sabato, 25 febbraio 2006

Oggi non ho niente da scrivere, niente da aggiungere a quanto già detto da me e da altri. Penso che oggi il mondo possa permettersi di andare avanti anche senza il mio parere. D’altronde di pareri, ben più autorevoli del mio, se ne sentono anche troppi. C’è chi ci dice cosa è bene fare, cosa è bene non fare. Qualcuno ha deciso dove sta il male della storia, chi sono i giusti e chi i dannati, i non degni della considerazione umana.
Io no. Io non capisco appieno dove sta il bene, dove il male; non vedo una netta linea di confine, concedo forse troppe attenuanti. Signori affetti da manicheismo acuto perdonatemi ma io sto nella zona grigia. Senza disturbare nessuno, senza accampare pretese. Senza impegno, né considerazione. D’altra parte a uno che si chiama Albolo che credito vorreste dare? A uno che pretende di spiegare che è nata prima la gallina dell’uovo, a uno che non è ancora convinto che la terra non sia piatta, a  uno che sogna di inventare sulla carta un mondo strambo in cui fuggire…

Mi inchino, cedo il passo, andate con la vostra sicurezza a giudicare e redimere questo mondo così sbagliato. Io resterò qui, su questa piccola poltrona traballante, ad ammirare i suoi denti così dolcemente imperfetti, mentre sorride, e a inventarmi il mio mondo strambo del quale è la regina.

Se avessi saputo inserire un sottofondo musicale a questo post, avrei messo "L'eterna lotta tra bene e male" di Elio e le Storie Tese. Dato che non lo so fare e non ho voglia di perderci troppo tempo, immaginatevelo!!! 

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categoria: sfoghi
giovedì, 23 febbraio 2006

"Un sorriso può aggiungere un filo alla trama brevissima della vita"

                                                             L. Sterne

 

Ci sono sorrisi che fanno meglio di una scatola di Prozac

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domenica, 19 febbraio 2006

Dicesi “fanculo generale” quella pesante cappa di odio e fastidio nei confronti di ogni manifestazione dell’essere umano, che si impossessa talvolta dell’albolica mente, causando atteggiamenti schivi e poco costruttivi. La seguente canzone trae origine nel periodo sanremese di Albolo, approssimativamente individuabile tra il 1994 e il 1999, allorquando, munito di apposita chitarrina, egli si dilettava ad accoppiare le poche parole e i pochi accordi conosciuti in modo evidentemente casuale. Tale periodo si concluse alla raggiunta consapevolezza di non aver imparato a suonare la chitarrina (prestata dall’amico Dimpo) che fu abbandonata vicino ad un cassonetto dell’immondizia e ivi massacrata da una banda di teppistelli nemici dell’arte nella stessa notte. In realtà questo fu un fatto piuttosto spiacevole in quanto il suddetto strumento era uno dei primi strumenti a corda costruiti dall’uomo: la struttura era contorta e piegata dai troppi anni, la cassa sfondata e appezzata con colla vinavil e, quando fu portata dal mastro liutaio per la sostituzione di alcune corde, esso disse: “le corde te le togli da solo, io non voglio mica prendere il tetano!”
 
        Ai soliti discorsi, sicuri, senza senso,
al “dove andiamo oggi?”, quel terribile tormento,
all’ “esco o no, non esco, a quest’ora è troppo presto”,
ai biechi battibecchi su un inutile pretesto
e allora vai…allora vai…
All’immobilità, al mio non cambia niente
E all’altrui volontà di trasgredire assolutamente,
alla sera in discoteca, al “quella là ci sta”,
al “lascia fare a me perché so io come si fa!”
A fari e fusibili, bielle, leve,
alle macchine, al motore e tutto quello che contiene
la bottiglia, dal vino, all’alcolico, al negroni,
alla firma nota apposta sopra un paio di pantaloni…
A tutto questo adesso io pieno ormai rispondo
mandando forte a fare in culo tutto il mondo!!!

E per non esser falsi, per essere un po’ seri,
inizio col mandarci i miei amici più sinceri,
perché, in quanto tali, ti dovrebbero aiutare
e invece non si accorgono neanche che stai male.
E per non cominciare a celare i sentimenti
comprendo nell’offesa l’ampia cerchia di parenti
E quindi tutti gli altri, la gente più comune,
che incontri, vedi vuota, non capisce il tuo marciume
maligno che hai di dentro e invece passa attorno,
con rude cortesia scontra sorda il tuo lamento.
Politica e pallone, potere e fuorilegge
e studio e svago, interno, estero e quello che mi sfugge,
progresso e tradizione, il mio ricordo più speciale
con tutto il resto ristagna nel fanculo generale
e allora vai…e vai…
E poi per onestà, per non essere meschino,
in questa “comprensione” mi ci metto io per primo;
eh già, di quei fanculo delle cose che son tante
per raccomandazione io riservo a me il più grande
E grido il mio dolore, il mio disprezzo per me stesso
sparando idee e parole senza logica né nesso…
Ma ecco, se mi calmo, tra tutti, oh che fortuna!
Sicuro, io la scorgo, io ne salvo solo una…
Evviva l’ho trovata! Dio grazie! Alleluia!
Escludo solo te dal marcio cara, dolce Giulia…oh Giula…
 
Per non creare incomprensioni, voglio puntualizzare che la citata Giulia non è la stessa Giulia della fiction, pur confermando il principio della biondosità giuliesca.
 
 
Appartengono al periodo sanremese indiscussi successi quali le ironiche “A Genova”, “Mucca Pazza”, “Minorenne in minigonna”, ma anche le più seriose e patetiche  “Sto pensando a te anche in questa notte”, “Primo giorno di niente”, “La notte dei lunghi coltelli”, “Fumo” e altre ancora.
Nessuno trarrebbe alcuna utilità dalla pubblicazione di tali testi che, tra l’altro, non hanno vita propria senza accompagnamento musicale il quale, d’altra parte, non ha vita propria se non considerato in relazione al fatto che è stato composto da una persona totalmente digiuna di musica e strumentazione in genere. Quindi la mia intenzione è di non proporvi un tale supplizio. Però, dato che so che qualche volta come adesso qualche pezzo mi sfuggirà (perché rivivrò emozioni che hanno per me le stesse parole di un tempo), ho voluto avvertirvi in modo che possiate dedicarle il tempo che meritano. Questo è un esplicito invito a non leggerle...
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martedì, 14 febbraio 2006

 
 
 
Lo so che la vedi la luna che chiama
la terra che sembra dormire, dall’alto,
e veglia beata per chi già si ama
e per chi lo vorrebbe; non perde lo smalto,
è lì da millenni coi soliti mari,
coi suoi continenti immuni, di bianco
illumina gli occhi a me così cari
di te che mi segui fedele al mio fianco.
Riflessa nel mare, la cerco lontano,
la trovo distante di un cielo assassino,
non è che anche noi…ma forse li siamo
perché, forsemmai, se resta un puntino?
Nel denso del buio, nel vano del nero,
nel canto che chiudo m’illudo: che sera!
Ma tutto quel lume sarà proprio vero?
Dov’è quel pianeta? Dov’è quella sfera?
Amore mio caro che ride, che spera,
com’è che è sfuocata la luna stasera…
                                                                            anonimo pesciatino
 
L’Anonimo pesciatino, in questa breve composizione che ho ritrovato tra i vecchi libri di scuola, pare ricordarci che la festività, di cui cade oggi la ricorrenza, è dedicata a tutti coloro che amano, non importa se ricambiati o meno. Dal momento che io, come del resto tutti, sono innamorato (anche senza sapere esattamente di chi) mi impegno, con un po’ di fantasia, a sentirmi co-protagonista di questa giornata, sostenuto dalla speranza (esplicitata nell’ultimo verso) che l’amore, seppur non è cieco, però può essere perlomeno fortemente miope!
Ed ora un piccolo quiz. Definizione: protegge chi si ama.
. . . . . L . . T I . O
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lunedì, 13 febbraio 2006

Ebbene il segreto è stato svelato. Confesserò. Oggi è il mio 'ntunesimo COMPLEANNO!!!

 

Sono graditi gli auguri (anche quelli non sinceri)

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giovedì, 09 febbraio 2006

Con questo post mi renderò impopolare. Rispetto le scelte altrui ma ritengo sia giunto il momento di svelare la mia visione del mondo. Devo dire che non riesco a ritrovarmi pienamente negli attuali schieramenti posticci; il mio impegno è sempre stato verso la costruzione di un'entità che andasse oltre gli attuali confini di sinistra, centro e destra, molto oltre le camere: diciamo pressappoco nel corridoio. Il programma politico di tale movimento dovrebbe sapere trarre il meglio (se ci fosse) di quanto espresso dai due schieramenti politici bipolari in questi anni. Ad esempio sono pienamente d'accordo con Romano Prodi quando lancia l'idea del partito unico: un partito solo (non uno per la destra e uno per la sinistra) basta e avanza . Il compito della comunità risulterebbe alquanto facilitato alle elezioni, sempre troppo complicate soprattutto per gli anziani che devono scrutare con gli occhiali spessi e sporchi tra una miriade di simboletti puntiformi (attenti a non sconfinare con la loro crocetta malferma per non vedersi invalidata la scheda) e ritrovare il partito che il figlio gli ha imposto di votare. Con un solo partito, all'uscita tutti saranno compiaciuti di avere compiuto il proprio dovere civico senza errori, in modo da non avere sulla coscienza 5 anni di malgoverno. Questo post è provocatorio. Alla base dell'ideologia del nuovo grande partito dovrebbe esserci quella che ritengo essere la più grande e fondamentale conquista della democrazia: la libertà di pensiero. E' giusto che ognuno abbia le proprie opinioni politiche e sociali, anche quando queste possono contrastare la linea del governo. Ognuno deve sentirsi libero di pensare ciò che ritiene più giusto; basta però che se lo tenga per sé e non lo esprima pubblicamente. In caso contrario, comunque, rischierebbe soltanto di vincere il primo premio alla lotteria governativa, che prevede un viaggio in alcune delle più splendide isole tropicali, con biglietto di sola andata. Questo post è cinico e totalitario. Ma ci pensate poi al vantaggio di avere una personalità autorevole che si occupi di tutto al posto nostro? Non sai compilare la dichiarazione dei redditi o non hai voglia di tenere la tua contabilità? Ci pensa Lui. Non sai se vedere il programma di Santoro o quello di Vespa: il dilemma non si pone. Non sai che decisione prendere? Lui la prende per te! Senza più bisogno del continuo martellamento testicolare sul conflitto di interessi, sul finanziamento dei partiti, su Fiorani o chi per lui.
Anche perché tutti questi argomenti saranno pure importanti però io, francamente, alla fine penso...ad altro. Questo post è ironico. Probabilmente. Comunque, per non sbagliare,  lo slogan giusto (che vedrete presto su tutte le piazze d'Italia) è il seguente
Al peggio non c'è mai fine: ALBOLO PRESIDENTE
P.S. Il montano e bucolico U. mi suggeriva di mettere come primo articolo della nuova costituzione, il divieto di accesso per snow board sulle piste da sci. Io lo sposterei al punto due. Sul primo articolo vedrei bene una macchia di sugo. Questo post è finito. Iddio sia lodato!
Si accettano contributi esterni.
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categoria: riflessioni
lunedì, 06 febbraio 2006


Dopo una difficile selezione, proclamo Daisi vincitrice del concorso indetto il 18.01.06, anche (ma non solo!) in considerazione del fatto che è stata l'unica concorrente. Riportiamo di seguito il brano primo classificato:

Mentre il povero D.resta bloccato a NY dove tutti i contatti con europa sono bloccati-e diciamoci la verità poco sente la mancanza di Silvio-la sua mente torna sempre alla sua amata Giulia. Così nel tentativo di mettersi in contatto con lei, D. inizia ad ammaestrare dei piccioni viaggiatori che puntualmente vengono sparati alla frontiera. Non ha altra scelta che fingersi ammalato di aviaria per essere rispedito in italia. Al suo rientro scopre che Giulia, disperata, s'era fatta suora, monaca di clausura. Lui impazzisce e viene ricoverato d'urgenza inmanicomio. Alla scoperta di essere incinta, la povera Giulia è portata di gran segreto nel manicomio locale dove finalmente si congiunge con il suo amato D.

Ovviamente però D. è davvero malato di aviaria, per cui si trasforma in un barbagianni e trascorre il resto dei suoi giorni in un tronco cavo (n.d.A.).

L'ambito premio sarà consegnato direttamente a casa dellla vincitrice, a patto che ella si accolli le spese di viaggio e prolungato soggiorno del sottoscritto.

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mercoledì, 01 febbraio 2006
 
Ti amo.
Io no.
Ohibò, non so
se ancora per molto
viver potrò.
 
                            anonimo castigliano
 
 
Oggi la mia dose quotidiana di dolore è gentilmente offerta dal mio prossimo, includendo in tale categoria anche voi che mi leggete. Mi sono accorto che è troppo tempo che qualcuno non mi dice “ti voglio bene”, non intendendo con questo un sentimento da innamorati. Ma d’altra parte perché dovrei sentirmelo dire? Da quanto tempo non lo faccio io? Quante sono le persone a cui voglio bene e non lo dico? Quante di queste, pur intuendolo, vorrebbero sentirselo dire esplicitamente? E quante ancora non se lo immaginano nemmeno? Parlo di persone che scarsamente hanno a che fare con la mia vita, che forse sanno a malapena che esisto; può essere una commessa di un negozio, una compagna di viaggio, una ragazza che mi regala un sorriso gratuito, qualcuno conosciuto sul web e mai incontrato realmente…Qualcuno che è transitato solo per un istante nel mio “intorno” ma che io vorrei ringraziare per averlo fatto, perché mi ha donato un sorriso, un’emozione, una piccola gioia insensata ma intensa. O perché è diventato simbolo di qualcosa a cui aspiro. E continuerà a non saperlo, perché in fondo il mio problema è la comunicazione, come mi ha fatto notare giusto ieri il mio capo. Il piccolo albolino che voleva fare Scienza della Comunicazione (e che vi ha rinunciato solo perché non aveva voglia di sostenere l’esame di ammissione, al termine della maturità scientifica) non sa comunicare, questo è il fatto; è un muro (non tanto alto ma duro). Questa è la conclusione. E allora non si può aspettare dagli altri quello che lui non riesce a dare. Non può sentirsi dire “ti voglio bene”. Anche se gli farebbe tanto bene. Anche se lo farebbe sentire un po’ meno inutile, un po’ meno solo. Dottore, è tanto grave?
P.S. Siete ufficialmente esentati da scrivermi nei commenti: " ti voglio bene". Chissà perchè...ma suonerebbe vagamente poco spontaneo. Baci.
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categoria: sfoghi