domenica, 27 novembre 2005

Dopo il mio ultimo post sono stato accusato di avere un blog eccessivamente depresso. Io ne prendo atto ma mi appello alla fraterna comprensione dell’eventuale lettore, adducendo a mia discolpa due argomenti: la natura del blogger medio e il mio perenne stato confusionale.
Per il primo argomento va detto che il blogger medio possiede alcune caratteristiche fra le quali essere un logorroico e produttivo grafomane, essere tendenzialmente comunistoide, utilizzare almeno 5 volte per post il sostantivo “depressione” e aggettivi ad esso associati. Non potendomi del tutto rivedere nelle prime due caratteristiche, considerandomi un ermetico servo del potere dotato di totale incapacità e volontà di azzardare giudizi e considerazioni, per rientrare nella categoria devo forzatamente entrare in relazione con l’abusata parola in questione.
E qui entra in gioco il secondo argomento: il mio umore totalmente altalenante e discontinuo. Io nel giro di pochi minuti posso trasformarmi da persona gioiosa e di compagnia a mesto e solitario visitatore degli abissi più sconfinati della mia mente, con totale estraniazione dal contesto in cui mi trovo. Lo so bene: è un principio di follia.
Ricordo che già a 15 anni, nel mio primo ed ultimo romanzo breve “Il ritorno di Heidi” (versione vietata ai minori di anni 14) si poteva notare un continuo alternarsi di situazioni erotico-demenzial-grottesche e lacrimevolmente tragiche, nella stessa pagina…
Quella che mi è stata rinfacciata come incoerenza, dunque, altro non è che la mia natura (meschina, invero) ed è giusto che il blog la rispecchi. Perché d’altra parte tutte le cose che vedo attorno a me hanno contemporaneamente il sapore dolce del buono e amaro dell’inesorabile, gioia dell’essere e manifestazione della propria fine. Divoro con gusto un gelato pistacchio-rosticciana e già piango per la di lui fine. E per il prezzo (sono pur sempre ligure!).
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categoria: sfoghi
giovedì, 24 novembre 2005
Questo post è in differita, nel senso che è stato scritto alcuni giorni fa, ispirato dalla III prova del reality Le Stelle 2, con tema “quella volta che hai pensato di non potercela fare”, o qualcosa del genere. Questa accozzaglia di parole non doveva essere postata, poi l'incoraggiamento di una persona di fiducia mi ha convinto. Lo scrivo in piccolo affinché sia meno visibile e di conseguenza meno letto.
Sconsigliato agli spensierati, ai depressi, agli ipersensibili e, in genere, alla specie umana. Vivamente consigliato a chi ha problemi di stipsi.
 
 
“Lo vedi che siamo diversi,
tu sei di quel mondo che vive ogni giorno,
io esisto soltanto in un’ombra
che vaga tra i vivi con occhi sbarrati.
Cammino per strade, stranito,
scontrando persone ma senza voltarmi
e ogni urto non può farmi male più del mio passato
che torna a tormentarmi…”
Mi giravano e rimbombavano nella testa le parole di questa estemporanea canzonetta, aggrappata ad un motivetto strascicato, lagnoso, uno di quei motivi che sarebbe sparito con la stessa velocità con la quale si era presentato. Il giorno nel quale ho pensato di non potercela fare era tutto racchiuso in questa canzone, in queste parole, in questa sonnolenza…Mi risvegliai che era un pomeriggio di dicembre, e c’era il sole basso e pallido dei pomeriggi di dicembre, tanta gente intorno a me, gente che passava, che correva, gente che viveva. Io ero solo, il giorno che credevo di non potercela fare, ero solo con me stesso e me stesso non era altro che un vuoto immenso, profondo, un abisso terrificante, un rincorrersi di parole. La primavera brillava ed esplodeva intorno e c’era un sole caldo che faceva venire voglia di piangere. E pensare come avrei dovuto essere felice o almeno sereno, in un giorno così…Ed era proprio quello che mi faceva più male: riconoscere la bellezza del creato e non poterne prendere parte, non poterne godere, scorgerlo dalla finestra, tra le sbarre della mia prigione, tra le pieghe del mio incubo. E avere paura, paura di tutto quello che mi circondava, paura della fragilità dell’uomo, della sua vulnerabilità e soprattutto paura di me stesso. E in tutto questo la consapevolezza di non poter far niente per uscirne, non potendo lottare contro un nemico invisibile e spietato, contro il quale non avevo armi. Tremavo, quel giorno, e la nausea invadeva i miei sensi ed ero senza fiato. E, ora che respiro, mi sento come un equilibrista che passeggia sorridendo su un filo di seta, e con le mani fa roteare mille palline rosse e vuole giocare con tutto ciò che c’è, ridere di tutto quello che esiste, salvo ricordarsi a tratti che è pur sempre in bilico su un filo di seta, a cento metri di altezza dal suolo.
 
Il giorno che pensavo di non potercela fare sono stati troppi giorni, troppe notti. Troppe le sere in cui non ho desiderato altro che addormentarmi immediatamente, troppe le mattine in cui la luce violenta del sole mi ha risvegliato e riportato al quotidiano fastidio.
E a volte sento persone che vorrebbero rivivere la propria giovinezza. Ma se veramente avessero avuto un giorno in cui hanno pensato di non potercela fare, seriamente, se fosse stata anche una sola ora in una vita intera, allora la paura, l’angoscia nel pensare di riviverla tal quale, senza poter cambiare qualcosa, li indurrebbe a opposte considerazioni. Se un giorno incontrassi una fata (si trovano anche nei blog) che mi potesse riportare indietro nel tempo, io le sorriderei e le direi “no, grazie fatina, lasciami in questo giorno, io continuo la mia strada”.
Voi mi direte che è bello vivere e ancor più lo sarebbe il rivivere, che vedere sbocciare il sorriso negli occhi di una ragazza di cui siamo innamorati può ripagarci di tutta una vita di sofferenze.
Lo so, probabilmente è così. Probabilmente avete ragione voi anche questa volta. Lo so, però…vaffanculo!
 
 
P.S. Non chiedetemi spiegazioni. Non chiedetemi se ho raccontato qualcosa di mio o solo pezzi di pura fantasia. Io non ho mai capito se quello che dico in ogni occasione, lo dica seriamente o solo per prendermi in giro. Forse in tutto quello che scrivo c’è gioco ed esperienza vissuta, celia e convinzione. Forse. Io quale sia la verità non l’ho ancora compreso. Se ci riuscite voi, fatemelo sapere. Sempre che la cosa vi interessi. Sempre che non abbiate niente di meglio da fare.
 
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categoria: depression
domenica, 20 novembre 2005

 
“A volte succede qualcosa di dolce e fatale,
come svegliarsi e trovare la neve,
o come quel giorno che lei mi sorrise
ma senza voltarsi e fuggire.
Vederla venirmi vicino fu quasi morire,
trovare per caso il destino
e non sapere che dire.
Ma invece fu lei a parlare…”
                                           (Daniele Silvestri)
 
 
A volte succede, più spesso no. A me, personalmente, non accade praticamente mai. E se capitasse che questa tizia mi venisse a cercare, sarei tanto stupito e dubbioso da riuscire a pronunciare esclusivamente qualche sciocco monosillabo, per di più balbettato! Comunque questo difficile rapporto di odio-amore mal distribuito con il mondo femminile (amore da parte mia, odio dall'altra parte),  è dovuto principalmente alla mia convinzione che la donna possieda qualcosa in più (scemo sì, ma finocchio no!). Ad esempio per me non esiste una ragazza brutta, riesco sempre a trovare un lato che mi affascina profondamente. Questo generalmente, ma non starò qui a citare le eccezioni.
Ieri sul treno del ritorno ho incontrato una ragazza, che rispondeva a tutti i requisiti per essere la mia donna ideale. Non era molto alta (almeno penso, dato che era seduta), occhi chiari, profondi e stanchi (come avrete notato, dato che gli occhi chiari non sono fondamentali, l’unico requisito fisico per essere la mia donna ideale rimane esclusivamente l’altezza limitata…) Abbiamo iniziato la conversazione in seguito ad una mia battuta idiota e, dopo le lamentele di rito sul servizio ferroviario italiano e toscano in particolare, la discussione si è incanalata sui consueti binari che prendono le conversazioni fra membri dell’opposto sesso, al primo approccio. Cioè lei, come tipicamente femminile, dopo 5 minuti aveva già messo in chiaro il fatto che il suo ragazzo bla bla bla, bla bla bla e bla bla bla …. Io, recitando il ruolo di perfetto maschietto, ho subito parlato della mia ex (sottolineando EX); se fossi stato ancora accompagnato, avrei subito raccontato del profondo stato di crisi nella nostra relazione (un uomo, quando parla con una donna, è sempre in crisi con la morosa). Lei è sotto tesi in Giurisprudenza. Mi ha colpito una sua opinione sulle carte da gioco: “Non mi diverto a giocare, perché bisogna stare sempre attenti alle carte che sono passate, fare troppi calcoli, troppi stratagemmi…il cervello non si rilassa, che gioco è?” Cazzo, mi sono detto, è proprio come la penso io! Perché stressare il cervello quando non ce ne è bisogno? Non faccio forse di tutto per risparmiarlo anche quando ci ne sarebbe bisogno di farlo funzionare? E’ proprio la mia donna ideale. Vedrai che ci incontreremo di nuovo su questo treno, le ho detto scendendo. Ciao. Invece probabilmente non la rivedrò. Resterà un’altra delle mie passioni passeggere, senza nome.
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martedì, 15 novembre 2005
Oggi era in programma un post formato depression, ma la mia perenne instabilità d’umore mi costringe a optare per un genere demenziale.
Tutto è legato al ricordo di una scoperta che feci alcuni anni or sono e che mi ha cambiato la vita. In un’epoca che crede, mal interpretando la teoria einsteiniana, che tutto sia relativo, io modestamente e senza scomodare lo spazio-tempo ho trovato un punto fermo nell’universo, una verità su cui poggiare tutto il senso dell’esistenza: ho svelato l’annosa questione della nascita dell’uovo e della gallina…
E’ nato prima l’uovo o la gallina?
Le ipotesi scientifiche più recenti, è cosa risaputa, sostengono che la vita nasca da un "brodo primordiale", tramite reazioni chimiche più o meno complesse. Ma da cosa ha origine questo brodo? Partendo dal presupposto che Dio non creò il brodo direttamente, in quanto idea indefinita, vaga e abbastanza pesante, che trova un suo fondamento logico e una completa dignità solo se messa in relazione con i tortellini, rimane un’unica possibilità: il brodo deve essere stato prodotto da una gallina, come vuole la tradizione. E’ nata, dunque, prima la gallina primordiale, da cui è derivato il brodo primordiale, da cui sono nati esseri distributori di uova che di primordiale avevano ben poco.
Per essere il brodo primordiale al punto giusto c’è bisogno che la gallina primordiale non sia nata da un uovo ancor più primordiale, perché sennò si andrebbe a meno infinito, perdendo la primordialità. A ben vedere questa metodologia interpretativa porta alla confutazione di due proverbi: "gallina vecchia fa buon brodo" e "tutto fa brodo". Il primo implicherebbe che la gallina sia stata mantenuta in vita per molto tempo prima del grande sacrificio, oppure che sia nata già vecchia, espressioni entrambe di una scarsa primordialità e di una certa crudeltà da parte del Creatore, che noi non ci sentiamo di avallare (l’unica soluzione per salvare il proverbio potrebbe essere quella di ritenere che il brodo primordiale non fosse buono, in quanto in effetti un brodo da cui nascono animali un po’ di senso lo fa). Il secondo proverbio, si pensa introdotto dalla Knorr, produttrice di dadi, in periodo di carestia, è ontologicamente errato in quanto è appurato che solo la gallina fa il vero brodo! Ma è un privilegio di cui farebbe volentieri a meno…
Partendo da questi presupposti potrei continuare dissertando sull’impossibilità dell’esistenza di altre forme di vita nell’universo ma, avendo a che fare purtroppo con persone intelligenti e colte, penso che rimanderò ad altra occasione e ad altro pubblico…Buona giornata
Post inutile
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categoria: teorie
mercoledì, 09 novembre 2005
Dedico questo post a M. nella speranza che, leggendo le mie disavventure, dimentichi un poco le sue...

"Pane e ospitalità" riporta la scritta su un cartello di informazione turistica posto sull’autostrada A11 in prossimità dell’uscita di Altopascio. "Pane e ospitalità", laddove altre località hanno scritto "il centro storico", "i monumenti", "i musei", "il golfo", "l’arte"…Quella strana frase "pane e ospitalità" lascia già capire all’ignaro viandante che ad Altopascio, in sostanza, non ci sia proprio nulla da vedere. "Pane e ospitalità" potrebbe essere tutt’al più lo slogan di un noto supermercato cittadino, che difatti rappresenta il centro di maggiore vitalità della zona. E’ normale quindi che la mia vita libera nelle lande toscane venga più o meno a coincidere con la permanenza nel centro commerciale e annesso bar. A onor del vero devo riconoscere che il fascino del superstore derivi anche dalla presenza di operatrici di cassa generalmente simpatiche, identificate dal nome completo e dall’iniziale del cognome appuntati sul petto.
La mia preferita è V. ragazza dolce e molto professionale, che sconvolgo telefonandole a casa per invitarla al mare (è bastato fare qualche congettura e andare per esclusione fra tutti i cognomi di cittadini altopascesi che iniziano per C.). E’ senz’altro dotata di più spirito rispetto a R., ragazza simpatica ma piuttosto permalosa, che si offende per un’innocente cartolina di saluti (è bastato aguzzare le orecchie quando la chiamavano in cassa e trovare conferma grazie al Pubblico Registro Automobilistico, del quale potrei sottolineare REGISTRO o AUTOMOBILISTICO, ma preferisco sottolineare PUBBLICO).
La situazione si complica quando viene assunta S., già apprendista in un vicino bar, nota alle cronache personali alboliche per aver avuto l’amena idea di darmi spontaneamente il numero di cellulare, e quella ancor più amena di non rispondere mai alle mie chiamate…Avendo ormai sviluppato una sostanziale quanto malcelata antipatia nei miei confronti, non tarda ad aizzare le colleghe contro la mia innocente e bonaria persona.
La situazione attuale all’interno del supermercato si presenta così: ho 3 nemiche giurate (R., S., M.) che, appena entro, mi lanciano occhiate di fuoco aromatizzate al gusto cicuta, 2 pseudo-amiche molto ma molto ma molto diffidenti (V. e J.), un paio di operatrici che non mostrano un reale interesse nei confronti della mia esistenza e una serie di figuri di sesso mascolino, che mi ha in ingiusta antipatia solo perché probabilmente ha captato gli appellativi con i quali mi onoro di chiamarli (tra tutti "Ernia", così nomato per l’indiscusso vigore che mette nello svolgere il proprio lavoro, almeno nei primi 3 minuti).
Il fatto è che se provo simpatia per qualcuna mi sento spinto a dimostrarlo anche con questi metodi (cartoline, biglietti, telefonate…) che forse possono sembrare aggressivi, ma che in realtà nascondono timidezza unita ad una sana voglia di ampliare le mie conoscenze
Però è possibile che nel torto sia io e non il resto del mondo; è per questo che chiedo alle signorine che dovessero leggere questo post di scrivermi un commento sul tema: come reagireste ad una cartolina di saluti proveniente da un ragazzo che non dovrebbe conoscere il vostro cognome e indirizzo?
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categoria: riflessioni
venerdì, 04 novembre 2005


Per quanti si fossero preoccupati per la mia salute mentale leggendo il precedente post (in verità solo Tollina, che ringrazio), vorrei dire che è bastato contravvenire a due precisi divieti medici per far tornare il sereno. Ignorando il consiglio del dr. ansiologo di non eccedere nei caffè e del dr. cardiologo di evitare, oltre al caffè, anche alimenti grassi, alle ore 18.30 mi sono goduto un delizioso caffè con panna e scaglie di cioccolato. Sarà stato lo sfogo di questa mattina, la panna, il caffè, o Irene che me lo ha preparato...cmq è tornato il sereno in quel vano non ammobiliato e non abitato che è la mia testa. Ora sono carico per affrontare una spumeggiante serata...in branda.

 

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venerdì, 04 novembre 2005

E così, ridendo (poco) e scherzando (ancora meno) è arrivato lo stanco novembre… Non che mi voglia lamentare, questo mese non mi ha fatto proprio niente di male. E poi è un periodo pieno di feste: i Santi, le forze armate, persino il compleanno di una mia vecchia zia di quarto o quinto grado, che non vedo da anni…E non voglio essere banale, né discriminarlo, soprattutto in questi tempi che basta pensarsi eterofili per essere tacciati di razzismo!
La verità è che oggi è un giorno NO. Oggi detesto sentire parlare le persone, i bambini che scherzano mi infastidiscono, mi urtano il sistema nervoso. E attorno a me cosa vedo? Alti palazzoni grigi che graffiano il cielo, capannoni luridi che bestemmiano nuvole di fumo, un traffico indisponente e vorticoso e gente gente gente che si accalca che spinge e che parla parla parla, quante cazzate riescono a dire in un solo secondo? E parla e urla e ride e io voglio solo silenzio, voglio che i miei timpani godano del benefico silenzio, che esplodano per il troppo silenzio! Voglio avere la possibilità di non reagire, di lasciarmi passare tutto sopra "come una cosa posata in un angolo e dimenticata". Mi scuserete se oggi sono così negativo, solo per oggi, lo prometto. In questo momento le mie parole sono quelle di Carducci, poeta un po’ stucchevole ma ingiustamente declassato
"…Io credo che solo, che eterno,
che per tutto nel mondo è novembre.
Meglio a chi 'l senso smarrì de l'essere,
meglio quest'ombra, questa caligine:
io voglio io voglio adagiarmi
in un tedio che duri infinito."
O almeno fino a domani.
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categoria: depression
martedì, 01 novembre 2005

Sollecitato dall’amico U., e sostenuto dalle mie profonde convinzioni politiche e dal senso di responsabilità di cittadino modello, mi accingo ad iniziare questa rubrica, nella quale mi faccio portavoce delle più forti e scomode denunce sociali.
Dopo essermi occupato per anni della campagna per l’eliminazione delle inutili e fastidiose monete da 1 e 2 centesimi, mi occuperò oggi di uno scandalo di pari portata: l’introduzione dell’ora solare. E’giunto il momento di finirla con questa imposizione (da parte delle alte sfere governative) che ci obbliga a uscire dal lavoro nella più profonda e scoraggiante oscurità, con sommo disagio psicologico, con gravoso sforzo visivo, con la possibilità di essere facile preda di ladri, furfanti, maniaci sessuali e malintenzionati appartenenti alle più disparate categorie sociali, che si nascondono nel buio pronti a tramare contro di noi e i nostri miseri risparmi! E poi lo dice la parola stessa: se una è l’ora legale, l’altra deve per forza di cose essere l’ora illegale. Bisogna forse credere che i nostri governanti ci conducano verso una pericolosa anarchia?

Rivogliamo l’ora legale tutto l’anno! Sostenete numerosi la causa!

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