venerdì, 30 dicembre 2005

Nelle prime intenzioni questa proposta era riservata a una o due ragazze in particolare ma, dato il periodo non proprio fortunato, estendo la seguente proposta a tutte le ragazze in doppia cifra (cioè 10-99 anni) che transitino anche per sbaglio su questo inutile blog.
 
Si richiede:
  • dolcezza disarmante (e possibilmente altezza adeguata al richiedente, cioè limitata)
 
Si offre:
  • carattere mite e conciliante, predisposto all’accondiscendenza
  • stipendio mensile di 900 € netti (da cui detrarre 65,07 € di abbonamento ferroviario); no tredicesima
  • auto di proprietà, Renault Clio1,2 del 1997, carrozzeria bordeaux con ghirigori bianchi, gommata 2005. Valore stimato (dal titolare officina G.A.): “Potrebbe avere un valore affettivo…” (non ce l’ ha, n.d.A.)
  • scooter Kimko Vivio 125, anno 2000, rosso con ghirigori bianchi. Valore stimato (officina G.A.): “Potrebbe avere un valore affettivo…ma è pur sempre coreano!” (il valore affettivo ce l’ ha eccome, n.d.A.)
  • due biciclette di cui una vistosamente da donna
  • molti libri, di cui buona parte da colorare o comunque illustrati
 
Si autocertifica:
  • sana e robusta costituzione, con scarsa tendenza alla malattia (aviaria a parte), col vantaggio di non assentarsi dal lavoro, rendendo più comodo l’eventuale tradimento della consorte con idraulico/postino/panettiere
  • assenza di malattie veneree, accertato trimestralmente dall’unità trasfusionale presso cui sono donatore
  • assenza di vizi onerosi quali alcol, fumo, droga, sesso a pagamento, abbonamento Sky, hobby vari
 
 
Care ragazze in doppia cifra (quindi mie coetanee) vi esorto a considerare seriamente questa proposta, in quanto il soggetto è animato da propositi seri. In voi non cerco la bellezza assoluta ( almeno quella relativa sì), in voi non cerco la particolare intelligenza, la capacità organizzativa, l’entusiasmo sfrenato per la vita, la sensualità fine a se stessa; in voi non cerco neanche il fulcro della futura famiglia. Allora, vi chiederete, cosa cerco in voi? Per ora solo la dolcezza, una dolcezza disarmante e devastante che mi faccia dimenticare tutte le delusioni patite per colpa VOSTRA e troppo spesso nascoste in mezzo all’ingombro dell’esistenza. Poi sono sicuro che, guardando qua e là, qualcos’altro che mi interessa lo troverò sicuramente. Astenersi perditempo, agenzie matrimoniali e travestiti.
A.
P.S. Nei commenti al post precedente troverete l'ultima (ma non ultima) puntata della fiction "GIULIA". Attendo commenti.
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categoria: boh
sabato, 24 dicembre 2005

 
Caro Babbo Natale,
quest’anno non portarmi i soliti regali “originali” tipo fazzoletti, mutande, maglioni, cappelli, perizomi leopardati, frustini, cioccolatini e la solita Barbie Grandi Firme. Quest’anno devi sforzarti di più. Non ti preoccupare, non ti chiedo soldi; quelli me li fornisce già tutti i mesi un signore inglese, che io capisco poco; non sono tanti ma non ho pretese. Non ti chiedo di farmi fare una carriera brillante: non me ne frega niente, riservala agli ambiziosi. Non ti chiedo la pace e l’amore per il prossimo, primo perché sono egoista, secondo perché gli uomini se la devono conquistare e meritare. Portami pensieri malvagi. Questo Natale voglio essere più cattivo. Sono sempre stato troppo buono. Porta un po’ di anticoncezionali al popolo cinese, in modo tale che si contenga un po’ e la smetta di esportare prodottacci a prezzi fallimentari. Impallina il passero di Del Piero e sopprimi, dopo feroci torture, il vecchio dell’Unieuro (quello dell’ottimismo) e fornisci tutti gli scafisti di gommoni idrosolubili…
E non farmi mai mancare una vena di ironia, anche se macabra, cosicché io possa scherzare su tutto, senza crederci veramente, anche su quello che per gli altri è intoccabile.
Caro Babbo Natale, nonostante i trent’anni, io in te credo ancora. Non ho mai smesso un solo istante, perché se non ci sei tu la magia del Natale diventa meno luminosa, più arida.
Fammi incontrare una bella bimba, non una qualsiasi, una di quelle per cui valga veramente la pena anche soffrire. E, se l’ ho già incontrata, faglielo capire anche a lei…
Grazie, ciccione mio
il bimbo Albolo
 
P.S. Per quanto riguarda la scelta dei finali del post precedente vale quanto segue. Il primo, ben lungi dall'essere disprezzabile, è troppo fantascientifico. Il secondo mi infastidisce, è troppo pesante e mi alza pericolosamente la curva glicemica. Il terzo mi si addice di più ed esalta la mia vena malvagia e invidiosa. Io voto per questo.
Giulia, dato che non ti piace nessuno di questi finali, ti invito a scrivere nei commenti la fine che vorresti dare a questa storia…
 

BUON NATALE A TUTTI

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categoria: riflessioni
martedì, 20 dicembre 2005
Questa potrebbe essere una favola, o una storia vera o una commedia del grottesco. Avrà tre finali diversi ma solo uno risulterà il prescelto...
I parte
C’era una volta, o c’è, o ci sarà in un futuro più o meno prossimo una ragazza di nome G. Un giorno che in realtà è una sera G. incontra un ragazzo. Il ragazzo non è bello, diciamo che è un tipo, un tipo…brutto, d’accordo, ma non è cattivo. G. è euforica e gli racconta la storia di un amore.
"Se ci fosse qualcuno che è innamorato di te ma tu non lo sapessi e questo qualcuno ti dicesse che è in effetti innamorato di te o che comunque gli piaci anche se a te non te ne importa niente in realtà di quel qualcuno che comunque conosci da tanto o da poco non importa perché non cambia niente ai fini della storia e allunga soltanto questa frase costruita senza punteggiatura per essere letta tutta d’un fiato (respiro)…Ebbene ne saresti contento?"
"Di che?" – il ragazzo suda; forse sta cercando un modo per prendere tempo
"Che ti dicesse che è innamorato di te o comunque gli piaci insomma ti trova interessante da tanto o da poco…Insomma tu glielo diresti?
"Gli diresti cosa?" – il ragazzo in effetti è un po’ duro…
"UHHH! Ma che è innamorato di te, non ha fiato per dirtelo, non ha punteggiatura e tutto quello che ne consegue?! Pensi che dovrebbe dirtelo???"
" Certo, è chiaro!"
Se fosse un film ora G. gli direbbe che si è innamorata di lui e, se lui fosse meno ottuso, al secondo "qualcuno che è innamorato di te" avrebbe già capito…Se ti piace l’idea che sia un film, non leggere la seconda parte. Il film finisce qui. Ma potrebbe non essere un film.
II parte
G. invece racconta la storia di un giovane che è andato a lavorare all’estero da alcuni mesi. Avvicinandosi il suo ritorno G. decide che sia giunto il momento per svelare un sentimento che alimenta segretamente da più di un anno e che la fa soffrire. E che la fa vivere. Sarà per la vigilia di Natale. E’ la sera della vigilia, G. si dirige un po’ titubante verso l’amico rimpatriato, con un sorriso un po’ forzato gli porge il pacchetto che custodisce il suo dono e il suo pensiero. Ora l’uomo la guarda negli occhi, due occhi profondi, luminosi. Lei sta per parlare, il suo cuore batte forte; non sostiene più il suo sguardo. Sta per parlare. Le ritorna in mente tutto il tempo in cui lui è stato lontano, le telefonate transcontinentali, le lettere scambiate. Le parole di lui sono sempre state allegre, scherzose, anche affettuose ma mai hanno tradito il dolore per una lontananza così prolungata, così feroce. Sta per parlare. Ma perché quella volta che lei gli ha confessato la sua intenzione di andarlo a trovare, lui non è esploso di gioia, perché non ha manifestato un desiderio devastante, perché si è solo preoccupato dei costi e del lungo viaggio? Non parlerà. Si sente stupida, si sente infantile, si sente comica. Lui le porge il suo regalo, un regalo piccolo piccolo. Lei non alza lo sguardo e prende a scartare il pacco con nervosismo. Dentro c’è una scatola blu che custodisce solo un biglietto, scritto a mano con inchiostro nero. "Nessun regalo poteva rendere giustizia alla tua bellezza e incarnare il sentimento che mi travolge da due anni e che non ho mai saputo rivelarti."
Se questa fosse una favola, terminerebbe così, lasciando sottintendere che alla fine vissero tutti felici e contenti. Se ti piacciono le favole, goditi ora la sua magia, perché il finale potrebbe essere anche diverso.
III parte
G. alza lo sguardo verso l’uomo. Gli occhi le si gonfiano di lacrime, lacrime soffocate per mesi, lacrime sincere. Vorrebbe parlare ma le manca la voce. Scuote dolcemente la testa, mentre piange. Lui la guarda sorridendo, come se avesse già capito…Lei rilegge il biglietto, alza nuovamente lo sguardo verso di lui e alla fine trova le parole: "Sei il solito taccagno di merda!"
 
Quale sarà il finale prescelto? Nel prossimo post lo saprete...
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categoria: storie e affini
giovedì, 15 dicembre 2005

Oggi mi sento un pensionato di dentro. Sarà il tempo.

A domani non penso. Ma mento.

Se inizio e fine sono davvero così corrispondenti,

magari non farò più confusione;

ho visto tanti, tanti inseguimenti...

ma oggi più di tutto che mi opprime

è porre a qualche cosa di sensato

quella rea parola: FINE.

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categoria: altro
mercoledì, 14 dicembre 2005

Questo post non aggiungerà niente di nuovo al sapere umano. E' solo la fredda cronaca di una sera di un week-end nevoso in un ligneo chalet sovraffollato: 8 persone (due abusivi) per 6 posti letto. Mentre nei tre letti matrimoniali si consumano scene di amorale promiscuità (in vero poco edificante soprattutto in periodo natalizio), l’individualista ed asociale Albolo si isola in sacco a pelo sotto il tavolo, sorretto da cicciuti cuscini. La brigata, allegra e festante annota le prime defezioni verso le 11:30. Pian piano il soggiorno si svuota: rimangono U., S. e C.nel divano letto e Albolo per terra, nel suo loculo di amena serenità. Il bucolico U. (bucolico in quanto novello Titiro zufolante, e non per questioni di buchi) e la ciarliera e simpatica S. parlano, parlano, anche a luci spente. Al 53-esimo "ci vediamo domani" proferito in egiziano (U. è l'allievo, S. è l’insegnante di lingue arabe, potendo vantare amori internazionali e kamikazici), la ricciola C. getta la spugna e si rifugia in altro affollatissimo giaciglio. Il bucolico U. invece rammenta gloriosi trascorsi. Siamo a Parigi, gita dell'ultimo anno di liceo, è notte fonda. U. non dorme, sta disquisendo con Albolo sui massimi sistemi quando, dopo un istante di silenzio e senza logica alcuna, dice: "A., sai a cosa pensavo?… A un maiale di acqua minerale…" Un maiale di acqua minerale? L’interrogativo che ora i due si pongono riguarda la sostanza, cioè se il maiale sia in realtà di vetro o PET ripieno di acqua o sia il liquido stesso, per definizione senza forma propria, ad avere sembianze e movenze da maiale. Ci si chiede inoltre se l’acqua sia naturale, addizionata con CO2 o effervescente naturale e se abbia effetti diuretici. U. si immagina il suo gatto Oscar Ettore, munito di regolamentari pinne, fucile ed occhiali, mentre nuota all’interno del maiale stesso. Le speculazioni filosofiche e le risate sono infine interrotte da una tuonante bestemmia del malpancista e assonnato L. Nella mente dell’ Albolo di 10 anni dopo nuotano il gatto Oscar Ettore che ha le sembianze del più noto Oscar Luigi, già Presidente della Repubblica e la bestemmia di L. Albolo è preda del sonno, non ha la forza di alzarsi e fare come L. già fece, ma per la prima volta in vita sua lo capisce. Albolo ora è in un’altra dimensione e sogna di  un mondo mortalmente affetto da logorrea fulminante. Alle 6 e 30 il mutandato C. da la sveglia: per lui è già ora di sciare.

Ora vi chiederete perché abbia scritto questo post. La risposta è semplice ed è la seguente: io non nego di essere idiota, ma dovete perlomeno riconoscermi le attenuanti per le cattive frequentazioni…
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categoria: cronache
giovedì, 08 dicembre 2005

Domani sera (venerdì) me ne vado a sciare. Non che sia un grande sciatore, però passare qualche ora in una pista tra gli alberi in alta montagna è una cosa che mi piace e mi rende più sereno. Eccetto quando vedo sotto di me qualche “muro” spaventoso e probabilmente ghiacciato. Eccetto quando antipaticissimi energumeni di 4-5 anni, alti circa un metro (più o meno come me…), mi sfrecciano accanto a 3067 km/h mentre io indugio, titubane, in prossimità del muro di cui sopra. Eccetto quando il freddo polare mi intirizzisce piedi e mani, tanto da procurarmi dolore. Eccetto questi e tanti altri “eccetto”, insomma sono contento di partire, nonostante domani io sia uno dei pochi esemplari della classe lavoratrice italica a non fare “ponte” (nella mia azienda saremo solo in due…). Pazienza. Peccato non venga anche Giulia, una ragazza affetta, come me, da pendolarismo acuto per di più aggravato da totale dipendenza trenitalica, una sindrome difficile da curare sulla quale gli esperti (e non gli SPERTI, Gianni, di cui da poco ho appreso l’esistenza) di tutto il mondo si interrogano da anni. A proposito, è strano ma le ragazze di nome Giulia che conosco sono tutte belline e bionde; dato che il saggio diceva “ab uno disce omnes” e considerando la legge dei grandi (medi e anche piccoli) numeri devo dedurre che tutte le Giulie di questo mondo presentino tali caratteristiche (legge della biondosità giuliana). Però, dato che non voglio cadere nelle generalizzazioni, vi chiedo di segnalarmi la presenza di individui femminei che eventualmente trasgrediscano a questa legge.
Ma anche per oggi mi pare di aver abbondantemente sprecato una buona occasione per stare zitto. Vado a “rinfrescarmi” le idee in montagna (non porto il cappello). Baciamo le mani.
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categoria:
venerdì, 02 dicembre 2005

Ieri mattina ho pensato seriamente di rassegnare le mie dimissioni. Troppe pressioni psicologiche, troppi NONSIAMOPIÙBUONINEMMENO-AFARELECOSEPIÙSEMPLICI e poi il caffè della macchinetta aziendale fa proprio schifo! Stavamo dunque discutendo "de albolica inutilitate" io, la mia coscienza e Geppo, l’amico immaginario (in vero Geppo è reale, solo che si ostina a ritenersi inanimato), quand’ecco la rivelazione! Non posso rassegnare formali dimissioni, ne’ loro possono licenziarmi per giusta o ingiusta causa. Tutte queste azioni richiedono come presupposto l’essere stati precedentemente assunti (diceva un tale: bisogna credersi amati per considerarsi infedeli…). Eh già, è strana la vita di noi Man In Black! Ma ora vi chiederete che razza di lavoro faccia o, meglio, non ve lo chiederete ma ve lo dico lo stesso. Per chi fosse digiuno di materiali polimerici, garantisco che la plastica che si scioglie in acqua esiste. Ricordate lo spot di alcuni anni fa, dove un obeso boy scout distruggeva il film che conteneva la carta igienica, facendoci sopra pipì? Ebbene, la faccio anch’io (non la pipì, nemmeno la carta igienica, intendevo la confezione). Tale materiale, basato sull’alcol polivinilico ha un mercato di nicchia ma le applicazioni sono svariate. Tuttavia restano pur sempre applicazioni comuni e scontate e questa mancanza di fantasia contribuisce a deprimere il mio animo e a far crescere la mia irritazione cosmica e forse anche il buco nell’ozono, da cui discendono poi tutti i mali dell’universo compreso Silvio e il Mortadella. Io pensavo di inventarmi nuove applicazioni e possibilmente brevettarle a puro scopo di lucro. Per ora me ne è venuta una soltanto: i profilattici idrosolubili. Tale applicazione, specificamente rivolta al pubblico femminile, consentirebbe alle signorine di "imprigionare" per tutta la vita il restio ometto, mettendolo innanzi ad un obbligo paterno e consentirebbe alle di cui sopra di non dover ricorrere a squallidi artifici come manomettere tutti i distributori automatici di profilattici del quartiere (gli uomini non vanno volentieri in farmacia, soprattutto se cercano il modello ritardante per lui, stimolante per lei).
Che ve ne pare? Sono ben accette altre proposte da brevettare.
postato da: albolo alle ore 17:18 | Permalink | commenti (3)
categoria: sfoghi