Questo post riassume le ultime vicissitudini della nostra bionda eroina. Pur conoscendola da così poco tempo, mi sono reso conto di quanto sia importante per me la sua amicizia. E’ per questo che le regalo un finale nel quale possa intravedere una futura felicità.
I
Litorale toscano, è quasi notte. Un pontile che si sporge audace sopra il mare. Nelle pieghe della costa, in lontananza, brillano tremanti e vaghe luci. Il mare scuro, all’orizzonte, quasi si confonde al buio del cielo. Non c’è una linea netta, solo un’unione imprecisa, talvolta tradita dalle rare stelle. Giulia e D. passeggiano, poi si fermano, guardano il mare. Giulia ha una voce alterata, le solite domande che questa volta non tiene per sé: perché lui si è mostrato così indifferente, così cinico? E perché crede che tale atteggiamento a lei, alla bionda Giulia, abbia dato così fastidio? Perché è innamorata, D., innamorata di te. Che colpa ne ha se è innamorata? Che cosa ci può fare? Avesse potuto farlo, ti avrebbe già cancellato da ogni suo pensiero, da ogni suo ricordo. E invece sei lì, presente e ingombrante nei giorni passati e in quelli che devono venire, tra le pieghe di ogni emozione. Sei lì, ti può nascondere forse ma sarebbe come mentire. E allora che hai da dire, adesso che la verità ti è stata stesa innanzi come una tavola apparecchiata? Che hai da dire, cosa stai pensando, che nome ha la tua emozione, se esiste? Silenzio. Il vento porta ai sensi il gusto del mare. Ma è un mare scuro, che urla da sotto il pontile. D. non riesce a guardare Giulia, bestemmia tra sè, azzarda che è inutile parlare, che deve capire da sola. Ma lei ha già compreso tutto da un pezzo. Si gira furiosa, dirigendosi verso la sua auto e verso un futuro senza lui. D. rimane da solo, appoggiato al parapetto a guardare il mare confuso col cielo, quel mare e quel cielo che da domani lo divideranno di nuovo dalla bionda Giulia.
II
Sono passati tre mesi da quella passeggiata al crepuscolo in riva al mare. Migliaia di km e troppe notti solitarie dividono D. da quel ricordo pungente. Forse adesso capisce, forse intuisce finalmente la profondità del suo errore, la stoltezza di quel rifiuto, l’entità della perdita. A volte anche in una mente deviata, tra milioni di cellule inutili e malate, ce ne è una che piano piano, senza fretta o intenzione, riesce a prevalere e ricondurre le altre alla ragione. Così, senza pensarci su, abbandona il suo lavoro, i suoi divertimenti da poco, la sua infantile vita d’oltre mare e decide di tornare da lei, per iniziare finalmente con lei un’esistenza sensata. Giulia, matta come è, lo sta ancora aspettando. E prima dell’estate lo rivedrà…Peccato che, proprio sul finire di quel maggio odoroso, l’accanirsi del virus dell’aviaria costringerà gli stati del vecchio e nuovo continente alla chiusura delle frontiere e all’interruzione di ogni scambio umano per interi anni 40.
E’ ufficialmente indetto il concorso "Ma che fine farà Giulia": scrivetemi idee su come vorreste che finisse la fiction "Giulia". Il finale più originale otterrà come premio un vero capello biondo-oro di Giulia (io stesso mi incaricherò di estirpare dal gentile cuoio capelluto l’ambito crine), con certificazione di autenticità! Scrivete numerosi!!!
sabato, 14 gennaio 2006
La mia ormai ex amica Marianna (che in questo momento sto odiando) mi ha passato l’ingrato compito, a sua volta trasmessole da una fatina bolscevica, di svelare 5 strane abitudini. Nel mio caso il compito è arduo perché, essendo squilibrato, ho una percezione diversa della stranezza e cose che ai più possono apparire strane per me sono completamente normali, e viceversa. Comunque proverò ad accennarne qualcuna.
- spesso parlo con il mio cane. Questa cosa in genere pare folle a tutti quelli che non hanno animali e del tutto ovvia a chi li possiede. Il problema, nel mio caso, è che continuo a parlarle (è una signorina) anche in sua assenza, anche se sono lontano centinaia di Km, anche se sono al lavoro; e capisco che chi mi sente possa avanzare dubbi sulla mia sanità mentale. Dubbi che tolgo immediatamente: la sanità è svanita da un pezzo. E poi lei (la cagnona) mi risponde!
- sono schiavo di riti scaramantici anche a carattere mistico; io non mi definisco superstizioso ma, visto che non mi costa niente…Esempi: tendo a varcare le porte dove mi aspetta un colloquio importante utilizzando il piede destro (se entrassi prima con il sinistro chissà quali avversità mi aspetterebbero!); quando ero alle medie riflettevo il sole sui libri di scuola utilizzando la superficie argentata del mio quaderno di religione, in modo che questa luce “divina” mi aiutasse a prendere bei voti nelle materie che avevo illuminato
- ho una crosticina in testa che tiro via con l'unghia finchè non esce il sangue così non guarisce mai (Daisi questo l’ho copiato pari pari da te ma è vero anche per me e non ho trovato altre parole)
- quando devo interrompere la lettura di un libro, devo comunque sempre arrivare alla fine della pagina di destra. A qualunque costo. Spesso ingaggio una lotta con il sonno, mentre le parole iniziano a muoversi nella pagina e le lettere a formare strani motivi floreali. Io non capisco più ciò che sto leggendo, ma devo finire la pagina. Quasi sempre mi risveglio dopo un’ora o due e spengo la luce. Quasi sempre l’indomani riprendo la lettura dal capitolo precedente.
- tendo ad addormentarmi in posizione cadaverica, cioè supino con le mani congiunte sulla pancia. Se me ne rendo conto inizio a fare riti scaramantici e ci si ricongiunge, così, al punto 2. Se non me ne rendo conto, buonanotte.
sono state scelte le seguenti per continuare la catena:
1 anturium
2 glisbille
3 ippopotama
4 efeso
5 vitamina R
Regole:
il primo partecipante a questo gioco inizia il suo post con il titolo “cinque strane abitudini” e le persone che vengono invitate a scrivere sul loro blog a proposito delle loro strane abitudini devono anche indicare chiaramente questo regolamento.
- alla fine del post dovrete scegliere cinque nuove persone da indicare e linkare il loro blog o web journal. non dimenticare di lasciare un commento nel loro blog che dice “sei stato scelto” (se accettano commenti) e comunicategli anche di leggere il vostro.
mercoledì, 11 gennaio 2006
Dopo il precedente post ad altissimo contenuto demenziale, questo è stato pensato proprio perché non avevo nessuna idea e per informare Sabrina l’egiziana di ciò che è successo nel passato week end. Tranquilla Sabri, non ti sei persa niente, a parte una "fiorentina" di provenienza canadese al modico prezzo di 60 euri (dico euri perché sono tanti, l’accademia della crusca semmai mi correggerà) nel ristorantino sotto casa tua.

In questo post volevo solo gridare il mio amore per la mia città, che non è Milan, non è Paris ma noi l' amiamo così… (citazione da canzone locale). Sono conscio del fatto che sia affetta da numerosi mali difficilmente curabili. Ne cito solo alcuni: la mefitica discarica di Pitelli, il porto mercantile che soffoca la città e il golfo (e lo farà sempre più), amministratori civici incapaci e francamente un po’ troppo devoti al dio Tavernello, una squadra di calcio nata evidentemente sotto una cattiva stella…E tutto ciò non può non rammentarmi il fatto che non si può essere spezzini e ottimisti contemporaneamente, ma semmai ironicamente rassegnati.

Il mio amico U. (go.) invece sostiene che il più grave problema civico è connesso alla difficoltà incontrata dal freddoloso cittadino nel reperire guanti di lana marroni. U. sostiene di essere entrato in ben 42 esercizi commerciali del centro cittadino senza ottenere l’agognata merce. E si badi bene: almeno la metà di tali esercizi commerciali nulla aveva a che fare con il settore della distribuzione alimentare! Ora voglio dire: U., siamo tutti d’accordo che quello che hai citato sia la più grave sventura che possa capitare a qualsiasi capoluogo di provincia ed è evidente che i responsabili andrebbero puniti secondo i più severi precetti di Tomas de Torquemada, però perché non presenti tali denuncie sociali sui quotidiani locali invece di servirti del mio blog che conta in tutto un paio di lettori al massimo? Logicamente scherzo! Baci a tutti.

P.S. Ho del materiale nuovo per la fiction "GIULIA" ma voglio pensarci su ancora un po’: abbiate pazienza…
venerdì, 06 gennaio 2006
C’era un volta (ma non è che ne sia poi così sicuro), c’era una volta, dicevo, un bambino molto povero ma anche molto cattivo. In realtà il bambino era davvero molto povero e non aveva di che nutrirsi e riscaldarsi. L’inverno era impietoso e la neve scendeva abbondante.
In realtà il bambino era anche molto cattivo. Quando trovava un uccellino con le alucce spezzate, si divertiva a torturarlo (va detto a onor del vero che era egli stesso a spezzargli le alucce per poi sentirsi legittimato a torturarlo). Quando vedeva un gattaccio lo attirava nelle sue trappole e, immobilizzatolo, si divertiva a fargli i nodi nella coda e nei baffi. Ma non era cattivo solo con gli animali. Aveva più volte bastonato il vecchio parroco del paese e tendeva agguati a tutti i bambini alto-borghesi per derubarli e andare a comprarsi la droga.
Un giorno seppe che una vecchierella nomata “Befana” soleva portare dolci ai bambini buoni e carbone a quelli cattivi.
Il bambino, che era sì povero e cattivo ma non era stupido, iniziò a bastonare il parroco sempre più forte, a mozzare baffi ai gatti, a derubare i bambini borghesi e intasare con sterco di vacca i comignoli delle case.
La vecchierella, vedendo tanto sperpero di cattiveria, decise di portargli non una, non due, ma un intero container di calze strapiene di carbone. L’accorto bambino, quando vide la befana, la legò, la imbavagliò e iniziò a torturarla, bastonandola con la sua stessa scopa e facendole ascoltare tutto il repertorio di Gigi D’Alessio. La befana, data tanta inutile malvagità, appena fu libera, fu costretta a portare per punizione al bambino povero ancora dell’altro carbone. Dopo 6 o 7 volte di questo andirivieni, esaurite le scorte di carbone, si suicidò.
Il bambino nel frattempo era diventato proprietario di una delle più imponenti riserve di carbone dell’intero globo e avviò un’attività alquanto redditizia.
Morale della favola:
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non è vero che i bambini poveri sono sempre buoni, come si legge in tutte le favole di ispirazione catto-comunista
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la befana non esiste, in quanto è già morta
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a volte la cattiveria paga. E bene.
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quando uno non ha niente da dire, è inutile che si ostini a tenere un blog
lunedì, 02 gennaio 2006
Questo post è ad esclusivo uso e consumo della girovaga S., attualmente dispersa in Egitto. Ella mi aveva chiesto un resoconto delle nostre serate. Contenta lei…Ecco il riassunto di S. Silvestro.

Ore 17.00 Sosta “casuale” davanti al negozio della mia commessina preferita, in località Migliarina. Lascio l’auto con le luci di posizione accese. Piove.
Ore 17.20 Piove. Cerco di ripartire ma la Clio non ne vuole sapere: la batteria sostiene che è pur sempre festa. Bene, il 2005 è stato un anno di m…. e non poteva che finire così!
Ore 17.40 Piove. La batteria ha un sussulto di vita, riparto.
Ore 18.00 Siamo in centro, piove, i negozi chiudono. Unica nota positiva il caffè con panna, cioccolata, ricotta e cannolo; un totale di 15 milioni di Kcal, smaltibili approssimativamente in 8 anni di corsa. L’accorta B. non è d’accordo con la mia scelta e opta per un caffè normale.
Ore 18.45 Diluvia. Ci rifugiamo presso “La Riserve” per l’aperitivo.
Ore 19-21 Aperitivi. Patatine. Amici. Posso spostare il verbo all’interno della frase ma la sostanza è che PIOVE lo stesso.
Ore 21.30 Pizzeria: non c’è posto, benché prenotato.
Ore 22.30 Finalmente ci sediamo al tavolo. Fuori piove. La polemica B. non è d’accordo.
Ore 00.05 Usciamo. La pioggia concede una tregua. Il bucolico e alchimista U. prova l’esperimento petardo in bottiglia di spumante. Ne esce un ordigno dalle potenzialità distruttive assimilabili alla bomba a depressione. Fortunatamente nessun ferito. Solo 3 deceduti ma i cadaveri vengono occultati prontamente.
Ore 00.45 L’entusiasta B., ballando, decide di devastarsi il già acciaccato ginocchio. Per lei la festa finisce qui. Modo curioso ma pur sempre lecito per iniziare l’anno nuovo.
Da qui in poi solo balli, bottiglie di spumante, amici dispersi da anni e RITROVATI in questa occasione e amici consueti (e vagamente ebbri) DISPERSI in questa occasione. Il potenzialmente soprano U. è uno di questi; probabilmente vaga per la città, brindando con sconosciuti e sproloquiando in inglese. Quando lo ritroviamo è ancora vivo. Già questo è un dato importante: il 2006 nasce sotto i migliori auspici. Ma la non più entusiasta B., come al solito, non è d’accordo.
