avuto l’evitabile idea di fissare in lettere le mie capriole di fantasia, è un altro paio di maniche e lo posso facilmente spiegare. Dunque, agendo (come accade in ogni occasione della mia vita) rigorosamente a caso, mentre scrivevo non avevo in mente niente, nessun fine particolare; semplicemente andavo dietro alle parole che si imprimevano sul mio vetusto Compaq (appartenuto già a Cunimondo, re dei Gepidi, in tempi non sospetti e non recenti). Poi, dato che dedico maggiori risorse a leggere ciò che ho scritto piuttosto che a scrivere, ciò che ho letto mi ha comunicato un’idea, come a voi… così ho deciso che per me la storiella faceva riflettere sull’arbitrarietà della storiografia e sulla possibilità che quello che abbiamo imparato si possa fondare anche su piccole e grandi bugie o omissioni. Per intenderci: i liocorni questa storia non hanno mai potuto raccontarla!

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martedì, 10 ottobre 2006

L'arca...
C’erano proprio tutti. Non è vero, come invece sostiene la sciocca canzoncina, che mancavano i due leocorni. C’erano anche quelli, perlomeno all’inizio. Dopo 35 giorni di pioggia ininterrotta, con venti che continuavano a soffiare all’impazzata da tutte le direzioni e onde più alte di una sequoia obesa…iniziarono a serpeggiare i primi malumori e un po’ di sfiducia. E naturalmente un pizzico di nervosismo. Il corvo e il gufo sostenevano che non ci fosse possibilità di salvezza. Il coccodrillo piangeva. Alcuni erano soggetti a crisi di identità. Il cane, impaurito, spiccava balzi felini ad ogni sussulto della barca e il gatto lo guardava in cagnesco. I viveri iniziarono a scarseggiare. Tutta l’imbarcazione era un perpetuo lamento e grida di disperazione soffocavano l’ululato del vento. Noè fissava i conigli con espressione interessata ma il Signore gli ricordò che il suo compito era salvare gli animali, non di farli oggetto del proprio estro culinario e, per essere più convincente, gli incenerì i baffi con una saetta. I conigli e l’ENPA resero grazie a Dio, Noè finalmente si rasò. La situazione divenne drammatica e fu riunita tutta la comunità per deliberare sul da farsi.
Noè fece la sua proposta: “Sacrifichiamo i conigli: sono tanti e gustosi…” Poi si ricordò dei baffi e si zittì. Qualcuno propose il leone ma questo non si mostrò per nulla collaborativo. L’ape fu scartata perché produceva il miele, la pecora dava la lana, la gallina faceva le uova, la mucca il latte. “E Noè cosa fa?” domandò provocatoria la tigre… “Io faccio…il caffè!”, improvvisò Noè, suscitando unanimi consensi. Il canguro prese la palla al balzo e azzardò: “Gli unici che non partecipano a questa riunione sono i leocorni (guardate come sono intenti ad amoreggiare, mentre qui si discute il futuro del creato!). Tra l’altro qualcuno sa per caso dirmi a cosa servono i leocorni?” Il silenzio fu totale e la tavola imbandita. “Ma se qualcuno ci contestasse l’arbitrarietà di questa decisione?” fece la lepre titubante, “Diremo che i leocorni non sono mai saliti su questa barca…”, osservò lo sciacallo. Dopodiché si udì solo un prolungato e vigoroso lavorio di mandibole.

 

Al paziente lettore l'arduo compito di trovare la morale della storia, ammesso che morale ci sia. Cosa che non darei così per scontata...

 
 
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categoria: storie e affini
giovedì, 05 ottobre 2006

Stazione di Viareggio, ieri, ore 19:00. Un vecchietto sdentato e vagamente rinco mi si piazza davanti, sventolando un biglietto del treno (titolo di viaggio, per i più raffinati), con la tipica espressione di chi, venuto in possesso di un misterioso marchingegno alieno, non sa cosa farne. Indico l’obliteratrice posta sul binario 1 (segue spiegazione di Albolo su come si oblitera un biglietto). In tono asmatico il vecchietto sibila la parola "Massa" (segue spiegazione di Albolo sul treno da prendere per Massa e su come si può raggiungere il binario 3, senza essere arrotati dall’Eurostar diretto a Torino). "Se si sbriga può prendere il diretto per Genova…". Il vecchietto si trascina verso il sottopassaggio e scompare.
Ore 19:10, raggiungo anch’io il binario 3 e mi ritrovo lo strano personaggio (evidentemente niente diretto per Genova) che chiede informazioni a turiste tedesche (tanto rinco non deve essere…) o a gente che non lo considera minimamente. Impietosito, riesco a convincerlo a non salire su un treno diretto a Roma e lo tiro letteralmente giù dal IC per Ventimiglia (segue spiegazione di Albolo sulla necessità di aspettare il prossimo treno, per non ritrovarsi al confine francese senza una reale necessità).
Ore 19:30, arriva il diretto per Milano. Questa volta il buffo tipo, evidentemente scoraggiato, non accenna a salire. Lo invito a sbrigarsi; lui sale e si siede vicino. Intanto io e Giulia discorriamo di psiche umana, di fiori, di tutine, di duplo. Giulia inizia a teorizzare, come non è raro faccia negli ultimi tempi, e per teorizzare meglio, cerca qualcosa nel suo zaino. Alla vista dello zaino il vecchio esclama qualcosa che ricostruisco così: "con quello ci si può ammazzare qualcuno!" Con lo zaino? Poi guarda Giulia e fa: "Io me ne vado, altrimenti quella mi ammazza!". E cambia carrozza. Io e Giulia teorizziamo, sconsolati, riguardo ai misteri della psiche umana.
Stazione di Forte dei Marmi, il treno riparte. Guardo fuori e chi ti vedo? Il vecchietto zainofobico! Non ci credo: nonostante tutto il mio impegno, non sono riuscito a farlo arrivare a casa!
Speriamo almeno che nella notte non sia stato assalito da una banda di ferocissimi Invicta blu (sono i meno raccomandabili)!
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categoria: cronache
lunedì, 02 ottobre 2006


Teorizza Giulia: "Se un uomo, di sua spontanea volontà, si reca al supermercato e compra generi di prima necessità senza intervento femminile...ecco, quello è un uomo da sposare!"

O forse semplicemente la cassiera è molto graziosa! (n.d.A.)
postato da: albolo alle ore 22:02 | Permalink | commenti (3)
categoria: teorie